<b>Milano Autoclassica 2018: Crescita Costante</b>

Milano Autoclassica 2018: Crescita Costante

Con la chiusura di Milano Autoclassica si è concluso l’ultimo salone italiano di rilevanza internazionale dell’auto classica per il 2018. Ecco le nostre impressioni

Accoglienza Porsche

Porsche 550 RS Spyder
Porsche 550 RS Spyder

Quando ad accoglierti ci sono 3 icone Porsche, non si può che sorridere. Le tre vetture d’apertura, scelte dal curatore, hanno rappresentato appieno Porsche e la sua immagine. L’eleganza: Porsche 356 A Carrera GT/GS; Le gare: Porsche 906; La sportività: Porsche 550 RS Spyder.

Tre vetture non comuni a fare da apripista allo stand Porsche che da solo valeva il prezzo del biglietto (peraltro, sempre piuttosto salato, in biglietteria a 25 euro).

Non da meno lo stand di Rossocorsa, forse meno emozionale rispetto all’ingresso Porsche ma con pezzi di gran calibro come la particolare Ferrari 166 S. Peccato che lo spazio dedicato alle 3 punte di diamante fosse un po’ costretto.

 

La prima volta di Aste Cambi

Opel Kadett GT/E Rally - Asta Cambi
Opel Kadett GT/E Rally – Asta Cambi

La prima volta di Aste Cambi ha risentito della natura stessa delle vetture offerte. Le auto, in gran parte ex-racer della collezione di Gianni Giudici, avevano un range di possibili interessati limitato. E’ quindi mancato l’effetto WOW e la possibile lotta tra bidder, vista la particolarità dei lotti.

Ci risultano non assegnati i top lot, ma si rimane in attesa delle comunicazioni ufficiali di Cambi.

In ogni caso, la casa d’aste era al corrente del fatto che sarebbe comunque stata una “cold start”, prima volta di un percorso di cui, quest’asta di Milano è stato solo il primo atto.

 

I live show: il confronto tra ASI e i Car Shows

Stand ASI - Conferenza Jaguar XJ
Stand ASI – Conferenza Jaguar XJ

Curiosa la situazione delle zone conferenze, che definisce anche il possibile diverso target di riferimento dell’evento, soprattutto confrontando Milano con Auto e Moto d’Epoca a Padova. In momenti diversi della giornata abbiamo assistito , presso lo stand ASI ad una interessante conferenza sui 50 anni della Jaguar XJ, e più tardi, nella zona conferenze più grande, allo show di “Perché Comprarla Classic” di Motor1.com.

Perché Comprarla Classic - Andrea Farina
Perché Comprarla Classic – Andrea Farina

Evidente la differenza tra le due proposte ed altrettanto marcata la differenza di pubblico. Persone over 40 ad ASI (in verità non moltissime), ragazzi e giovani (con tanto di selfie e autografi) per lo stand del “perché comprarla”.

Due facce di una stessa proposta, con audience diversa che potrebbe sancire un’importante differenziazione  tra le varie fiere di settore negli anni a venire

Le costanti: i commercianti e i prezzi

Lancia Delta S4 Stradale
Lancia Delta S4 Stradale

Se nei live show, qualcosa di diverso si è visto, per quanto riguarda le vetture esposte dai commercianti, in realtà lo scenario è stato lo stesso delle altre fiere, considerando che gran parte dei player erano esattamente gli stessi.

Anche sul fronte prezzi e vendite, i commenti sono sempre li stessi. Prezzi cari e vendite ridotte.  Come sempre non sono mancate le chicche, come la bella Delta S4 stradale, in vendita a 455.000 euro, la singolare Citroen 2CV 4×4 (in fase di restauro) o la faraonica Ferrari 330 GT Speciale (one-off di Scaglietti).

Premio eccentricità (e prezzo), la Panda 4×4 ex- Gianni Agnelli rivestita da Garage Italia acquistabile a 50.000 euro. Unica considerazione positiva, in media, il maggior spazio a disposizione per le vetture esposte cosa che ha fatto il piacere di spotter e fotografi.

Conclusioni

Milano Autoclassica è la cenerentola dei saloni d’epoca (almeno per numero di edizioni) tra il blasone storico del Lingotto di Automotoretrò a Torino e la megadimensione di Auto e Moto d’Epoca a Padova. Con queste premesse, non sarebbe facile proporsi come terza forza. Milano, da capitale economica d’Italia dimostra di crescere con idee e innovazioni, cercando di creare strade anche diverse per attrarre pubblico eterogeneo per un evento glamour che ha come filo conduttore l’auto classica, ma che si dipana con sfaccettature nuove, cercando una dimensione e un pubblico che non potrà che crescere. Volendo sottolineare qualche aspetto su cui puntare, visti gli ampi spazi della fiera di Rho, sarebbe stata gradita qualche attività dinamica all’aperto, eventi a cui gli altri saloni ci hanno negli anni abituato. All’anno prossimo Milano!

