<b>Modena Motor Gallery 2019</b>

Modena Motor Gallery 2019

Il ritorno nella Motor Valley

Ritorniamo a Modena per la Modena Motor Gallery con il buon ricordo dello scorso anno. Una manifestazione di dimensioni più contenute rispetto ai grandi “classici” italiani, in primis Padova e Torino, ma per certi versi più godibile e meno esasperante sia per quantità di vetture esposte che per qualità-

Celebrazione De Tomaso

Ben 60 anni sono passati dalla nascita della De Tomaso Automobili e Modena non ha peso l’occasione di mostrare un’interessante retrospettiva di vetture.

Ford Cortina De Tomaso GT 1500 MkII
Ford Cortina De Tomaso GT 1500 MkII

Diversi esemplari di Pantera esposti, a cui faceva da capofila una delle prime vetture “realizzate” da De Tomaso, una Ford Cortina GT 1500, parte di un gruppo di vetture realizzate in pochissimi esemplari in parallelo alla produzione della prima vettura stradale di Alejandro, la Vallelunga (anche lei motorizzata Ford Cortina).

I Musei e i 40 anni di stile italiano 1950-1990

All’interno dei padiglioni, particolarmente interessante l’iniziativa “40 anni di stile italiano”

Lamborghini 400 GT - Modena Motor Gallery 2019
Lamborghini 400 GT – Modena Motor Gallery 2019

Esposte dieci vetture di altissimo profilo stilistico tra cui Lamborghini 400 GT e Miura S (direttamente dal Museo Ferruccio Lamborghini), Ferrari 275 GTS, Bugatti EB 110 e modelli più “esotici” come una rarissima Bandini GT Zagato o la OSCA 1600GT2 Carrozzata da Fissore, vetture che raramente si incontrano anche in raduni di più ampia portata.

Le preferite di Ciclo Otto

Per quanto ci riguarda, le preferite della manifestazione sono due vetture di nicchia, presenti nella sezione commercianti.

Fiat 600 Coupé Viotti
Fiat 600 Coupé Viotti – Modena Motor Gallery 2019

Una rara Fiat 600 Coupé Viotti, piccola, rossa e interessante ed una Fiat 1100E Cabriolet Carrozzeria Monviso, un incontro davvero inusuale anche per chi frequenta spesso, come me, il mondo delle storiche.

Raduni, regolarità e Rally Passion

Pochi, ma comunque degni di nota gli eventi collaterali con una prova di regolarità dimostrativa nel padiglione esterno, i raduni Autobianchi e Hot Rod nei piazzali dei ricambisti (sempre molto frequentati).

Lancia Aprilia
Lancia Aprilia impegnata nella prova di regolarità – Modena Motor Gallery 2019

Molto bella la sezione Rally Passion con la storia dei rally rappresentata da Lancia 037, Stratos, Delta Integrale e ancora Ford Sierra Cosworth, Renault R5 Turbo e Kadett GT/E

Un grazie a Modena Motor Gallery e un arrivederci alla prossima edizione

 

 

<b>13° Trofeo Milano CMAE</b>

13° Trofeo Milano CMAE

Il castello sforzesco, la cornice ideale

Anche quest’anno il Castello Sforzesco ha ospitato la favolosa sfilata del Trofeo Milano, giunto alla 13a edizione. Splendide le vetture presenti, tra pregiate prewar (tra tutte alcune splendide Amilcar e Bentley). Molto spazio come sempre alla produzione nazionale tra splendide vetture Fiat Balilla Coppa d’Oro, Lancia Lambda e per arrivare a tempi più recenti, Lancia Flaminia e Maserati OSCA

Lancia Flaminia Coupe Pininfarina - Trofeo Milano 2019
Lancia Flaminia Coupe Pininfarina – Trofeo Milano 2019

Le forze dell’ordine

Anche le storiche delle forze dell’ordine hanno presenziato all’evento presentando vari pezzi di pregio tra cui la classica Ferrari 250 GTE del Maresciallo Armando Spadafora, classica presenza. Notevole la presenza delle volanti in livrea Polizia e Carabinieri.

