Checker Marathon

Checker Marathon

Taxi: E’ un veicolo che effettua un servizio trasporto di passeggeri pubblico su piazza a pagamento, ovvero su stazionamento in apposite aree pubbliche, specificatamente in una città con alla guida un autista, definito “tassista” o “taxista”.

Nessuna città del mondo ha dato notorietà ai taxi come la Grande Mela. Merito soprattutto del cinema e della TV, dato che l’incredibile multitudine di macchine gialle presenti per le strade di New York è diventata nel tempo un’immagine rituale, iconica.

Checker Marathon in "James Bond - Vivi e Lascia Morire" - 1973
Checker Marathon in “James Bond – Vivi e Lascia Morire”

Guardando delle immagini di New York, l’assenza delle auto gialle e di persone al lato della strada che con un fischio richiamano l’autista, ci farebbe pensare che sullo schermo c’è qualcosa che non va.

Il senso di abitudine nel vedere i taxi di NYC è dovuta anche al fatto che spesso queste auto erano tutte uguali, dello stesso modello. Il motivo per questo “appiattimento” nella scelta della tipologia di taxi era duplice. L’auto di un tassista deve avere precise caratteristiche dovute alla natura del servizio: auto spaziosa e comoda, affidabilità e facilità di riparazione. Come seconda motivazione c’è il fatto che la tipologia di taxi utilizzabile a New York non è una scelta libera. Il mezzo deve essere approvato dalla New York City Taxi & Limousine Commission.

Queste restrizioni hanno portato, negli anni 60-70-80 ad una mono scelta nella tipologia di mezzo, creando in questa maniera un vero e proprio mito delle quattro ruote: il Checker Marathon.

La Checker Motors Corporation è un’azienda del Michigan nata nel 1922 grazie a Morris Markin, imprenditore che rilevò dalla bancarotta una piccola società che costruiva telai su meccanica Commonwealth Motors (l’azienda si chiamò Markin Automobile Body). La produzione era rivolta espressamente al mercato dei taxi. Purtroppo anche la Commonwealth navigava in pessime acque ed era a sua volta sull’orlo della bancarotta, quando, un evento fortunato cambiò il destino delle due società: la Checker Taxi di Chicago (una delle due società di taxi di Chicago dell’epoca) commissionò a Commonwealth/Morris una grande fornitura di taxi per la municipalità di Chicago.

La commessa della Checker era importante e per soddisfarla Morris si accordò con Commonwealth Motors, fondando la Checker Motors Corporation. La neonata azienda riuscì a fornire i mezzi e a completare la commessa. Era la nascita di una società che avrebbe fatto parlare di se.

Il mercato dei taxi era in forte ascesa in quegli anni e le società di taxi (e conseguentemente i produttori di taxi) erano in forte competizione.

New York Cab Medallion
New York Cab Medallion
Image by Sheamus Pies

In particolare a New York, non essendo ancora vigente alcuna regolamentazione, si assisteva a una “guerra dei taxi” tra le compagnie che offrivano il servizio. Per questo motivo all’inizio degli anni ’30, la municipalità di New York decise di cercare di regolamentare il trasporto pubblico fondando la New York Taxi Cab Commission. Si decise di limitare il numero di taxi assegnando delle licenze, che erano identificate da un particolare badge chiamato “medallion“. Questo è un’altro dei simboli dei taxi di New York che sopravvive tutt’ora. Un New York Yellow Taxi può operare solo se ha sul cofano il proprio medallion.
I Taxi inoltre dovevano soddisfare alcune caratteristiche essenziali, tra cui, la più importante era che i mezzi potessero ospitare 5 persone sul divano posteriore. Questo favorì la Checker, che già disponeva di un mezzo del genere! Era l’azienda giusta nel posto giusto (anche se si è spesso vociferato di pressioni da parte della Checker per favorire l’adozione dei propri mezzi a New York).

E’ un momento d’oro per Checker. L’esplosione del trasporto pubblico nelle grandi città vede l’adozione in massa dei mezzi Checker.  La loro fama non derivava unicamente da scelte politiche. Erano mezzi, semplici e ben costruiti e che fornivano ciò che serviva. Un mezzo che potesse durare nel tempo in condizioni d’uso proibitive.

