La spiaggina: l’auto con l’estate in testa

La spiaggina: l’auto con l’estate in testa

La visione dell’automobile come strumento di svago non è mai stata prioritaria agli albori della motorizzazione. L’automobile è stata primariamente strumento di lavoro e trasporto.

Nel dopoguerra l’auto è divenuta strumento di svago e di status. La nascita della spiaggina è figlia diretta del benessere e non poteva che essere legata alla “dolce vita” Italiana.

Voglia di libertà

Spiaggina: Citroen Mehari - Pubblicità in spiaggia
Citroën Mehari in una pubblicità anni ’80

Il concetto alla base della spiaggina è semplice: allestire una vettura da utilizzarsi al mare, evitando tutte le sovrastrutture necessarie ad un’auto che deve affrontare le intemperie o il freddo.

Imprescindibile l’assenza del tetto (sostituito da un tendalino per ripararsi dal sole estivo) e l’utilizzo di interni semplificati, spesso realizzati con materiali che possano sopportare il caldo e che risultino freschi per gli occupanti.

interni semplificati,
spesso realizzati con materiali
che possano sopportare il caldo
e che risultino freschi

 

In molti casi la spiaggina rinuncia agli sportelli, in modo da permettere una salita e discesa veloce dal mezzo, una semplificazione che è quasi un simbolo dell’easy living che la vettura  vuole ispirare.

La Boano Spiaggia, la nascita di un mito

Spiaggina: Fiat 500 Spiaggia Boano - Immagine Luxury-cars
Fiat 500 Spiaggia Boano – Immagine Luxury-cars

La fama delle spiaggine utilizzate da vip e ricchi proprietari di yacht per gli spostamenti a terra,  è indissolubilmente legata a Fiat e a Gianni Agnelli.

Fu proprio l’avvocato a teorizzare il concetto di spiaggina e fu lui a dare l’input a Mario Felice Boano per la creazione della famosa Fiat 500 Spiaggia Boano, vettura da cui, per analogia, le discendenti acquisiscono il nome di spiaggina, con chiaro riferimento alla poltroncina da utilizzare sul lungomare.

Spiaggina: Marella Agnelli su Vougue Magazine a bordo della Spiaggia Boano (1963) - Foto Vogue Magazine
Marella Agnelli su Vogue Magazine a bordo della Spiaggia (1963) – Foto Vogue Magazine

Quest’auto, prodotta in soli 2 esemplari nel 1958 sulla base della Nuova 500 N, è stata l’ultima vettura prodotta dalla Carrozzeria Boano prima del passaggio del designer alla direzione del Centro Stile Fiat .

E’ celebre per le immagini glamour degli anni ’60 che riprendevano gli Agnelli e la sua famiglia a bordo della piccola fuoriserie nei pressi della loro villa in Costa Azzurra .

 

tutte le sue discendenti acquisiscono
il nome di spiaggina, con chiaro riferimento
alla poltroncina da utilizzare sul lungomare

 

Delle due vetture prodotte, mentre della seconda, donata dall’avvocato all’amico armatore Aristotele Onassis non si hanno informazioni recenti, la vettura di Agnelli, ritrovata nel 2003 e restaurata, ha partecipato al Concorso d’Eleganza a Villa d’Este nel 2018.

Le spiaggine Fiat: le Jolly Ghia

Spiaggina: Fiat 600 Jolly Ghia - Automotoretrò, Torino 2020 - Immagine Ciclootto
Fiat 600 Jolly Ghia – Automotoretrò, Torino 2020 – Immagine Ciclootto

La seconda metà degli anni 50 è il periodo d’oro delle spiaggine con un gran numero di carrozzieri Italiani, da Pininfarina a Francis Lombardi, da Savio a Motto che si cimentano nella loro interpretazione della vettura estiva.

In particolar modo, la carrozzeria Ghia (in cui lo stesso Boano aveva lavorato fino al 1954) produce un discreto numero di vetture su base Fiat, denominate Jolly Ghia.

Spiaggina: Fiat 500 Jolly Ghia (Replica) - Asta Bonhams, Padova 2018 - Immagine Ciclootto
Fiat 500 Jolly Ghia (Replica) – Asta Bonhams, Padova 2018 – Immagine Ciclootto

La Jolly Ghia su base Fiat 500, costa il doppio della normale utilitaria torinese. Ancor più esclusiva (e rara) la Jolly Ghia realizzata sulla base della più grande Fiat 600, vettura che venne commissionata per la produzione anche dalla stessa famiglia Agnelli.