Fiat 500 A Topolino - Trofeo Milano - CMAE
Fiat 500 A Topolino – Trofeo Milano – CMAE

La fotogallery

In attesa della comunicazione delle vetture vincenti, ecco la fotogallery di Ciclo Otto, con un ringraziamento a Massimiliano Marseglia, autore degli scatti

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<b>Siata 850 Spring</b>

Siata 850 Spring

Canto del cigno

Era il 1970 quando la Siata chiudeva i battenti.  La storica azienda torinese, nata con la produzione di piccoli motori per biciclette, si consegnava alla storia con la Spring, una vettura forse non particolarmente ambita ma con una storia particolare tutta da raccontare

Siata 850 Spring 1967 - Verona Legend Cars 2019
Siata 850 Spring 1967 – Verona Legend Cars 2019

Il sondaggio

La Spring è una delle prime vetture nate dopo un’analisi di mercato. In Siata si decide di eseguire una serie di sondaggi per capire quale potesse essere una vettura gradita al mercato e che strizzasse l’occhio ai più giovani. Il risultato fu una vettura che doveva coniugare lo stile delle spider inglesi (MG A, Triumph TR2-3)  e l’affidabilità di una media vettura italiana.

British Style

Siata 850 Spring - 1968 - Verona Legend Cars 2019
Siata 850 Spring – 1968 – Verona Legend Cars 2019

La Spring va soddisfare entrambi i presupposti: meccanica mutuata dalla Fiat 850 Super, ovviamente rinforzata per compensare la rigidità perduta vista l’assenza del tetto. Il motore è lo stesso Fiat 843 cc da 37 CV (poi portato a 47CV seguendo l’evoluzione del modello d’origine). La carrozzeria si ispira alle “scoperte” inglesi MG e Triumph e parzialmente alle vetture anni ’40. La grande griglia/radiatore (posticcia) e il cofano anteriore celano al loro interno un vano bagagli in quanto il motore, come da meccanica d’origine è posteriore con trazione posteriore. La linea, nonostante i  compromessi della meccanica sottostante è riuscita. La Spring è uno dei primi esempi di vettura retrò.

Siata 850 Spring 1968 - Verona Legend Cars 2019
Siata 850 Spring 1968 

Posta ad un prezzo di vendita leggermente inferiore alla 850 Spider Bertone, l’auto ha una discreta accoglienza, e risulta molto apprezzata soprattutto all’estero, in particolare Francia e Germania, con esportazioni anche per gli States.

Le difficoltà produttive ed economiche di Siata riducono la produzione a poche unità giornaliere, rallentandone la diffusione. Nel 1970 la Siata è costretta a chiudere i battenti. La Spring è stata la sua ultima avventura.

 

La via sarda

La chiusura della Siata non decreta invece la fine della Spring. Un cordata di giovani imprenditori sardi, convinti dalla bontà del progetto rileva le linee produttive della Spring e si insedia nella neonata area industriale vicino a Cagliari riavviando la produzione della Spring. La società si chiama ORSA (Officine Realizzazioni Sarde Automobili) e attraverso i finanziamenti della Cassa del Mezzogiorno riesce ad avviare la produzione.

Siata 850 Spring - 1970 - Toscana Auto Collection 2018
Siata 850 Spring – 1970 – Toscana Auto Collection 2018

La vettura subisce qualche affinamento. La meccanica proviene ora dalla Seat 850 Super, che adotta il motore 903cc da 47CV e adotta i freni anteriori a disco. In tutto vengono prodotte circa 100 vetture (denominate ORSA SEAT 850 Spring) , vendute principalmente all’estero.  Non è comunque semplice mantenere sul mercato la Spring, in un mondo in cui la crisi petrolifera chiude la strada alle auto da “svago” quale la Spring ambisce ad essere.

Alla cordata sarda subentra la ISO Rivolta che acquista la maggioranza della società. Sembra un’ulteriore rinascita ma anche il tentativo della ISO non va in porto. Vengono prodotte altre cento Spring prima che cali definitivamente il sipario sulla spider all’inglese.

<b>Gran Premio Nuvolari 2019</b>

Gran Premio Nuvolari 2019

Le emozioni si rinnovano

E tre. E’ il terzo anno che Ciclo Otto segue il Gran Premio Nuvolari e dopo Siena e Arezzo, quest’anno ho deciso per qualcosa di diverso. Seguire la corsa nella sua tratta sull’appennino toscano. E devo dire che è stata un’esperienza fantastica

CT e l’appostamento

Alfa Romeo 6C 1750 SS - #28 - Gran Premio Nuvolari
Alfa Romeo 6C 1750 SS – #28 – Gran Premio Nuvolari

Approfittando del CT (controllo tempo) in località Panna, in un tratto in cui le vetture devono affrontare un insidiosa zona di curve in salita, la visuale delle vetture si è rivelata mozzafiato. Le prime vetture ad affrontare il tratto, le prewar, non hanno avuto alcun problema ad affrontare la salita, con qualche intoppo unicamente per una Bugatti arrestatasi in cima alla prima asperità del percorso..

