<b>Dodge Charger (1968-1970)</b>

Dodge Charger (1968-1970)

The Bigger the Better

Gli Stati Uniti sono  tradizionalmente stati “over-size”. Non fa eccezione la produzione automobilistica, che forte delle highways e dei grandi spazi, è storicamente legata a vetture di grandi dimensioni, con motori di cubatura esagerata. In questo contesto, a metà anni ’60 nasce (o meglio, vive il suo momento d’oro) una nuova categoria di auto, per soddisfare la richiesta dei guidatori sportivi americani. Verranno chiamate muscle cars (anche se la definizione è nata molto dopo la loro nascita).

Tutte muscoli

Chevrolet Bel Air Wagon
Chevrolet Bel Air Wagon con motore 7.0L e 425CV – Immagine di Bonneville

In un momento in cui le vetture sportive europee rappresentano l’eccellenza nel mondo (Ferrari 250 GTO, Jaguar Type-E, ecc) negli States si decide di contrapporre la “visione” americana dell’auto sportiva. Il contesto statunitense è però molto diverso da quello europeo. La benzina ha un costo molto basso e si assiste ad una crescita ipertrofica della cilindrata e delle prestazioni delle vetture. Era comune vedere paciose station wagon di 5-6 metri con sotto al cofano 400CV! L’idea della muscle car è abbastanza semplice: una serie di vetture sportive alto di gamma, dotate di motori di grande cubatura e potenze decisamente elevate. Delle fun-car ambiziose, magari non raffinatissime nelle soluzioni meccaniche ma in grado di assicurare velocità e cattiveria sulle strade. D’altra parte questo è il periodo di diffusione delle drag-races e quello che serve sono cavalli sotto al cofano e linea aggressiva.

Il concetto stesso di muscle car è quindi piuttosto vago nel suo significato, motivo per cui non è possibile parlare di un periodo preciso per questo tipo di vetture. Si tende a considerare la metà degli anni ’60 come il periodo d’oro per la nascita di una serie di modelli che incarnano pienamente lo spirito della categoria. Pontiac GTO e Ford Thunderbolt, Shelby Cobra e Chevrolet Chevelle. Tra queste, una delle più iconiche vetture del periodo è la Dodge Charger, un modello che grazie a tanta televisione è diventata una star anche da questa parte dell’oceano.

La Charger, il rasoio e la Coca-Cola

Dodge Charger 1966
Dodge Charger 1966
Immagine di sv1ambo

La Charger in verità non nasce come muscle car, ma essenzialmente come rivisitazione della sorella Dodge Coronet ad alte prestazioni. La linea è molto particolare, con una griglia anteriore simile a un rasoio elettrico che nasconde i fari a scomparsa.  E’ già disponibile con motori da oltre 400CV ma non è una muscle car, mancando di quell’aggressività che deve dare l’immagine al modello. Le vendite sono discrete nel 1966 ma calano drasticamente nel 1967, forzando Dodge a cambiare la linea della vettura. Da qui nasce lo spunto per la seconda generazione della Charger, che comparirà l’anno seguente.

La linea si doveva differenziare maggiormente dalla Coronet e la vettura venne ridisegnata con lo stile detto “a bottiglia di Coca-Cola”: il disegno della coda e del lunotto ricorda il profilo della bottiglia di Coca-Cola e la vista della vettura al vista posteriore che ricorda il disegno di un  diamante. La griglia anteriore a rasoio viene incassata in una cornice e al posteriore compaiono luci circolari.

Dodge Charger 1968
Dodge Charger 1968
Immagine di sv1ambo

La Charger diventa l’icona che conosciamo. La linea è un concentrato di cattiveria. Sotto il cofano i motori disponibili sono tutti V8 con potenze che partono dai 230CV  (versione da 318cu-5200cc) in su.

La Charger può essere acquistata con l’enorme motore a pistoni emisferici HEMI: 7000cc e 425CV. Nasce inoltre la versione speciale R/T (Road and Track) proposta come allestimento specifico per le prove di accelerazione, disponibile solo per le versioni più potenti.

La vettura è un successo. Le quasi 100.000 vetture vendute nel 1968 rappresentano una delle migliori annate di produzione per la Charger.

Dukes of Hazzard e il declino delle muscle cars

Dodge Charger R/T 1969
Dodge Charger R/T 1969 – General Lee
Immagine di sv1ambo

Nel 1969 la linea che tanto è piaciuta non venne stravolta. La griglia anteriore venne divisa da un listello verticale e vennero modificate le luci posteriori, da circolari ad un unico elemento orizzontale che si estende lungo tutta la zona posteriore della vettura. Il modello 1969 è universalmente ricordato per il suo ruolo nella serie TV “The Dukes of Hazzard” in cui il Generale Lee, una Charger R/T 1969 color arancio con la bandiera sudista sul tetto è l’assoluta protagonista. E’ l’apice della popolarità della Charger, che deve parte della sua fortuna anche ai successi sportivi nelle gare Trans-Am e NASCAR, in cui le versioni speciali Charger 500 e Charger Daytona ottengono ottimi successi.

Nel 1970 la Charger si modifica con un paraurti cromato unico anteriore che incornicia il classico “rasoio” e subisce poche ulteriori modifiche. Purtroppo però è già iniziato il declino delle muscle car. Il mondo dell’automobile americano sta cambiando radicalmente: sono state introdotte le prime normative antinquinamento e anti rumore sulle vetture e l’inizio della crisi petrolifera porta all’aumento del costo dei carburanti. I costi assicurativi sono quasi raddoppiati. Vengono introdotti gli stringenti limiti di velocità sulle highways.