Purtroppo non ci sono numeri certi sulle vetture prodotte da Ghia. L’acquisizione del marchio da parte di Ford nel 1973 ha prodotto la distruzione degli archivi e non rimangono informazioni sul numero di vetture prodotte. Comunemente si indicano in circa 200 le Fiat 600 Jolly Ghia realizzate.

Le “altre” spiaggine: i Carrozzieri Italiani e le nuove scoperte

Spiaggina: Fiat 850 Shellette Michelotti - Automotoretrò 2020, Torino - Immagine Ciclootto
Fiat 850 Shellette Michelotti – Automotoretrò 2020, Torino – Immagine Ciclootto

Sono moltissime le “spiaggine” prodotte, anche se la produzione di queste auto, vere e proprie fuoriserie, è sempre stata molto limitata.

Quasi impossibile farne un elenco, anche se spiccano modelli come la Eden Roc di Pininfarina, realizzata sulla base della Fiat 600 Multipla o le realizzazioni di Michelotti, sia su base Fiat 850 sia su base DAF.

Spiaggina: DAF Kini Michelotti - Immagine di Brian Nelson/Wikipedia
DAF Kini Michelotti – Immagine di Brian Nelson/Wikipedia

In particolare quest’ultima, la DAF Kini, è un esemplare unico creato espressamente da Michelotti per la famiglia reale d’Olanda.

Interessanti le proposte di vetture realizzate su basi non-Fiat, tra cui spicca la ridottissima produzione di Jolly Ghia su meccanica Renault 4CV.

Spiaggina: Renault 4CV Jolly Ghia - Immagine RM Sotheby's
Renault 4CV Jolly Ghia – Immagine RM Sotheby’s

Tra le vetture di più recente concezione va ricordato il lavoro della Carrozzeria Moretti, che ha proposto fino agli anni 80 la propria serie MidiMaxi, piccole beach car su base meccanica Fiat 126 e 127.

Le commerciali: la spiaggina su larga scala

Spiaggina: Renault 4 Frog - Milano Autoclassica 2019 - Immagine Ciclootto
Renault 4 Frog – Milano Autoclassica 2019 – Immagine Ciclootto

Anche se spesso commercialmente poco rilevanti, le spiaggine sono diventate negli anni un vero e proprio fenomeno di costume.  Nonostante i ridotti volumi di vendita anche le grandi case hanno investito, spesso direttaemnete, nella realizzazione di queste vetture.

Soprattutto negli anni 60, 70 sono nate alcune delle più note vetture di questo tipo, prime tra tutte la Citroën Mehari, le Renault Rodeo, Plein-Air e Frog e la Mini Moke, automobili che, sopratutto nelle località balneari e nelle isole rappresentano lo strumento ideale per spostarsi sotto il caldo sole estivo.

“Il Sorpasso” e la Lancia Aurelia B24

“Il Sorpasso” e la Lancia Aurelia B24

Nel 2020 la Lancia Aurelia compie 70 anni ed Il Museo dell’automobile di Torino festeggia il compleanno con una mostra a lei dedicata “Lancia Aurelia 1950-2020. Mito senza tempo“.

Lancia Aurelia B24s
Lancia Aurelia B24

L’Aurelia fu prodotta in soli 18.200 esemplari (in tutte le sue versioni), auto sofisticatissima, apprezzata anche all’estero, con motore anteriore e cambio posteriore, una soluzione mutuata dalle corse che garantisce un ottimo bilanciamento dei pesi.

Monta il primo propulsore sei cilindri a V di 60°, una configurazione che l’industria tedesca e quella americana invidiavano a Lancia. Persino Ferrari, per realizzare il propulsore della Dino, si ispirò a questo motore.

L’Aurelia è un simbolo dell’eccellenza meccanica e stilistica raggiunta dall’industria italiana negli Anni 50, ed è la protagonista del celebre film “Il sorpasso” di Dino Risi, con Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant.

E’ proprio lei?