E mentre il sole baciava i partecipanti con un’alternarsi di vetture da sogno, prime tra tutte la pattuglia delle Alfa con alcune splendide Alfa Romeo 6C 1750 , una discreta pattuglia di Bugatti e una splendida parata di vetture Porsche 356.

Gli imprevisti delle dee

Ferrari 275 GTB - #281 - Gran Premio Nuvolari 2019
Ferrari 275 GTB – #281 – Gran Premio Nuvolari 2019

E mentre per quasi tutti, il passaggio dall’appennino sembrava tranquillo, qualche problema in più si è rivelato per un paio di equipaggi. In particolar modo, la meravigliosa Ferrari 275 GTB dell’equipaggio argentino Kovalikver-Gallo si è dovuta fermare pochi metri dopo il controllo a tempo per la probabile rottura di un manicotto. Sfortuna per l’equipaggio argentino, ma un’occasione in più per noi per gustare la meravigliosa creatura di Maranello.

Jaguar E-type - #261 - Gran Premio Nuvolari 2019
Jaguar E-type – #261 – Gran Premio Nuvolari 2019

Curioso anche il dialogo con l’equipaggio della meravigliosa Jaguar E-Type FHC 4.2 numero 286 (Heger/Heger) che si fermano davanti a noi chiedendo di un benzinaio. Alla risposta “ci vorranno 20 km”, il pilota ci risponde dicendo:”io non ho 20 Km!!!”

 

Classifica che parla Italiano

Per chiudere, uno sguardo alla classifica finale. Al traguardo di Mantova, successo per PASSANANTE / DE ALESSANDRINI su FIAT 508 C, che precedono la vettura gemella di MOCERI / BOTTINI. Terzo posto per l’Alfa Romeo 6C 1750 SS di VESCO/TANGHETTINI

Come per ogni occasione speciale, ecco la super- photogallery di Ciclo Otto dal Gran Premio Nuvolari 2019

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<b>Fiat Dino Spider. La “scoperta” simbolo degli anni ’60</b>

Fiat Dino Spider. La “scoperta” simbolo degli anni ’60

Le tre sorelle

La Fiat Dino Spider disegnata da Pininfarina è una delle tre anime del progetto Dino e nonostante sia la prima delle 3 vetture della “famiglia”, forse inaspettatamente, è la versione realizzata nel minor numero di pezzi.

Fiat Dino Spider 2000 - Firenze-Fiesole 2019
Fiat Dino Spider 2000 –  Firenze-Fiesole 2019 – Piazza Mino da Fiesole, Fiesole, Italia (c) Ciclo Otto

La genesi del progetto

La storia della joint-venture tra Fiat e Maranello che portò al progetto “Dino” è ben nota, nata con l’obiettivo da parte di Ferrari di realizzare un numero sufficiente di unità del propulsore v6 “Dino” in modo da poterlo schierare a bordo della Ferrari 166 F2 nel campionato Mondiale di Formula 2 del 1967. Il regolamento imponeva che il monoblocco utilizzato dal propulsore in gara dovesse essere prodotto e utilizzato in almeno 500 vetture, numeri che Ferrari non sarebbe stata in grado di realizzare in tempo per l’inizio del campionato. Il motore “Dino”, così nominato in onore del figlio di Enzo, Alfredo, prematuramente scomparso, che ne curò la progettazione, è un’unità 6 cilindri a V realizzata in alluminio con una cilindrata di 2 litri.

Il motore e la sua evoluzione a 2.4 litri, oltre ad equipaggiare la rara Dino 206GT e l’evoluzione 246 GT/GTS vennero montati anche sulle 2 vetture Fiat, denominate a loro volta Dino Coupé e Dino Spider, in modo da raggiungere in tempo gli obiettivi di omologazione.