Nel 1960 la Checker presentò il suo modello di punta, quello che rimarrà impresso per tutti come IL taxi di New York: il modello Marathon. Rimasto praticamente immutato per tutta la durata della sua produzione, ben 21 anni, è diventato iconico ed è stato il principale Taxi di New York fino agli anni 80, proprio per le sue doti:

Checker Marathon - New York
Checker Marathon – New York
Immagine di Canadian Pacific

-grande spazio a bordo (aveva un passo di circa 3 metri)
-meccanica robusta (soprattutto dal 64 in poi, con l’adozione dei motori Chevrolet)
-facilità nel reperimento di ricambi a basso costo

L’estetica immutata per tanti anni inoltre era particolarmente gradita alle aziende di taxi, che potevano continuare a riparare i mezzi invece che acquistarne di nuovi, senza far apparire vecchio il proprio parco macchine. Il Marathon è sopravvissuto molti anni in un mercato in cui i mezzi vengono sostituiti dopo milioni di chilometri percorsi, un fatto che la dice lunga sulla qualità costruttiva dei mezzi.

La produzione di Checker non era esclusiva per l’ambito taxi. Checker Marathon era prodotto anche per la normale clientela, anche se, la proporzione delle vendite era 90% taxi e flotte, 10% auto per clienti.

Checker Marathon "Civile"
Checker Marathon “Civile”
Immagine di Chris Chan

Purtroppo, nonostante la buona qualità dei mezzi, la vera fortuna di Checker Motor era la New York City Taxi Commission. Quando la commissione deliberò la necessità di svecchiare le auto e passare a mezzi più moderni, iniziò contestualmente il declino della Checker Motor. Tanto rapida fu l’ascesa, quanto veloce il declino. Nel 1982 venne prodotto l’ultimo Checker Marathon, e da quel giorno la Checker Motor Company continuò a produrre parti di ricambio per i suoi modelli e per General Motors, fino al progressivo smembramento e definitiva chiusura arrivata nel 2010.

Negli ultimi tempi alcune voci su un nuovo mezzo Checker si sono diffuse. Chissà che ancora una volta, non possa rinascere l’immortale Marathon.

P.S. nonostante un totale auto prodotte relativamente basso, le quotazioni dei mezzi Checker Maraton sono da considerarsi piuttosto basse per la fama del mezzo. I motivi sono legati principalmente alla natura dei mezzi (che erano comunque abbastanza spartani) e al fatto che com’è facile intuire, hanno normalmente milioni di chilometri alle spalle. Molto difficile trovarne in buone condizioni meccaniche.


Dati:
Modello: Checker Marathon (Checker A12)
Periodo di produzione: 1960-1982
Motore: Varie cubature 6-8 Cilindri
Potenza: da 80 a 300CV
Unità prodotte: 116.500
Valore stimato: 10.000 -20.000 dollari

Fonti:
Hemmings
Wikipedia
New York City Taxi and Limousine Commission

Ferrari 250 GTO

Ferrari 250 GTO

“Rottame: Residuo di materiale deteriorato o inservibile”

Quante volte vi sarete trovati un bigliettino sotto il parabrezza del tipo: “si acquistano auto incidentate!”. Il primo dubbio che mi sono sempre pCompro incidentatiosto su operazioni del genere è che queste auto incidentate, potrebbero finire per essere rimesse su strada nelle mani di “qualcuno”. Possiamo essere sicuri che il venditore dell’auto ci dirà se la macchina ha avuto un urto grave? Siamo nelle mani e nella buona volontà delle persone, per cui anche l’acquisto di un’auto d’occasione a volte può diventare un vero e proprio atto di fede nel prossimo.

Comprereste un’auto sapendo che ha avuto un brutto incidente? Addirittura un brutto incidente che ha comportato la morte di una persona? Probabilmente no.

Qualcuno, in un caso simile ha pensato bene di fare un’eccezione. Un’eccezione da 38 milioni di dollari.

Certo, la macchina in questione non è un mezzo qualsiasi. Si parla di Ferrari, e non di una Ferrari qualunque. La macchina in questione è una 250 GTO 1962, una della 39 costruite, e in particolare la vettura con telaio 3851GT. 300 cavalli per 900 chili di peso, questo bolide stradale ha una storia decisamente travagliata.