Dodge Charger R/T 1970
Dodge Charger R/T 1970
Immagine di Lorenzo Nigi

E’ la prima metà degli anni ’70 e nasce lo stereotipo della vettura americana con motore di cubatura enorme ma “strozzato” nelle potenze, adatta per le 60 miglia orarie delle superstrade. E’ la fine di un mondo fantastico e di un periodo probabilmente irripetibile.

<b>Jaguar XJ220</b>

Jaguar XJ220

L’XJ 220 è un’automobile unica. Sia per le prestazioni, sia per l’incredibile storia di passione che ha portato alla nascita del modello. E poco importa se il debutto su strada fu un pieno di mugugni. La XJ220 è una vettura fuori dal tempo, anche se proprio il tempo è stato il suo maggior nemico.

Il club del Sabato

Lo chiamavano il “Saturday Club”. Nelle giornate del sabato gli ingegneri Jaguar studiavano e sviluppavano modelli non-ufficiali, dei giocattoli da grandi. Un momento in cui sperimentare e inventare, creatività assoluta.
Tra gli addetti del club del Sabato nacque l’idea di pensare a una concorrente di Ferrari F40 e Porsche 959. Una fuori serie ad alte prestazioni che rappresentasse il massimo dell’espressione motoristica inglese.
Traendo spirito dal progetto XJ13, il primo V12 costruito in Jaguar (contro il parere della proprietà) per una vettura da competizione, i tecnici volevano creare un modello con un motore di questo frazionamento con meccanica leggera e prestazioni esaltanti.

Il prototipo

Jaguar XJ220 - Prototipo
Jaguar XJ220 – Prototipo 002
Immagine di Jaguar Heritage

La dirigenza Jaguar vide il progetto e dopo un periodo di incertezza decise di mostrare l’automobile al British Motor Show del 1988. C’è da considerare che la decisione venne presa poche settimane prima dell’evento e ma macchina era tutto meno che completa, compresi gli interni, quasi completamente da disegnare.
Alla presentazione allo show, in cui era presentata come una show-car, Jaguar fu subbissata dalle richieste: “Dovete assolutamente produrla!”.
La vettura era silante e sportivissima. V12, portiere ad apertura a forbice e trazione integrale. L’entusiasmo del pubblico fu tale che iniziò una campagna di ordini per il modello, in cui i potenziali clienti versavano 50.000 sterline come prenotazione.

Tante rinunce verso la produzione

Jaguar XJ220 - Vista Posteriore
Jaguar XJ220
Immagine di Craig Howell

Jaguar fu spiazzata. Non era stato previsto alcun budget, nessuna valutazione costi e neanche ci si sognava di produrre quel mezzo! In quel periodo il marchio Jaguar stava passando al gruppo Ford. Dato che non c’era nessun nuovo modello Jaguar in presentazione, la dirigenza Ford decise di produrre il mezzo come biglietto da visita tecnologico della nuova dirigenza.
Purtroppo la strada verso la produzione era tutt’altro che semplice. La vettura a causa della trazione integrale e del V12 non era esattamente leggera come inizialmente previsto. Si cercò di limitare i costi con qualche rinuncia, sacrificando le portiere a forbice e soprattutto la trazione integrale. Alla fine si rinunciò anche al motore V12 che era troppo ingombrante e costoso per una macchina che aveva bisogno di una decisa cura dimagrante. Per il motore venne utilizzato il V6 derivato dalla Austin Metro 6R4 da rally.
Nonostante il motore V6 fosse addirittura più potente del V12 originario, il modello di produzione era profondamente diverso dal prototipo e questo alimentò il malcontento dei facoltosi acquirenti. Inoltre il suono di un V6 è ben diverso da un V12 e questo rappresentò un grosso limite per un certo tipo di acquirente.

Delusione (forse) immotivata

L’ingresso della nuova proprietà e l’imprevista produzione, rallentò la messa in vendita della macchina, che non fu pronta prima del 1992.

Jaguar XJ220
Jaguar XJ220
Immagine di David G. Steadman

La difformità tra la show car e la macchina di produzione alimentò il malcontento dei clienti, e in molti richiesero indietro il deposito di prenotazione. La vettura era comunque bellissima e fece onore al suo nome, 220 (sta per 220 mph, circa 350Km/h). Sul circuitò di Nardò stabilì il record di velocità per auto di produzione sfiorando i 350Km/h e detenne il record sul giro del vecchio Nurburgring dal 1992 al 2000.

Un prodotto mancato?

Alla fine delle 350 vetture previste ne furono vendute 281. Un fallimento? Non proprio. Semplicemente un mezzo che nella sua conformazione finale doveva entrare in produzione qualche anno prima. La potremmo chiamare un macchina “fuori tempo”. E pensare che tutto è nato per “hobby” in quei sabati mattina passati al club……

Dati:
Modello: Jaguar XJ220
Periodo di produzione: 1992-1994
Motore: 6 cilindri 3498cc
Potenza: 542CV
Unità prodotte: 281 ca.
Valore stimato: 300.000 – 500.000€

Fonti:
Wikipedia
Ruoteclassiche
HistoricRacer