Fiat Dino Spider 2000 -1968 - Arezzo Classic Motors 2019
Fiat Dino Spider 2000 – 1968 – Arezzo Classic Motors 2019, Arezzo, Italia  (c) Ciclo Otto

Meccanicamente identiche (eccetto per il passo, più lungo sulla coupé) rappresentano un periodo, quello della fine anni ’60 in cui le coupé e spider sportive raccoglievano numerosi consensi, un periodo d’oro destinato a spegnersi con la crisi petrolifera del ’73.

Sorelle diverse

La spider Pininfarina è la prima delle vetture del progetto Dino presentate (1966) ed è frutto dell’evoluzione di un prototipo realizzato nel 1965 da Pininfarina per Ferrari, la 206 P Berlinetta Pininfarina.

Fiat scelse di differenziare il design dei due modelli, con la coupé, realizzata da Bertone, dotata di uno stile più classico, mentre la spider disegnata da Pininfarina, presentava un design particolare, con un frontale ribassato e con un andamento ondulato dei parafanghi.

La spider appena presentata raccoglie molti consensi tanto che le 500 unità pensate per l’omologazione del propulsore vengono presto raggiunte, con Fiat che si trova a gestire il successo del modello assegnando nuove commesse produttive alla Pininfarina.

La meccanica e l’evoluzione nel tempo

Fiat Dino Spider 2000 -1968 - Automotoretrò 2019
Fiat Dino Spider 2000 -1968 – Automotoretrò 2019, Lingotto Fiere, Torino, Italia (c) Ciclo Otto

Il motore nella sua versione originale ha una cilindrata di 1987cc con 160 CV e va ad equipaggiare le Fiat Dino nei primi 3 anni di produzione, dal 1966 al 1969. Nel ’69 vengono aggiornati i modelli, con piccole variazioni estetiche, mentre meccanicamente si assiste all’interessante evoluzione del comparto sospensioni, che abbandonano l’asse rigido al posteriore in favore di una soluzione a ruote indipendenti  e naturalmente all’evoluzione del propulsore.

Una volta eliminate le restrizioni dovute al progetto Formula 2, il motore Dino oltrepassa la soglia dei 2 litri divenendo un 2.4 con potenza aumentata fino a 180 CV. Il basamento viene realizzato in ghisa, per aumentarne l’affidabilità a scapito della leggerezza.

Al termine della produzione si contano 7651 unità Fiat Dino complessive, un risultato insperato per un progetto nato con un obbiettivo specifico sensibilmente minore. Come anticipato, la spider Pininfarina è la versione prodotta nel minor numero di esemplari considerando le versioni coupé e le Ferrari, con 1583 vetture divise in 1163 2.0 e sole 420 con motore 2.4 litri.

V6 Dino e la sua nuova vita

Un ultima incarnazione del progetto di Alfredo vede coinvolto un nuovo grande nome italiano. Il v6 progettato dal figlio di Ferrari troverà una nuova giovinezza installato nell’incredibile Lancia Stratos, tre volte campione mondiale Rally, dal 1975 al 1977.

<b>La Galerie Peugeot</b>

La Galerie Peugeot

Il museo che non ti aspetti

Una collezione di vetture Peugeot? Magari a Sochaux, in Francia?
E invece proprio dietro l’angolo, in Toscana, ha sede la Galerie Peugeot, una splendida collezione di vetture del marchio francese. raccolte grazie alla passione di Daniele Bellucci, esperto Peugeot, scrittore (le più dettagliate letture sui modelli del Leone sono sue) e proprietario di questo piccolo tesoro in terra Senese.

Due piani di esposizione per un percorso unico

Peugeot 301 D Cabriolet con Daniele Bellucci
Peugeot 301 D Cabriolet con Daniele Bellucci

Daniele mi accoglie alla Galerie Peugeot con calore, iniziando un dialogo che è più un percorso attraverso la storia della sua vita e della sua collezione, non nascondendo le tante difficoltà che il mantenimento di un tesoro del genere implica, nonostante il suo museo sia riconosciuto da Peugeot Italia (con cui spesso ha collaborato) e che esso stesso ospiti la sede del Club Storico Peugeot Italia.

Chiaramente le meraviglie da scoprire sono molteplici. E il valore aggiunto della Galerie è proprio Daniele, che oltre a raccogliere le vetture, è un formidabile “cicerone” nel raccontare le mille peculiarità di vetture che sono diventate per lui una passione da quando, in missione per lavoro, gli venne affidata la sua prima Peugeot.  Un amore che si riconosce nel piacere del dettaglio e della divulgazione.

Nel mio caso ben 3 ore di racconto soffermandosi su alcune vetture rarissime e su alcuni pezzi unici.

Lo scrigno delle meraviglie

Peugeot BP1 Bebé
Peugeot BP1 Bebé

Elencare tutte le meraviglie sarebbe francamente eccessivo, ma alcune vetture meritano davvero una menzione particolare. Partendo dalle 2 Peugot 301 D del ’34, una coupè bianca e una meravigliosa cabriolet rossa, entrambe in condizioni da concorso, tanto da essere state a lungo ospiti in sedi Peugeot Italia come vetture rappresentative del marchio.

Una splendida woody, 202 Canadienne 1949, con le parti in legno (create dopo la seconda guerra mondiale per la scarsità di acciaio dovuta al conflitto) che risultano delle piccole opere d’arte, o come sottolinea Daniele, dei “veri e propri mobili di pregio”.

Non mancano le testimonianze dei primi anni di Peugeot, con una singolare Peugeot BP1, la Bebé datata 1916 e figlia di un accordo tra Peugeot e un giovane Ettore Bugatti

Le one-off e quel restauro da completare

Peugeot 202 Canadienne
Peugeot 202 Canadienne

Mentre osservo le varie sezioni dell’esposizione, con un occhio di riguardo soprattutto alla sezione dedicata al legame tra Peugeot e Pininfarina, si riamane colpiti da alcune delle one-off presenti nella Galerie, come la Peugeot 604 Limousine realizzata da Heuliez, utilizzata come “Papa Mobile” da Giovanni Paolo II o ancora la 604 Berlina originale, auto del direttore della corsa al Tour de France, vettura personalizzata per la corsa in giallo e esclusiva della Galerie, tant’è che Daniele si sofferma orgogliosamente indicando che a Sochaux ne hanno dovuta realizzare una versione replica per poterne avere una in esposizione.

Ma Daniele tiene anche un ulteriore asso nella manica da completare. In un angolo dell’esposizione, una vettura smontata attende le sue cure.

Si tratta di una Peugeot 402 Eclipse, le famose prime vetture con il tetto rigido a scomparsa. Una chicca che attende le cure del suo padrone e che speriamo veda la luce molto presto. Un ulteriore gioiello per una collezione che emoziona e stupisce.

 

<b>Romei Sport Team Historic – Dove il Rally storico è di casa</b>

Romei Sport Team Historic – Dove il Rally storico è di casa

Sulle tracce della storia del Rally

In un articolo di qualche mese fa, avevamo avuto un primo contatto con Romei Sport Team Historic, un primo assaggio del mondo dei rally storici, incontrando la VW Golf Rheila, la replica della “rana verde” la vettura detta la Rana volante, che si aggiudicò il campionato Rally tedesco nel 1981. Qualche tempo fa siamo tornati a trovare Riccardo Romei nella sua officina.

Clima da paddock

Opel Kadett GT/E Carenini - Romei Sport Team Historic
Opel Kadett GT/E Carenini – Romei Sport Team Historic

Arrivato in officina, subito un’immersione in un clima da Paddock. Riccardo sta completando il caricamento di due vetture destinate al rally storico delle Valli Aretine, gara del Campionato Italiano Rally Auto Storiche. L’appuntamento era per la mattina, ma si percepiva che qualcosa non andava. Un giro di test, delle vibrazioni strane, la preoccupazione di avere una vettura non pronta.

E da un semplice photoshoot con le vetture del team, mi ritrovo involontariamente dentro un clima da gara. Tensione, preoccupazione, pistole pneumatiche e verifiche. La sensazione è quella di essere di troppo, in verità è un’occasione umana per vedere l’approccio al problema e la ricerca della soluzione. La tensione si stempera di li a poco, constatando che il problema è di poco conto e viene risolto prontamente. La bella Opel Kadett GT/E 1979, vettura originale realizzata dal preparatore ufficiale Opel Carenini era finalmente pronta per gareggiare.