Lancia Aurelia B24S
Lancia Aurelia B24 al Museo dell’Automobile – Torino

La nostra storia, invece, nasce circa 20 anni fa, quando conobbi in un raduno di auto storiche in Sicilia, Adalberto Beribè un imprenditore marchigiano dall’animo nobile. Un signore d’altri tempi che mi disse (assolutamente senza farsene un vanto, riconoscendo di fronte a sé un vero appassionato), “si è lei quella del film”.

Uscito nel 1962, “il Sorpasso” è considerato come il capolavoro del regista e costituisce uno delle opere cinematografiche più rappresentative dell’Italia del benessere e del miracolo economico di quegli anni.

Lancia Aurelia B24
Lancia Aurelia B24

All’inizio ebbi una reazione incredula come tutti quelli che la vedono per la prima volta.

Può essere lei? Proprio lei? Da dove la riconosci? Ma come hai fatto a trovarla?

La vettura è una Lancia Aurelia B24S Convertibile, una seconda serie del 1956, stupendamente disegnata da Pininfarinadi colore celeste (e non bianca come pensano in molti, dato che il film era in bianco e nero) spinta dal motore V6 Lancia da 2.5 litri (110 CV). Ma come riconoscerla tra le altre?

Niente di più facile, basta fare un estratto cronologico della targa che si legge nel film e si arriva all’attuale proprietario.

Tanti, troppi, dichiarano che la propria Aurelia è quella del film, ma la macchina è solo una, la nostra “piccolina”.

I 50 anni dall’uscita del film

Per festeggiare i 50 anni (2012) dall’uscita del film, la località di Castiglioncello, frazione di Rosignano Marittimo (Livorno), aspettava impaziente la macchina. Il paese vive ancora “Il Sorpasso” e ognuno ha un aneddoto da raccontare legato al film.

Se si pensa all’Aurelia si pensa a “Il Sorpasso” e viceversa, perché la macchina è la vera protagonista della pellicola..

Lancia Aurelia B24S
Lancia Aurelia B24

Oltre alle varie comparse, nell’occasione, Adalberto incontra anche il direttore della fotografia Alfio Contini (scomparso recentemente) che quando vide l’Aurelia non è riuscì a trattenere le lacrime.

La protagonista è lei, più di Catherine Spaak che, finalmente, riesce a farsi un giro con la bella spider perché all’epoca, la giovane attrice francese, non girò neanche una scena sulla Lancia Aurelia.

In alcune scene del film si vede sulla fiancata destra la lavorazione di un’officina di carrozzeria con le riparazioni non ancora riverniciate. Fu lo stesso Dino Risi a non volerla far riparare per rappresentare meglio la sciatteria di Bruno Cortona, il protagonista, interpretato da Gassman.

Abbiamo ritrovato con una certa commozione queste ammaccature in fase di restauro e con la stessa emozione abbiamo incontrato in paese il carrozziere che riparò la vettura, insieme al bambino che viaggiava sull’Ape Piaggio.

Al volante di un mito

Fabio Di Pasquale e Adalberto Beribé - Lancia Aurelia B24
Fabio Di Pasquale e Adalberto Beribè – Lancia Aurelia B24

Se il sorpasso vive di spunti di accelerazione e delle battute memorabili di Vittorio Gassman nei tanti siparietti che compongono la pellicola, anche per me ed Adalberto ogni incontro è effimero, breve tappa di un viaggio senza meta che spinge i protagonisti a risalire sempre in macchina.

Uno strumento di deriva e di fuga da una realtà che oggi è completamente diversa ma che, saliti in macchina, ci fa dimenticare tutto tornando indietro a quegli anni al grido di “Vai CAVALLINA!!!”.

Monograms: Fiat 500 A Topolino

Monograms: Fiat 500 A Topolino

La Fiat 500 A, la prima “Topolino”, fa parte di quel ristretto gruppo di vetture nate per motorizzare una nazione, dove semplicità costruttiva (e di riparazione) sono elementi fondamentali per creare una vettura accessibile.  Un’auto che rappresenta, per l’Italia, la prima vera motorizzazione di massa.

Figlia del “ventennio”

Fiat 500A Topolino 1937
Fiat 500 A Topolino 1937 (c) Ciclootto

Un’auto economica, per tutti, con un costo di 5.000 lire. Una richiesta perentoria dal grande impatto propagandistico che Benito Mussolini invia a Giovanni Agnelli nel 1930.