La fotogallery

Qui i nostri scatti dalle belle giornate di Milano Autoclassica

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<b>Anteprima Milano Autoclassica 2018</b>

Anteprima Milano Autoclassica 2018

Weekend importante per il capoluogo lombardo e l’auto classica con l’ultima fiera di rilevanza nazionale del 2018. Milano Autoclassica. Vediamo cosa promette quest’anno la kermesse meneghina

Le auto: Porsche racing, Ferrari Rossocorsa

Porsche Carrera 906
Porsche Carrera 906

Una raccolta d’eccezione di vetture Porsche accoglierà i visitatori per chiudere idealmente i festeggiamenti per i 70 anni del marchio. Se ogni salone di auto classiche ha celebrato a suo modo questo evento, Milano ha voluto fare del compleanno l’evento centrale della fiera con l’esposizione di 10 iconiche vetture, selezionate dal Classic Car Advisor Paolo Olivieri. Sarà possibile ammirare ad esempio una Porsche 906,  una Porsche 550 RS Spyder vera (una volta tanto non una REPLICA) e Porsche 356 A Carrera GS/GT Speedster.

A contorno di questo compleanno speciale,  le esposizioni di team e rivenditori, tra cui spicca lo stand di Ferrari Rossocorsa che esporrà un trittico “rosso” di primo piano con Ferrari 750 Monza ex-Alberto Ascari, una 166 S, classe 1948,  ed una più recente Ferrari 365 GTC. A contorno, per gli appassionati di F1, sarà presente una Ferrari 126 CK Formula 1, che è stata la prima vettura turbo portata al successo in gara dal compianto Gilles Villenueve.

 

 

L’asta Cambi: Milano-Racing & Sport Cars

Porsche 356 pre-A 1952
Porsche 356 pre-A 1952

Come avviene con Bonhams per Padova, Cambi, partner di Milano Autoclassica, offre all’incanto presso la fiera un’interessantissima selezione di vetture, pricipalmente sportive, con alcune chicche meritevoli di attenzione.

Asta, (inizio alle ore 15 del 24 novembre) vede come top bidder prevista una splendida Porsche 356 Pre A Coupé 1952 perfettamente restaurata, mentre per quanto riguarda le racer c’é veramente di tutto, da una bellisisma Jaguar E-Type 3.8 per finire ad un Dragster da corse sul quarto di miglio e perfino un motore ufficiale della famosa Alfa Romeo 164 Procar (in realtà prodotto in origine per la Ligier di F1)

La lista delle vetture offerte qui.

Conferenze e live show: spazio a youngtimers e star del web

Alfa Romeo 75 recuperata da Davide Cironi
Alfa Romeo 75 recuperata da Davide Cironi

Interessante lo spazio conferenze, che sembra strizzare l’occhio ad un pubblico più giovane ospitando due star del motorismo online: Davide Cironi, che porterà la su “Drive Experience” alla fiera, presentando il proprio libro “1999 – Insert Coin to Continue”, mostrando il recupero di un’Alfa Romeo 75 ripresa da un pollaio (!!) e Andrea Farina di Motor1.com che porterà alla fiera il suo “perché Comprarla Classic” con la Delorean DMC-12 e il Maggiolino VW.

<b>BMW 320 TC1 Baur: la Karroserie dei sogni</b>

BMW 320 TC1 Baur: la Karroserie dei sogni

Un pretesto. Alla fiera di Padova, asta di Bonhams era offerta una splendida BMW 320 TC1 Baur. Vale la pensa ripercorrere sulle ali della E21, le origini di un’azienda con quasi 100 anni di storia

La nascita della Karrosserie

BMW 320 Baur TC-1 - 1978
BMW 320 Baur TC-1 – 1978

La Karroserie Baur  è (o meglio è stata) un’istituzione tedesca. Nata nel 1910, si è occupata per molti anni di realizzare versioni speciali per vetture di alta gamma, lavorando prima della guerra a molte versioni cabrio di vetture Horch e DKW e una volta terminata la guerra (e ricostruita la sede di Stoccarda, distrutta nel conflitto) con DKW. Negli anni ’50 inizia la proficua collaborazione con BMW che darà luogo alle vetture che hanno reso famosa l’azienda.

Per la casa dell’elica, Baur realizza versioni limousine della berlina 501,  le rinomate versioni cabrio delle 501-502 (splendide) e in seguito le le 700 LS coupé e convertibili.

La fama: le Baur TC

BMW 320 Baur TC-1 - 1978
BMW 320 Baur TC-1 – 1978

Il principale successo della Karrosserie Baur è legato alle serie 02 BMW e ancor di più alle serie 3 E21 ed E36. Queste vetture scoperte, venivano realizzate in piccola serie partendo da scocche fornite direttamente da BMW. Non erano vetture speciali (i numeri di telaio sono indistinguibili da quelli delle vetture in vendita) ma semplici scocche su cui in Baur agiva modificando il tetto e rinforzando la vettura, lasciando le vetture con una configurazione “targa”, con il rollbar centrale come elemento strutturale di sicurezza.

BMW non aveva interesse a costruire una linea di produzione per vetture con limitata diffusione e queste vetture sono state prodotte in numeri molto ridotti. La serie E21, probabilmente la più carismatica, è stata prodotta in appena 4596 esemplari. Una di queste è quella ritratta in foto dall’asta di Bonhams. Particolarmente apprezzata, rispetto alle vetture di serie, questa vettura (denominata TC1) rimane l’unica versione della E21 aperta. La seguente E30, realizzata sempre da Baur (denominata TC2) ebbe la concorrenza interna di BMW che decise di creare la propria versione cabriolet (in questo caso una vera cabrio senza rollbar centrale)

Non solo BMW

Porsche 959 - Auto e Moto Epoca a Padova
Porsche 959 alla Fiera di Padova

Se BMW ha dato la fama a Baur, la collaborazione storicamente più importante di Baur non è con la casa di Monaco, ma con i vicini di casa: Porsche. In Baur sono state realizzate le carrozzerie di tutte le Porsche 959 prodotte. Con la supervisione diretta dei tecnici di Zuffenhausen la linea della Karrosserie ha realizzato tutti i 345 esemplari della super car tedesca.

Non è una storia a lieto fine quella del carrozziere di Stoccarda. La società, per tutta la sua storia un’azienda familiare. ha dichiarato bancarotta nel 1998 è stata smembrata in numerose aziende, con gran parte dei dipendenti confluiti in In2p, azienda che continua la tradizione della Baur. ll glorioso marchio continua la sua storia sulla fiancata delle iconiche targa made in BMW.

<b>De Tomaso Deauville – La scommessa di Alejandro</b>

De Tomaso Deauville – La scommessa di Alejandro

Tante cose si possono dire di Alejandro De Tomaso, ma sicuramente il coraggio e la spregiudicatezza non gli sono mai mancati. La De Tomaso Deauville è figlia di questo impeto, del sogno De Tomaso

La nicchia, il lusso nello stile italiano

De Tomaso Deauville
De Tomaso Deauville – 1976

Il contesto che portò alla nascita della Deauville è sostanzialmente quello di riempire un vuoto. Sfruttando lo spazio tra l’assenza di nuovi modelli Maserati, l’assenza dello stile Lancia su una berlina di alto rango, De Tomaso penso di inserirsi con una vettura di pregio, dall’allestimento lussuoso, per rivaleggiare con Jaguar e Mercedes, un sogno in verità carezzato da molti costruttori (ad esempio ISO Rivolta), in quello che nel tempo sarebbe diventato il mercato “premium”.

L’occasione per una tale realizzazione venne da Ford e Ghia. La Ford si era interessata allo studio di una lussuosa berlina con meccanica US e stile europeo. Siamo alla fine degli anni ’60 e  Tom Tjaarda per Ghia realizzò bozzetti e prototipi per una vettura Ford. De Tomaso subentrò nel progetto quando Ford non diede seguito allo sviluppo, riprendendo i bozzetti di Tjaarda.

Ma è una XJ?

De Tomaso Deauville
De Tomaso Deauville

Presentata al salone di Torino 1970 (e in produzione dal ’71) la Deauville raccoglieva l’esperienza dei motori Ford, montando il V8 Ford Cleveland che già equipaggiava la Pantera, rendendola una delle berline più veloci del mercato. De Tomaso stesso dichiarò alla stampa di aver percorso la tratta Roma-Milano in 2 ore, esibendo le multe della stradale come prova.

Interni lussuosi e rifiniti con materiali di pregio, come si confà a una vettura di tal rango e come su quasi tutte le realizzazioni delle case sotto la regia di Alejandro.

L’unica reale critica si poteva attribuire al design. La vettura, anteriormente somigliava in maniera notevole alla coeva Jaguar XJ. Interpellato in merito, Tjaarda affermava che il suo disegno era stato precedente a quello della XJ, ma ciò non smentiva l’oggettiva somiglianza del design.

De Tomaso vs. De Tomaso: decollo Maserati e crollo Deauville

La Deauville si dovette scontrare con una serie di situazioni avverse, che portarono ad un insuccesso commerciale. Il primo fattore negativo era la scarsa immagine di De Tomaso rispetto ai brand più conosciuti. Chi era disposto a dare fiducia alla Deauville, soprattutto con le cifre richieste per l’acquisto, mediamente pari a circa il 30% in più rispetto alle concorrenti Mercedes S-Class e Jaguar a parità di dotazioni? Parallelamente, il disimpegno ufficiale di Ford dal progetto cosa che potrebbe aver ingenerato la mancata omologazione della Deauville sul mercato USA, sbocco d’elezione per vetture di questo rango.

A chiudere il capitolo Deauville ci pensò un insospettabile: lo stesso Alejandro De Tomaso.

Sul finire degli anni ’70, De Tomaso, che aveva acquisito il controllo di Maserati, creò la terza generazione della Quattroporte, sfruttando il pianale (e l’esperienza) maturata con la Deauville, avvolgendola nella linea squadrata disegnata da Giugiaro.  Le vendite della neonata auto del tridente, vuoi per il blasone del marchio, vuoi per la freschezza di un modello nuovo (1979) affossarono definitivamente la “povera” Deauville

Lusso e rarità: un unicorno

De Tomaso Deauville
De Tomaso Deauville alla Fiera di Padova

Alla fine della lunga carriera della Deauville (1971-1988 con 3 versioni differenti con affinamenti meccanici che poi verranno riportati direttamente sulla Quattroporte) la Deauville totalizzerà appena 244 vetture. Davvero difficile incontrarne una. La vettura delle nostre immagini è stata ripresa alla Modena Motor Gallery e alla Fiera di Padova 2018.

A Padova il prezzo richiesto era 76.000 euro. Forse il passato si ripete: prezzo troppo alto? D’altra parte l’esclusività ha un valore, ma solo fino a quando c’è chi è disposto a pagarlo.

<b>Innocenti 950 Spider – L’evoluzione della specie</b>

Innocenti 950 Spider – L’evoluzione della specie

Innocenti 950 Spider
Innocenti 950 Spider

L’azienda meccanica Innocenti deve la sua grande fama alla produzione di elementi in ferro per ponteggi (i famosi “tubi innocenti”), alla Lambretta, lo scooter-mito degli anni ’60 e alla produzione della Mini, realizzata in Italia grazie all’accordo con la British Motor Company (in seguito British Leyland). I primi timidi passi di Innocenti nella produzione di vetture a quattro ruote sono precedenti a quel periodo e fanno capo al forte legame dell’azienda con la stessa società inglese.

 

 

Dalla Austin A40 alla prima vettura “originale”: la 950

L’azienda della Lambretta si lanciò nella produzione di vetture avviando l’assemblaggio a Lambrate della Austin A40 attraverso un acordo di licenza. Nella naturale evoluzione dell’attività, si passò alla creazione di una vettura con un proprio stile.

Utilizzando lo chassis della Austin-Healey Sprite venne affidata la creazione della carrozzeria della spider made in Innocenti alla carrozzeria Ghia e al designer Tom Tjaarda.

Il risultato fu la Innocenti 950 spider.

Come le inglesi, meglio delle inglesi

Innocenti 950 Spider
Innocenti 950 Spider

Una costante della produzione Innocenti su meccanica inglese, tradizione mantenuta sia per la 950 che per le seguenti J4, J5, IM3 e soprattutto le Mini, era l’importante attenzione al dettaglio e alle finiture, visto il particolare gusto italiano, diverso dalla relativa spartanità delle finiture inglesi.

La 950 spider, mantenendo le prestazioni della Sprite, offriva uno stile con un gusto italiano, finiture migliori (a partire dalla capote a doppio strato) e uno stile profondamente diverso da quello della sorella inglese, evidentemente influenzato dallo stile americano, come spesso accadeva ad inizio anni ’60 in molta produzione europea, come evidenzia la coda con un accenno di pinna che si estende fino alle luci posteriori.

La concorrenza Fiat e la fine, senza eredi

La 950 si poneva in diretta concorrenza con la Fiat 850 spider a cui pagava lo scotto del minor blasone storico del marchio, pur proponendo contenuti di egual se non miglior caratura. La sua evoluzione, prima con il rinnovato chassis della Sprite MKII e poi con l’aumento della cilindrata a 1100 (con cambio di denominazione) non risollevarono le vendite di una vettura che finì la sua vita produttiva dopo 9 anni e un numero ridotto di vetture prodotte.

Innocenti non creò più un proprio modello almeno fino all’acquisizione del settore auto da parte della British Leyland (1974) e seguente cessione alla De Tomaso (1974). Ma questa è un’altra storia.