Acquistata l’11 settembre 1962, deve la sua “sinistra” fama al terribile incidente occorso meno di un mese dopo la sua consegna al campione olimpico di sci Henri Oreiller, proprietario dell’auto che si schiantò a 150km/h presso l’autodromo di Linas-Montlhery mentre partecipava alla Coupes du Salon. Era il 7 ottobre 1962. Oreiller era un pilota esperto (si era dedicato alle corse automobilistiche una volta lasciato lo sci), ma nulla potè salvarlo da una gomma bucata a quella velocità. Venne sbalzato fuori dall’abitacolo dopo il cappottamento della macchina.

Come  si vede dalla foto di Getty Images, la macchina uscì dall’incidente particolamente danneggiata e venne riportata a Maranello per cercare di ripristinarla e riportarla in strada.

Ricostruita, torno a gareggiare dal 1963 al 1965. Nel 1964, un secondo (e fortunatamente non fatale) incidente occorse al Trofeo Inter Europa. Il terzo proprietario, Ernesto Prinot, uscì di strada cappottando ancora la povera Ferrari.

Questo secondo incidente segnò l’inizio del tramonto della 3851GT come macchina da corsa. Il danno riportato da Prinot non era ingente e la macchina corse ancora alcune gare fino a concludere la carriera agonistica proprio nel 1965. Prinot considerava la macchina agonisticamente superata e pensò di rottamarla e prenderne dei pezzi per altri suoi progetti(!!!). Si convinse infine a venderla per soli 4000 dollari (il prezzo era in lire: 2.500.000). L’acquirente fu Fabrizio Violati, proprietario della Ferrarelle, pilota e collezionista, amico di Enzo Ferrari e in seguito fondatore del museo Maranello Rosso di San Marino. L’auto è rimasta nel museo fino alla morte di Violati nel 2010, morte che ha in seguito portato allo smantellamento del suo museo.

Ferrari 250GT - 3851GT - Museo Maranello Rosso - San Marino 2012 - Immagine di Turismo Emilia Romagna
Ferrari 250GT – 3851GT – Museo Maranello Rosso – San Marino –  2012
(c)Turismo Emilia Romagna

E cos’è successo al “rottame” dopo la morte di Violati? Beh,  com’era facile da prevedere, essendo una delle automobili più importanti della storia, la macchina è andata all’asta presso Bonhams nell’agosto 2014. Dopo tante vicissitudini e tanta storia purtroppo anche l’ultima delle Ferrari 250 GTO lasciava l’Italia per accasarsi all’esterno. Più di tante parole credo sia esplicativo il video dell’asta, per capire un paio di cose: il valore e fascino dell’auto e l’incredibile facilità con cui si possono spendere 38 milioni di dollari per un’auto!!

Il nome del nuovo proprietario è rimasto ignoto nell’asta del 2014, ma sembra che questa opera d’arte sia nelle mani del collezionista Carlos Monteverde, brasiliano residente stabilmente in Inghilterra. Quando penso a questi modelli lontano dall’Italia, ho la stessa sensazione di quando pensiamo alla Gioconda al Louvre.

Una curiosità lega questa automobile alla sua terra d’origine. La 3851GT è fino ad oggi, l’unica 250GTO ad aver mantenuto la sua targa originale italiana: MO85076

Quindi, quando ci chiederanno se vogliamo una macchina incidentata, vediamo bene di cosa si tratta prima di dire “No grazie!”.

P.S. tra la documentazione di vendita dell’asta di Bonhams è indicato che insieme ai documenti dell’auto è presente anche la fattura di vendita dell’auto da Prinot a Violati. Al nuovo proprietario sicuramente strapperà qualche sorriso veder scritto 2.500.000 lire (4.000 dollari) sulla fattura di vendita di questa inestimabile (ancorchè “vissuta”) gemma.


Dati:
Modello: Ferrari 250GTO
Periodo di produzione: 1962-1963
Motore: 12 cilindri – 3000cm2
Potenza: 300 CV
Unità prodotte: 39
Valore stimato: 20.000.000 / 50.000.000 dollari

Fonti:
Barchetta cc
Bonhams
i-Bidder.com
Wikipedia
Getty Images

American Bantam

American Bantam

Sfortuna: La sfortuna è la sorte avversa, la cattiva fortuna. Si tratta di un concetto non verificabile razionalmente ed oggettivamente

Ok, ok, diciamo che la sfortuna non esiste, non è un concetto razionale e sopratutto non è verificabile. Lo posso accettare come spiegazione. E’ pur vero che, anche non credendoci, ci capita spesso di maledire la sfortuna, la mala suerte, spesso perchè è difficile trovare una giustificazione per qualcosa che è andato storto.