In un mondo in cui l’auto era un vero e proprio lusso, progettare un’auto con queste caratteristiche significava creare qualcosa di insolito e intentato, quasi pionieristico.

Le due strade e il diktat sulla trazione anteriore

La progettazione della prima utilitaria Fiat segue due strade distinte. La prima capitanata da Oreste Lardone che propone la realizzazione di una vettura a 4 posti con motore bicilindrico da 500cc con trazione anteriore.

Quest’ultimo dato rappresentava uno scoglio importante da superare per convincere la dirigenza a superare la tradizionale disposizione a trazione posteriore.

Fiat 500A Topolino 1937 - Fregio Anteriore
Fiat 500 A Topolino 1937 – Fregio Anteriore (c) Ciclootto

Nonostante la bontà del progetto, il primo test su strada condotto con a bordo il Senatore Agnelli si interrompe bruscamente con il prototipo Fiat in fiamme a causa di una perdita di carburante.

Secca la reazione di Agnelli che scioglie il gruppo tecnico e mette la parola fine al progetto di Lardone. Interessante notare che in seguito, l’intera carriera professionale di Oreste Lardone ruoterà attorno alla trazione anteriore Made in Fiat, che culminerà con la realizzazione (1964) dell’Autobianchi Primula, la prima auto del gruppo Fiat con trazione anteriore.

Fessia, Giacosa e la geniale “Topolino”

Fiat 500A - Schema Tecnico
Fiat 500 A – Schema Tecnico

Abbandonata l’idea della trazione anteriore, e vista l’insistenza del gerarca fascista, l’incarico passa al secondo team di sviluppo che lavora ad una struttura più tradizionale. L’ingegner Antonio Fessia incarica un giovane tecnico, Dante Giacosa di realizzare una vettura economica.

Fiat 500A Topolino 1937
Fiat 500A Topolino 1937 – Motore (c) Ciclootto

Il giovane ingegnere si rivela abilissimo nel realizzare una vettura che rappresenta una specie di miniatura della Balilla: la Fiat 500 A Topolino.

La genialità (ed economicità) di progetto nasce da due fattori: ridotte dimensioni e  riduzione dei componenti utilizzati. Ne è un valido esempio il motore, un 4 cilindri 569cc a valvole laterali, che viene progettato eliminando la pompa della benzina (il motore viene alimentato per caduta, sfruttando la gravità) e la pompa di raffreddamento (utilizzando un radiatore a termosifone).

Interessante la disposizione del motore a sbalzo sull’assale anteriore, lasciando spazio all’abitacolo che ospita due persone con uno spazio posteriore per stivare bagagli, il tutto in appena 3 metri e 20 centimetri.

Una chicca ulteriore è rappresentata dalla posizione del radiatore che è posizionato dietro al motore, soluzione che ha permesso un frontale più curato aerodinamicamente.

Fiat 500A Topolino 1937
Fiat 500 A Topolino 1937 – Posteriore (c) Ciclootto

La carrozzeria, disegnata da Rodolfo Schaeffer, è quella di una piccola coupé a due posti.

Una “pecca” dovuta alle economie di progetto è il posizionamento dei fari anteriori, veri responsabili del soprannome “Topolino”, per cui era previsto originariamente il montaggio sui passaruota, soluzione molto moderna (e sicuramente aerodinamicamente più efficiente) ma che venne accantonata per semplicità di progetto.

Presentazione ed evoluzione: il caso “balestra corta”

Alla presentazione del modello, nel 1936, la vettura riesce a tener fede alle promesse. Le 5.000 lire volute da Mussolini erano irraggiungibili, ma al lancio la piccola “Balilla” costa 8.900 lire, sicuramente un prezzo più abbordabile di ogni altra vettura Fiat in commercio. Di li a breve viene presentata la versione Trasformabile, con tetto apribile (come quella di questo servizio).

Fiat 500A Topolino 1937 - Adesivo Cambio Olio (c) Ciclootto
Fiat 500A Topolino 1937 – Adesivo Cambio Olio (c) Ciclootto

La vettura, economica ma non banale, riscuote consensi. Qualche problema lo manifesta il comparto sospensioni, realizzate sull’asse posteriore con un sistema a balestre corte, che viene modificato nel 1938 montando delle balestre più lunghe mutuate dalla contemporanea versione furgonata, in dotazione al Regio Esercito del Regno d’Italia.

Sulla versione da carico,  il sistema a balestre corte mostrata di non digerire il peso dei carichi posti al posteriore (con casi di rottura del telaio) richiedendo una modifica che per economie di prodotto viene estesa a tutta la produzione.

Per questo motivo la Topolino A è comunemente denominata in due sotto versioni, con le prime auto prodotte fino a metà 1938 indicate come “balestra corta”, mentre quelle prodotte in seguito denominate “balestra lunga”

Una carriera attraverso la guerra

Fiat 500A Topolino 1937 - (c) Ciclootto
Fiat 500A Topolino 1937 – (c) Ciclootto

Il conflitto mondiale allunga paradossalmente la carriera della Topolino A, che rimane in vendita sostanzialmente immutata anche dopo la guerra, fino al 1948, con l’introduzione della versione “B”, che nonostante un’estetica quasi invariata, propone una serie di importanti migliorie, a partire dal motore potenziato per finire al sistema di sospensioni rivisto con un sistema ad ammortizzatori idraulici che migliora il confort di marcia.

Fiat 500A Topolino 1937 - (c) Ciclootto
Fiat 500A Topolino 1937 – Tachimetro e contachilometri (c) Ciclootto

Interessante notare come le quotazioni della Topolino A non siano mai cresciute molto negli anni. Le vetture si trovano in vendita con quotazioni al di sotto dei 20.000 Euro per auto in ottime condizioni.

Il motivo è che la guida di queste spartane vetture anni 30-40 è difficoltosa e pesante, fatto che le fa spesso preferire vetture più piacevoli nella guida.

D’altra parte è difficile parlare di piacere di guida su un’utilitaria che di fatto rappresenta il primo mezzo di locomozione a motore per molte famiglie. Sono qualità che possiamo ragionevolmente pretendere da vetture con un’altra storia, forse meno significativa di questa meravigliosa ultra ottantenne.

 

 

 

Ford Mustang Zagato

Ford Mustang Zagato

Particolare e diversa. Ed ovviamente fuori dagli schemi come Zagato ha sempre saputo essere.
La Ford Mustang realizzata dalla casa Milanese è una one-off spiazzante e sorprendente.

Scopriamola dal racconto di Fabio Di Pasquale

Sogno Ford Mustang, la prima “pony car”

Ford Mustang GT Fastback_1966 - Immagine Sicnag/Wikipedia
La base: Ford Mustang GT Fastback 1966 – Immagine Sicnag/Wikipedia

E’ il 1966, quando un industriale abruzzese, Silvio Bucco, che lavora e vive tra Pescara e Milano, decide di acquistare l’oggetto del desiderio del momento, una macchina di cui si fa un gran parlare, un vero e proprio “boom” in America.  Si chiama Ford Mustang.

Ad un suo collaboratore, Vincenzo Giunta viene affidata la missione di partire subito, direzione Piemonte, antica terra dei Savoia e patria dell’automobile, dove in quei giorni questa nuova coupè, in mostra al salone di Torino, attira le attenzioni di tutti gli appassionati,

A missione compiuta, il catalogo della nuova Pony Car americana finisce tra le mani di Silvio Bucco. L’uomo d’affari abruzzese non perde tempo e tramite la Eura S.p.a. di Milano, importatore di auto americane in Italia, perfeziona l’ordine: la Ford Mustang è ormai sua.

Alla ricerca della one-off

Ford Mustang Zagato presso lo stabilimento Zagato (1967) - Immagini di Fabio Di Pasquale
Ford Mustang Zagato presso lo stabilimento Zagato  – Immagine di Fabio Di Pasquale

Era abitudine in quel tempo, almeno per chi poteva permetterselo,  farsi personalizzare la vettura da qualche carrozziere ed il dott. Bucco inizialmente decide di puntare su Pininfarina, ma poi, tramite la sua compagna che era stata sposata con un alto dirigente Pirelli, riesce a farsi accreditare dalla più quotata carrozzeria Milanese: Zagato.