Tradizione VW

Volkswagen Golf GTI Triumph Adler Computers - Romei Sport Team Historic
Volkswagen Golf GTI Triumph Adler Computer – Romei Sport Team Historic

Nell’officina la bella GT/E non era l’unica sorpresa che mi attendeva. Oltre alla VW Golf Rheila, che avevamo incontrato nel novembre scorso che attendeva anche lei il trasporto verso le gare, all’interno, pronta gara, una splendida VW Golf GTI II, in livrea Triumph Adler Computer, replica della vettura trionfatrice nel campionato del Mondo Rally Gruppo A nel 1986 con Kenneth Ericsson (unico mondiale Gruppo A assegnato). Perfettamente ricostruita, nella sua livrea bianco/azzurra, oltre a presentarsi splendidamente, sta ottenendo ottimi risultati nelle gare del Trofeo Terra Rally Storici Italiani.

Grazie a Riccardo Romei per la disponibilità (nonostante il momento teso) e per la passione con cui conduce la sua attività.

Qui la gallery degli scatti completa:

<b>ACMA Vespa 400</b>

ACMA Vespa 400

Un’idea semplice

ACMA Vespa 400 - 1958
ACMA Vespa 400 – 1958

In Piaggio l’idea era semplice. Passare dalle 2 ruote della Vespa a una versione a 4 ruote. Vettura compatta, 2,8 metri, motore 400cc 12 CV a due tempi sull’esperienza del modello a 2 ruote. Design di Corradino d’Ascanio, padre della Vespa classica.

Ci sarebbero tutti gli ingredienti (siamo agli inizi degli anni 50) per un successo.  D’altra parte il mercato delle microcar è in fermento con iconici modelli in via di presentazione, tra cui Iso Isetta e Goggomobil T250.

Ma la realtà industriale è fatta di sinergie ed accordi e prima della delibera del modello definitivo (lo studio del modello ha richiesto la creazione di diversi prototipi), la Fiat, con il suo presidente Vittorio Valletta va a incontrarsi con Piaggio. Siamo nel 1955 e le informazioni sul nuovo modello a 4 ruote erano trapelate nonostante i test dei muletti venissero fatti tutti di notte e in strade periferiche per non dare nell’occhio.

Male non fare, paura non avere

ACMA Vespa 400 - 1958
ACMA Vespa 400 – 1958

La sostanza dell’incontro si suppone sia stata semplice: se vuoi non producete la 4 ruote, Fiat non entrerà nella produzione di veicoli a 2 ruote.

In Fiat si stava per lanciare la Fiat 500 (verrà presentata nel 1957) e a Torino c’era paura che il modello a 4 ruote della Vespa potesse rubare clienti al neonato “cinquino”.

L’intento era di evitare delle competizioni sul mercato interno. La Vespa a 4 ruote non si doveva fare. Piaggio, messa alle strette dal colosso torinese gettò la spugna. Niente Piaggio Vespa a 4 ruote, nonostante un modello ormai maturo per la produzione. D’altra parte erano ormai passati più di 3 anni dalla realizzazione dei primi prototipi.

L’esilio francese

Acma Vespa 400 - Verona Legend Cars\
Acma Vespa 400 – Verona Legend Cars

Piaggio quindi rinunciò alla nuova Vespa. Ma prima di abbandonare il progetto, comunque ormai completato, a Pontedera si decise per un esilio forzato. La catena di montaggio della neonata vetturetta venne realizzata in Francia alla ACMA, consociata di Piaggio per la produzione della Vespa classica in terra d’oltralpe (pratica comune al tempo per evitare dazi doganali).

Il destino della nuova Vespa (da quel momento denominata ACMA Vespa) era di esistere fuori dall’Italia. Presentata alla stampa nel Principato di Monaco il 26 settembre 1957 con l’intento non dichiarato di attirare un pubblico benestante (all’evento presenziava anche Juan Manuel Fangio) e al grande pubblico al salone di Parigi nell’ottobre 1957, venne accolta molto bene, totalizzando quasi 20.000 preordini.

Ottime finiture e maneggevolezza per un’auto che strizzava l’occhio al pubblico femminile.

La concorrenza della Fiat 500 e le origini motociclistiche

La vetturetta (progettata a inizio anni ’50) si dovette però scontrare con le principali utilitarie della fine del decennio, tra cui proprio la Fiat 500 (presentata qualche mese prima). E per la piccola quasi-Piaggio (che aveva ingombri quasi identici alla 500, ma suo cospetto risultava molto meno “macchina”) non c’era molto spazio.

Inoltre l’eredità motociclistica dell’auto (e soprattutto del motore) attirò alcune critiche, tra cui l’eccessivo consumo e le difficoltà di gestione della miscela olio/benzina. Nelle prime versioni quest’ultima doveva essere regolata attraverso un misurino incorporato nel tappo del serbatoio. Nelle versioni più recenti si adeguava la quantità di olio attraverso una pompa meccanica.

Una vita breve

ACMA Vespa 400 - 1958
ACMA Vespa 400 – 1958

Relegata al mercato estero, (in Italia ufficialmente arrivarono d’importazione appena qualche centinaio di esemplari), e forse vittima di quell’allure di lusso, cercato ma forse non supportato dalle qualità della microcar, la Vespa a quattro ruote riscosse un successo via via calante, arrivando ad appena 30.000 vetture prodotte fino alla chiusura della linea di produzione avvenuta nel 1961.

La piccola Vespa ha avuto anche una piccola “vita” statunitense, dove venne esportata con le comuni modifiche necessarie per i regolamenti US, con fari maggiorati “Sealed-Beam” e paraurti maggiorati.

 

 

 

<b>La casa di Intemeccanica? Il Salento</b>

La casa di Intemeccanica? Il Salento

L’auto storica ha una sua magia. E chi è appassionato delle auto e della loro storia non può che ritrovarsi. Questa la breve storia di un incontro fortuito di uomini uniti dalla passione e di un piccolo tesoro chiamato Intermeccanica scoperto in un’assolata giornata di giugno

Metti quattro chiacchiere a colazione

BMW 2000 CS - ForteCar
Io Bruno e la sua BMW 2000 CS

Settimana di relax nelle splendide terre salentine. Colazione presso una tenuta agricola di zona a base di pasticciotti. Nel tavolo accanto spunta un depliant del Mehari Club Cassis. Ovviamente mi presento e mi infilo nella discussione tra il gestore (proprietario Mehari) e un avventore, appassionato di moto storiche. Si parla piacevolmente delle meraviglie delle nostre passioni. Prima di andarmene (era l’ultimo giorno prima del rientro), Cipriano, il gestore della tenuta mi chiama, fa una telefonata e mi manda ad uno di quei appuntamenti curiosi del tipo “ti mando da un amico……”.  La gentilezza dell’invito è tale che non avrei mai potuto dire di no. La cortesia in questo lembo di terra italiana è veramente naturale, genuina.

“…..vieni, vieni a vedere qui”

Fiat Dino Coupè
Fiat Dino Coupè

Raggiungo l’amico di Cipriano. E’ una carrozzeria. Bruno mi aspettava. Entro gironzolando e vedo un bel Jaguar E-Type Coupè prima seconda serie e una bella Mercedes 230 SL Pagoda di un bel colore dorato. Fuori un BMW 2000 CS targato Lecce fa capolino sotto un pergolato. A Bruno piacciono le coupè, è evidente. Smontata c’è una Fiat Dino Coupè grigia che da sola giustificava la visita.

Felice, come sempre in queste occasioni, incontro Bruno.

C’è una scintilla negli occhi dell’appassionato che ormai so riconoscere bene. Mi presento, faccio i complimenti per le auto in officina. Mi guarda e mi fa:”…non hai visto nulla…vieni, vieni a vedere qui”.  Nel retro, tra un Duetto completo e una Giulia smontata, 3 scocche da sportiva anni ’60. Mi chiede di indovinare cosa sono: una sorta di iniziazione? Guardo e abbozzo:”direi Bizzarrini o Ferrari”. Beh, non ho azzeccato ma almeno sono rimasto nel contesto.

L’Intermeccanica che non ti aspetti

Intermeccanica Apollo GT 5000 e Omega
Intermeccanica Apollo GT 5000 e Omega

Mi inviata a guardare il numero di telaio. Bruno ha 3 Intermeccanica in officina. Tutte da rimontare e completare. Un’incredibile avventura di cui mi racconta i particolari, la passione per queste rare autovetture, i contatti con gli Stati Uniti per farle arrivare e le condizioni delle auto, complete di quasi tutto e con i motori ancora da sballare. Sono un’Apollo GT 5000 del ’64, una Omega 1966 e una Italia Spider datata 1968. Ovviamente resto un attimo incredulo. Raramente capita di incontrare queste vetture, nate negli anni ’60 dalla volontà di facoltosi americani desiderosi di montare i poderosi V8 USA su vetture dallo stile italiano, il riferimento nel mondo del design.

La Apollo GT, la prima Intermeccanica, disegnata negli USA ma corretta nella linea dal grande Franco Scaglione dotata in questo caso del motore Buick 5000cc. La Omega  con carrozzeria nata in Italia e motore v8 Ford. Ed infine la Italia Spider, la più rara (si dice solo 15 esemplari prodotti), linea filante ed elegante, motore v8 Ford Cleveland 5.700cc da 310CV con uno 0-100km/h poco oltre i 6 secondi.

Un vero spaccato del fermento costruttivo degli anni 60. Il tutto condito con le parole cariche di passione salentina di Bruno che non risparmia particolari e aneddoti. Ci congediamo promettendoci di seguire i progressi delle sue bellezze riproponendoci di tornare in queste magiche terre.

E se vi piacciono le auto classiche, passate alla Fortecar a Veglie (LE) e cercate di Bruno. Non ve ne pentirete…..

 

 

 

<b>Citroën 2CV France 3</b>

Citroën 2CV France 3

Tra le molteplici 2CV “speciali”, la Citroën 2CV France 3 spicca in qualche maniera sia per l’allestimento inusuale sia per la sua particolare storia legata al mare e alle regate veliche.

Citroën e le serie speciali

Citroen 2CV Charleston
Citroën 2CV Charleston

Negli anni ’70-’80 la pratica delle serie speciali è diventata quasi una mania. L’idea era quella di mantenere alto l’interesse su serie di vetture spesso non recenti. La versione speciale (spesso legata ad eventi o fatti di costume) ne prolunga la vita (e la vitalità).

Questo vale in particolar modo per la piccola 2CV la cui versione più iconica, la Charleston, derivava proprio dalla serie speciale realizzata nell’81 e divenuta modello di serie a furor di popolo.

Varie quindi le serie speciali realizzate da Citroën. Tra esse trovano posto versioni autocelebrative (come la SPOT, realizzata per festeggiare la produzione della 5.000.000 esima Deux Chevaux), versioni nate per festeggiare la presenza in film di successo (come la 007, realizzata per onorare la partecipazione alla saga 007)  e versioni legate ad eventi sportivi, come la France 3.

La 2CV e l’America’s Cup

Citroen 2CV France 3 - Transat
Citroën 2CV France 3 – Transat

Nel 1983, Citroën diviene sponsor ufficiale della France 3, barca a vela impegnata a Newport nell’America’s Cup di vela. La casa del double chevron coglie l’occasione per realizzare una versione speciale della propria iconica 2CV battezzandola come la barca in corsa nella famosa sfida velica.

La 2CV France 3 è disponibile unicamente in livrea bianca con una doppia striscia longitudinale che la percorre dal cofano al portellone posteriore, una finitura che interessa anche il tettino in tela e gli interni. Ai lati, una doppia striscia ondulata blu, a voler disegnare un’onda, percorre l’intera fiancata. A fugare i dubbi sull’accoppiamento con la regata velica, una decalcomania applicata al posteriore con la barca francese stilizzata.

Vengono realizzati 2000 esemplari, destinati al mercato francese. Citroën si impegna a devolvere parte del prezzo d’acquisto come finanziamento per la manutenzione della barca francese (facendo leva sul nazionalismo interno).

In verità non si assiste al plebiscito visto con la Charleston. Le duemila vetture vengono smaltite sul mercato interno con una certa fatica, scontando anche l’anzianità di una vettura che cominciava davvero a faticare contro le concorrenti.

Transat e Beach Comber: le versioni per l’estero

Citroen 2CV France 3 - Transat
Citroën 2CV France 3 – Transat

La 2CV France 3 ha avuto anche una seconda vita commerciale con una versione destinata all’estero.

Citroën realizza una seconda tiratura di 2000 vetture France 3 destinate in questo caso ai mercati esteri. Perso lo stimolo nazionalista a supportare la barca francese, le vetture, identiche in allestimento a quelle per il mercato interno, assunsero il nome di Transat (per i mercati olandese, tedesco, italiano, ecc) e Beach Comber per il mercato UK. Persa l’indicazione della barca francese, queste vetture sono prive dell’adesivo che stilizza la barca francese al posteriore, mantenendo però l’ “onda blu” sulla fiancata