E nel mondo delle automobili? Esistono auto che portano sfortuna? Una di queste potrebbe essere l’unica auto che ha già nel suo nome i presagi della malasorte. La 313, la macchina di Paperino.

Donald Duck - Recalled Wreck
Donald Duck – Recalled Wreck

La macchina di Paperino nasce nel 1938, inventata dal disegnatore Disney Al Taliaferro. Inizialmente Paperino utilizzò vetture diverse per i suoi spostamenti nelle strisce Disney, fino al giorno in cui una “felice” intuizione dei creativi inserì l’elemento distintivo fondamentale che decretò la fortuna (o sfortuna) della vettura di Paperino: la targa 313.

Il significato del numero era semplice: 313 = 3 volte 13 (negli Stati Uniti è considerato numero porta sfortuna, ricordate la serie di film venerdi’ 13?). Evidentemente la targa doveva in qualche modo identificarsi con il carattere e la vita del protagonista e mai come in questo caso la scelta risultò azzeccata.

Da quel giorno l’auto di Paperino divenne ufficialmente la 313.

In verità la macchina ha anche un nome vero e proprio: Belchfire Runabout. In alcune strisce Disney viene raccontato come Paperino vada a sceglierla personalmente, basandosi anche su alcuni cartelloni pubblicitari (bellissimo quello visibile su jalopnik)

La 313, pur essendo un’auto di fantasia, non è un modello totalmente inventato. Il disegnatore si era ispirato a una macchina realmente esistente. Purtroppo, guardando la storia di questa auto, il carattere distintivo della 313 sembra essersi trasmesso anche alla macchina originaria….

Nel 1929 un gruppo di imprenditori decise di esportare negli States la produzione delle popolarissime Austin Seven, adattandole alle highway americane. Le Austin erano delle utilitarie, equiparabili alle nostre piccole segmento A di oggi (Fiat Panda, Ford Ka, ecc.) e facevano del basso costo e della semplicità le loro carte migliori. L’azienda si chiamò American Austin Motor Company a testimoniare l’estremo legame con il modello originario.

Austin 7
American Austin – 1931

Purtroppo gli americani per i loro grandi spazi, mal digerirono un’automobile lunga appena 2,8 metri con un motore da 10CV. La principale concorrente, la Ford Modello T aveva il doppio della potenza ed era lunga 3,5 metri. Oltre all’accoglienza non proprio positiva, la sfortuna ci mise immediatamente lo zampino: la crisi del 1929 affossò immediatamente l’azienda che andò velocemente in bancarotta.

E la 313?? Un ex venditore della AAMC, Roy S. Evans decise di rilevare, nel 1938 le linee di produzione e cercò di risollevare le sorti dell’azienda. L’azienda prese il nome di American Bantam, riproponendo in chiave modernizzata i modelli della AAMC.

 

L’ispirazione per la 313 nasce proprio da una delle purtroppo poche American Bantam costruite.

American Bantam - 1939
American Bantam – 1939

La breve produzione delle piccole vetturette dovette cedere il passo alla guerra. Le linee di produzione industriali dovevano essere convertite per la produzione bellica. E così la piccola American Bantam cessò di esistere, dopo circa 6000 auto prodotte. Difficile credere che un modello così sfortunato possa ancora vivere dopo 90 anni, nei fumetti di milioni di persone nel mondo.

La sfortuna di questa automobile perseguitò il povero Roy S. Evans anche dopo la fine dell’American Bantam. Infatti anche la guerra aveva purtroppo in serbo qualche altra  brutta sorpresa per il povero Roy, ma questa è già un’altra storia…..


Modello: American Bantam

Periodo di produzione: 1938-1940

Motore: 800-900 cm2

Potenza: 20-22 CV

Unità prodotte: 6700

Valore stimato: 15.000 euro (da restaurare) – 40.000 (restaurata) (agosto 2016)

Fonti: