ACMA Vespa 400

ACMA Vespa 400

Un’idea semplice

ACMA Vespa 400 - 1958
ACMA Vespa 400 – 1958

In Piaggio l’idea era semplice. Passare dalle 2 ruote della Vespa a una versione a 4 ruote. Vettura compatta, 2,8 metri, motore 400cc 12 CV a due tempi sull’esperienza del modello a 2 ruote. Design di Corradino d’Ascanio, padre della Vespa classica.

Ci sarebbero tutti gli ingredienti (siamo agli inizi degli anni 50) per un successo.  D’altra parte il mercato delle microcar è in fermento con iconici modelli in via di presentazione, tra cui Iso Isetta e Goggomobil T250.

Ma la realtà industriale è fatta di sinergie ed accordi e prima della delibera del modello definitivo (lo studio del modello ha richiesto la creazione di diversi prototipi), la Fiat, con il suo presidente Vittorio Valletta va a incontrarsi con Piaggio. Siamo nel 1955 e le informazioni sul nuovo modello a 4 ruote erano trapelate nonostante i test dei muletti venissero fatti tutti di notte e in strade periferiche per non dare nell’occhio.

Male non fare, paura non avere

ACMA Vespa 400 - 1958
ACMA Vespa 400 – 1958

La sostanza dell’incontro si suppone sia stata semplice: se vuoi non producete la 4 ruote, Fiat non entrerà nella produzione di veicoli a 2 ruote.

In Fiat si stava per lanciare la Fiat 500 (verrà presentata nel 1957) e a Torino c’era paura che il modello a 4 ruote della Vespa potesse rubare clienti al neonato “cinquino”.

L’intento era di evitare delle competizioni sul mercato interno. La Vespa a 4 ruote non si doveva fare. Piaggio, messa alle strette dal colosso torinese gettò la spugna. Niente Piaggio Vespa a 4 ruote, nonostante un modello ormai maturo per la produzione. D’altra parte erano ormai passati più di 3 anni dalla realizzazione dei primi prototipi.

L’esilio francese

Acma Vespa 400 - Verona Legend Cars
Acma Vespa 400 – Verona Legend Cars

Piaggio quindi rinunciò alla nuova Vespa. Ma prima di abbandonare il progetto, comunque ormai completato, a Pontedera si decise per un esilio forzato. La catena di montaggio della neonata vetturetta venne realizzata in Francia alla ACMA, consociata di Piaggio per la produzione della Vespa classica in terra d’oltralpe (pratica comune al tempo per evitare dazi doganali).

Il destino della nuova Vespa (da quel momento denominata ACMA Vespa) era di esistere fuori dall’Italia. Presentata alla stampa nel Principato di Monaco il 26 settembre 1957 con l’intento non dichiarato di attirare un pubblico benestante (all’evento presenziava anche Juan Manuel Fangio) e al grande pubblico al salone di Parigi nell’ottobre 1957, venne accolta molto bene, totalizzando quasi 20.000 preordini.

Ottime finiture e maneggevolezza per un’auto che strizzava l’occhio al pubblico femminile.

La concorrenza della Fiat 500 e le origini motociclistiche

La vetturetta (progettata a inizio anni ’50) si dovette però scontrare con le principali utilitarie della fine del decennio, tra cui proprio la Fiat 500 (presentata qualche mese prima). E per la piccola quasi-Piaggio (che aveva ingombri quasi identici alla 500, ma suo cospetto risultava molto meno “macchina”) non c’era molto spazio.

Inoltre l’eredità motociclistica dell’auto (e soprattutto del motore) attirò alcune critiche, tra cui l’eccessivo consumo e le difficoltà di gestione della miscela olio/benzina. Nelle prime versioni quest’ultima doveva essere regolata attraverso un misurino incorporato nel tappo del serbatoio. Nelle versioni più recenti si adeguava la quantità di olio attraverso una pompa meccanica.

Una vita breve

ACMA Vespa 400 - 1958
ACMA Vespa 400 – 1958

Relegata al mercato estero, (in Italia ufficialmente arrivarono d’importazione appena qualche centinaio di esemplari), e forse vittima di quell’allure di lusso, cercato ma forse non supportato dalle qualità della microcar, la Vespa a quattro ruote riscosse un successo via via calante, arrivando ad appena 30.000 vetture prodotte fino alla chiusura della linea di produzione avvenuta nel 1961.

La piccola Vespa ha avuto anche una piccola “vita” statunitense, dove venne esportata con le comuni modifiche necessarie per i regolamenti US, con fari maggiorati “Sealed-Beam” e paraurti maggiorati.

 

 

 

<b>La casa di Intemeccanica? Il Salento</b>

La casa di Intemeccanica? Il Salento

L’auto storica ha una sua magia. E chi è appassionato delle auto e della loro storia non può che ritrovarsi. Questa la breve storia di un incontro fortuito di uomini uniti dalla passione e di un piccolo tesoro chiamato Intermeccanica scoperto in un’assolata giornata di giugno

Metti quattro chiacchiere a colazione

BMW 2000 CS - ForteCar
Io Bruno e la sua BMW 2000 CS

Settimana di relax nelle splendide terre salentine. Colazione presso una tenuta agricola di zona a base di pasticciotti. Nel tavolo accanto spunta un depliant del Mehari Club Cassis. Ovviamente mi presento e mi infilo nella discussione tra il gestore (proprietario Mehari) e un avventore, appassionato di moto storiche. Si parla piacevolmente delle meraviglie delle nostre passioni. Prima di andarmene (era l’ultimo giorno prima del rientro), Cipriano, il gestore della tenuta mi chiama, fa una telefonata e mi manda ad uno di quei appuntamenti curiosi del tipo “ti mando da un amico……”.  La gentilezza dell’invito è tale che non avrei mai potuto dire di no. La cortesia in questo lembo di terra italiana è veramente naturale, genuina.

“…..vieni, vieni a vedere qui”

Fiat Dino Coupè
Fiat Dino Coupè

Raggiungo l’amico di Cipriano. E’ una carrozzeria. Bruno mi aspettava. Entro gironzolando e vedo un bel Jaguar E-Type Coupè prima seconda serie e una bella Mercedes 230 SL Pagoda di un bel colore dorato. Fuori un BMW 2000 CS targato Lecce fa capolino sotto un pergolato. A Bruno piacciono le coupè, è evidente. Smontata c’è una Fiat Dino Coupè grigia che da sola giustificava la visita.

Felice, come sempre in queste occasioni, incontro Bruno.

C’è una scintilla negli occhi dell’appassionato che ormai so riconoscere bene. Mi presento, faccio i complimenti per le auto in officina. Mi guarda e mi fa:”…non hai visto nulla…vieni, vieni a vedere qui”.  Nel retro, tra un Duetto completo e una Giulia smontata, 3 scocche da sportiva anni ’60. Mi chiede di indovinare cosa sono: una sorta di iniziazione? Guardo e abbozzo:”direi Bizzarrini o Ferrari”. Beh, non ho azzeccato ma almeno sono rimasto nel contesto.

L’Intermeccanica che non ti aspetti

Intermeccanica Apollo GT 5000 e Omega
Intermeccanica Apollo GT 5000 e Omega

Mi inviata a guardare il numero di telaio. Bruno ha 3 Intermeccanica in officina. Tutte da rimontare e completare. Un’incredibile avventura di cui mi racconta i particolari, la passione per queste rare autovetture, i contatti con gli Stati Uniti per farle arrivare e le condizioni delle auto, complete di quasi tutto e con i motori ancora da sballare. Sono un’Apollo GT 5000 del ’64, una Omega 1966 e una Italia Spider datata 1968. Ovviamente resto un attimo incredulo. Raramente capita di incontrare queste vetture, nate negli anni ’60 dalla volontà di facoltosi americani desiderosi di montare i poderosi V8 USA su vetture dallo stile italiano, il riferimento nel mondo del design.

La Apollo GT, la prima Intermeccanica, disegnata negli USA ma corretta nella linea dal grande Franco Scaglione dotata in questo caso del motore Buick 5000cc. La Omega  con carrozzeria nata in Italia e motore v8 Ford. Ed infine la Italia Spider, la più rara (si dice solo 15 esemplari prodotti), linea filante ed elegante, motore v8 Ford Cleveland 5.700cc da 310CV con uno 0-100km/h poco oltre i 6 secondi.

Un vero spaccato del fermento costruttivo degli anni 60. Il tutto condito con le parole cariche di passione salentina di Bruno che non risparmia particolari e aneddoti. Ci congediamo promettendoci di seguire i progressi delle sue bellezze riproponendoci di tornare in queste magiche terre.

E se vi piacciono le auto classiche, passate alla Fortecar a Veglie (LE) e cercate di Bruno. Non ve ne pentirete…..

 

 

 

<b>Citroën 2CV France 3</b>

Citroën 2CV France 3

Tra le molteplici 2CV “speciali”, la Citroën 2CV France 3 spicca in qualche maniera sia per l’allestimento inusuale sia per la sua particolare storia legata al mare e alle regate veliche.

Citroën e le serie speciali

Citroen 2CV Charleston
Citroën 2CV Charleston

Negli anni ’70-’80 la pratica delle serie speciali è diventata quasi una mania. L’idea era quella di mantenere alto l’interesse su serie di vetture spesso non recenti. La versione speciale (spesso legata ad eventi o fatti di costume) ne prolunga la vita (e la vitalità).

Questo vale in particolar modo per la piccola 2CV la cui versione più iconica, la Charleston, derivava proprio dalla serie speciale realizzata nell’81 e divenuta modello di serie a furor di popolo.

Varie quindi le serie speciali realizzate da Citroën. Tra esse trovano posto versioni autocelebrative (come la SPOT, realizzata per festeggiare la produzione della 5.000.000 esima Deux Chevaux), versioni nate per festeggiare la presenza in film di successo (come la 007, realizzata per onorare la partecipazione alla saga 007)  e versioni legate ad eventi sportivi, come la France 3.

La 2CV e l’America’s Cup

Citroen 2CV France 3 - Transat
Citroën 2CV France 3 – Transat

Nel 1983, Citroën diviene sponsor ufficiale della France 3, barca a vela impegnata a Newport nell’America’s Cup di vela. La casa del double chevron coglie l’occasione per realizzare una versione speciale della propria iconica 2CV battezzandola come la barca in corsa nella famosa sfida velica.

La 2CV France 3 è disponibile unicamente in livrea bianca con una doppia striscia longitudinale che la percorre dal cofano al portellone posteriore, una finitura che interessa anche il tettino in tela e gli interni. Ai lati, una doppia striscia ondulata blu, a voler disegnare un’onda, percorre l’intera fiancata. A fugare i dubbi sull’accoppiamento con la regata velica, una decalcomania applicata al posteriore con la barca francese stilizzata.

Vengono realizzati 2000 esemplari, destinati al mercato francese. Citroën si impegna a devolvere parte del prezzo d’acquisto come finanziamento per la manutenzione della barca francese (facendo leva sul nazionalismo interno).

In verità non si assiste al plebiscito visto con la Charleston. Le duemila vetture vengono smaltite sul mercato interno con una certa fatica, scontando anche l’anzianità di una vettura che cominciava davvero a faticare contro le concorrenti.

Transat e Beach Comber: le versioni per l’estero

Citroen 2CV France 3 - Transat
Citroën 2CV France 3 – Transat

La 2CV France 3 ha avuto anche una seconda vita commerciale con una versione destinata all’estero.

Citroën realizza una seconda tiratura di 2000 vetture France 3 destinate in questo caso ai mercati esteri. Perso lo stimolo nazionalista a supportare la barca francese, le vetture, identiche in allestimento a quelle per il mercato interno, assunsero il nome di Transat (per i mercati olandese, tedesco, italiano, ecc) e Beach Comber per il mercato UK. Persa l’indicazione della barca francese, queste vetture sono prive dell’adesivo che stilizza la barca francese al posteriore, mantenendo però l’ “onda blu” sulla fiancata

 

 

<b>Il mito raddoppia 2019 – Alfa & Lancia</b>

Il mito raddoppia 2019 – Alfa & Lancia

Giunto alla quarta edizione,  “il mito”, raduno per auto classiche Alfa Romeo, si sdoppia ne “il mito raddoppia”, aprendo l’evento a vetture Alfa Romeo e Lancia.

Perchè raddoppiare?

Lancia Aurelia B24
Lancia Aurelia B24

L’apertura a Lancia da parte della Cassia Corse (suderia organizzatrice) è un’iniziativa quanto mai opportuna sia per il rispetto dovuto al marchio sia per dare lustro a un’azienda che,  sotto la gestione di FCA, sta vivendo un periodo piuttosto complicato, in una transizione infinita verso un destino ancora non definito.

Condivido quindi pienamente la decisione della scuderia, più che altro per il fatto che ci siamo potuti godere un’iniezione di vetture di elevata classe.

Circa 70 le vetture partecipanti al raduno, con un’ovvia maggioranza di vetture Alfa (a cui storicamente il raduno è dedicato). In compenso le vetture Lancia presenti sono risultate quanto mai interessanti con modelli dall’importante valore storico e collezionistico.

Gli highlights

Alfa Roemo Giulia SS
Alfa Romeo Giulia SS

Tante le vetture presenti con un moltissimi “duetto” Alfa Romeo da tutte e 4 le serie (amatissimo lo Spider, icona Alfa) ma ad impressioanre maggiormente la presenza brillante delle Alfa Romeo Giulia Sprint Speciale (tra cui una vettura con carrozzeria argento semplicemente spettacolare) e le Giulia e Giulietta spider presenti in una molteplicità di colori. Interessanti inoltre le Junior Zagato presenti, insieme ad una inusuale Zagato RZ di colore giallo.

Per la compagine Lancia, era presente una splendida Lancia Aurelia B24 (già ammirata alla Firenze-Siena), alcune Lancia Fulvia Coupé e una Lancia Fulvia Coupé Zagato, davvero molto bella.

Belle auto e bel clima alla partenza da San Casciano Val di Pesa per un evento che si arricchisce di anno in anno.

Qui sotto, al solito, la fotogallery di Ciclo Otto. Buona visione

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