L’idea piace sin da subito a Gianni Zagato (che parlava inglese, mentre Ugo parlava francese) che prende contatti direttamente con l’importatore in modo da far arrivare la vettura direttamente nella sua azienda a Rho vicino a Milano.

La macchina viene prodotta presso la Edison Assembly, fabbrica Ford di Metuchen (New Jersey) il 21 Febbraio 1967 con carrozzeria fastback, e monta un motore Ford 289 Windsor A-Code (4.736 cc) di 225 cv, carrozzeria color bianco ed interni in sky nero. Il cambio è un manuale 4 marce come previsto per il mercato italiano.

Zagato: il frontale e la scelta del colore

Ford Mustang Zagato - Immagine di Fabio Di Pasquale
Ford Mustang Zagato – Immagine di Fabio Di Pasquale

Arrivata in Italia a fine 1967,  viene modificata nel suo frontale con fari quadrati Carello, vengono montate delle frecce sul paraurti, viene fatta una presa d’aria sul cofano e vengono modificati i sedili anteriori, ricoprendo i laterali di sky bianco. Il colore è l’autentica scommessa ed è chiaro che in Zagato si è subito pensato di farla verde, ispirandosi a Bullitt, il film appena uscito nelle sale cinematografiche con protagonista Steve McQueen ed una fiammante Ford Mustang.

Da qui, con ogni probabilità, le viene attribuito (dal Vice Presidente FIVA che nel 2018, in occasione dei 50 anni del film, ha fatto diventare la macchina di Steve McQueen patrimonio nazionale negli U.S.A.) il “soprannome” di Bullitt Italiana.

Ford Mustang Zagato - Interni - Immagine di Fabio Di Pasquale
Ford Mustang Zagato – Interni – Immagine di Fabio Di Pasquale

Terminata l’opera, la Mustang arriva in Abruzzo e viene usata da Silvio Bucco solo per viaggiare da Pescara a Milano, fino al 1983 quando l’auto, con 46.000 km viene radiata; i costi di bollo e benzina sono troppi elevati.

Salvataggio e recupero

La favola prosegue con l’auto che rimane chiusa in un capannone anche dopo la morte del proprietario (salvata da un operaio che una volta l’anno provvedeva ad accenderla).

Nel 1995 un imprenditore edile, Donato Di Pasquale, la vede, ne rimane affascinato e decide di farla sua. Il mediatore nella trattativa tra lui ed il nipote di Silvio Bucco fu proprio Vincenzo Giunta, la stessa persona che molti anni prima aveva assistito alla presentazione della Mustang al Salone di Torino.

Ford Mustang Zagato in Bianco Wimbledon - Immagine di Fabio Di Pasquale
Ford Mustang Zagato in Bianco Wimbledon (1996) – Immagine di Fabio Di Pasquale

Donato riesce ad acquistare la Ford Mustang che diventa uno splendido regalo per i 21 anni di suo figlio Fabio.

L’auto necessita però di un restauro completo dopo anni di polvere in un capannone.  Il primo dilemma su cui padre e figlio sono chiamati a ragionare è il colore dell’auto. La vettura è stata infatti ridipinta in Bianco Wimbledon, colore d’origine dell’auto.

La macchina, dopo un periodo di duro lavoro, torna finalmente su strada,  guidata da Fabio Di Pasquale. Ammirata in diversi raduni di auto storiche, partecipa al Giro della Sicilia ed a quello della Grecia.

Il ritorno della “Bullitt italiana”

La grande passione per le auto storiche ha portato in seguito Fabio a ricoprire la carica di  Presidente della Prima Commissione Giovani dell’ASI, ruolo che lo porta a conoscere Paolo Di Taranto, Responsabile Marketing & Branding della Zagato che, in azienda, riesce a ritrovare una vecchia foto della vettura ed insieme scoprono che la macchina, appena modificata, era stata verniciata di colore verde.

Ford Mustang Zagato - La "Bullit" Italiana - Immagine di Fabio Di Pasquale
Ford Mustang Zagato – La “Bullitt” Italiana – Immagine di Fabio Di Pasquale

A questo punto la decisione di Fabio è scontata; nell’estate del 2019, proprio nell’anno del centenario dell’atelier Milanese (1919-2019) la sua Mustang Zagato torna alle origini.
Grazie all’intervento dell’italo-canadese Tonino Cornelio, esperto in vetture Porsche e in storiche USA, la one-off Italo-Americana recupera il suo colore verde.

E come tutte le favole arriva il lieto fine. Recentemente  la macchina è stata riconosciuta dalla prestigiosa carrozzeria con tanto di attestato a firma di Andrea Zagato.

Una storia questa che a breve tornerà alla ribalta su Octane Magazine per celebrare i 100 anni della Zagato e, per l’occasione, non potrà mancare un ampio riferimento ad una favola che rappresenta un tassello importante nella storia dell’azienda lombarda.

Matra-Simca Bagheera

Matra-Simca Bagheera

Matra, brand che nella sua storia ha saputo coniugare l’eccellenza sportiva con l’innovazione su strada, realizza nel 1973 la Matra-Simca Bagheera, una sportiva “popolare” dal prezzo relativamente contenuto, dotata di soluzioni tecnologiche superiori unite a componentistica di larga scala (e quindi economica)

Due esigenze, un risultato: l’unione tra Matra e Simca

Il marchio Matra vanta un invidiabile palmarés sportivo, con un trionfo nel Campionato Mondiale Costruttori di Formula 1 (1966) e un mondiale Piloti (1969) con Jackie Stewart, oltre a 3 vittorie nella 24 ore di Le Mans.

Nata come azienda del settore aeronautico (Matra è  l’acronimo di Mécanique Aviation TRAction) si è affacciata alla produzione di vetture stradali nel 1964 creando in collaborazione con l’ex pilota René Bonnet, la Djet, interessante vettura con carrozzeria in vetroresina, una particolarità che divenne negli anni una delle caratteristiche dei prodotti made in Matra.

Matra 530 LX - 1972 - Automotoretrò Torino 2018
L’eccentrica Matra 530 LX – 1972 – Automotoretrò Torino – 2018 (c) Ciclootto

In verità, nonostante le indubbie qualità delle vetture realizzate fino a quel momento (la Djet e l’eccentrica 530 con motore Ford), le vetture Matra non riscontravano il successo sperato.

Necessario quindi, per la sopravvivenza del marchio, produrre vetture a costo ridotto, usando una meccanica di larga produzione.

Decisivo in questo l’intervento di Simca (al tempo con maggioranza azionaria della divisione europea del marchio Chrysler) che avviò la collaborazione con Matra per la creazione del nuovo modello. Simca doveva sostituire l’ormai anziana Coupè 1000-1200 (splendida realizzazione di Bertone) e fornì a Matra la meccanica delle proprie berline di fascia media, 1100 prima e 1307-8 dopo.

Matra-Simca Bagheera: eccentrica, sportiva, abbordabile

Il progetto, nato dopo aver tentato inizialmente una rivisitazione della precedente Matra 530, segue le impostazioni indicate da Jean-Luc Lagardère, direttore generale di Matra.

Matra-Simca Bagheera S - Serie I - 1976 - Arezzo Classic Motors 2020 (c) Ciclootto
Matra-Simca Bagheera S – Serie I – 1976 – Arezzo Classic Motors 2020 (c) Ciclootto

Uno degli aspetti più controversi è la necessità di coniugare la sportività della disposizione meccanica con l’abitabilità, un problema già presente nella realizzazione della 530 e il suo abitacolo 2+2.

In quell’occasione il motore longitudinale in posizione centrale posteriore aveva portato ad un vettura con grande equilibrio di pesi ma con forme particolari e relativamente disarmoniche.

Mantenendo l’impostazione a motore centrale, per migliorare l’abitabilità, sulla Bagheera il motore è posto in posizione trasversale permettendo la costruzione di una vettura più compatta con un maggior volume disponibile all’interno.

La ricerca dello spazio e la possibilità di ospitare più di due persone (uno dei punti fermi di Lagardère) è risolta con l’originale disposizione a tre posti su una singola fila.

Matra-Simca Bagheera - Schema meccanico - Immagine Autocar.co.uk
Matra-Simca Bagheera – Schema meccanico – Immagine Autocar.co.uk

E’ bene notare che non si tratta di un divano per tre persone, soluzione abbastanza comune, soprattutto sulle berline anni 60, ma di una configurazione che prevede il un sedile dedicato al pilota e un divanetto a due posti, una configurazione che raramente è stata proposta su vetture di serie.

Più convenzionale il resto della meccanica (segreto della relativa economicità dell’auto) mutuato dalla produzione Simca. Particolare l’ampiezza del lunotto che in assenza di un portellone apribile rappresenta l’unico accesso al vano bagagli posteriore.

In particolare, avantreno, sterzo e motore hanno origine dalla Simca 1100 TI. Il motore è un 1.3 litri da 82CV, complessivamente adeguato per la classe della vettura. Le qualità telaistiche del mezzo avrebbero potuto ospitare un motore più potente ma al tempo questo propulsore (sigla 3G4) era il più potente disponibile sull’intera gamma Simca. Interessante inoltre il gruppo frenante, anche in questo caso mutuato dalla 1100, ma dotato sulla Bagheera di 4 freni a disco, soluzione solitamente destinata a vetture di classe (e prezzo) superiori.

Elogi, critiche e l’evoluzione verso la seconda serie

Il prezzo ridotto e la particolare struttura del telaio convinsero pubblico e critica. La Bagheera divenne un piccolo caso, e sostanzialmente un successo per il binomio Matra-Simca.

Matra-Simca - Bagheera s - I series (1976) - Arezzo Classic Motors 2020 (c) Ciclootto
Matra-Simca – Bagheera S – I series (1976) – Arezzo Classic Motors 2020 (c) Ciclootto

Qualche grattacapo venne dai problemi di corrosione (un problema piuttosto serio anche sulle Simca di serie) che in questo caso, vista la costruzione della carrozzeria con pannelli in vetroresina, affliggevano direttamente il telaio scatolato che faceva da base meccanica dell’auto.

Come già indicato, la pregevole impostazione meccanica avrebbe permesso l’adozione di un propulsore più performante. L’attesa di una Bagheera più performante dura fino al 1975 con la presentazione della versione “S”, dotata del neonato motore 6Y2, il 1.400cc della Simca 1308 GT, che sulla Bagheera S venne portato a 90CV.

Matra-Simca Bagheera s - II series - Arezzo Classic Motors 2020
Matra-Simca Bagheera s – II series – Arezzo Classic Motors 2020

Un anno dopo (1976) viene presentata la seconda serie della sportiva francese.

Oltre ad affinamenti degli interni e una diversa conformazione della finestrature laterali posteriori, sempre al posteriore vengono modificati i gruppi ottici (ripresi dalla Simca 1307) con una fascia catarinfrangente arancio ad unire le luci posteriori con impressa la dicitura Matra-Simca.

L’arrivo di Chrysler e la fine della Bagheera

Matra-Simca Bagheera - Firenze-Siena 2019 (c) Ciclootto
Matra-Simca Bagheera – Firenze-Siena 2019 (c) Ciclootto

Il motore 1.4 rimarrà il più potente tra quelli disponibili sulla Bagheera, che negli anni subirà variazioni di allestimento e meccaniche volte al miglioramento della qualità complessiva, senza stravolgere le caratteristiche di un’auto rimasta inalterata nella linea fino all’uscita di produzione, avvenuta nel 1980 in concomitanza con l’acquisto di Simca da parte del gruppo PSA.

Come risultato, le ultime Bagheera prodotte non ebbero più la storica dicitura Simca-Matra, bensì il marchio Talbot-Matra, vista la decisione di PSA di abbandonare lo storico marchio della Rondine.

 

Fiat 508 CS Balilla Berlinetta Aerodinamica

Fiat 508 CS Balilla Berlinetta Aerodinamica

Probabilmente la più bella tra le Fiat Balilla realizzate dalla casa di Torino. La 508 CS Berlinetta Aerodinamica è ancor oggi una meraviglia di design ed efficienza.

Creata per correre non divenne mai una vettura davvero vincente, ma la splendida linea rappresentò un importante passo avanti in un mondo che si affacciava allo studio dell’aerodinamica.

La famiglia 508: le Fiat degli anni ’30

Fiat 508A Balilla "3 Marce" - Arezzo Classic Motors 2020
Fiat 508A Balilla “3 Marce” – Arezzo Classic Motors 2020

La famiglia delle Balilla si articola in 3 versioni, 508A, B e C, declinate in diverse configurazioni di carrozzeria, dalle Berlina e Torpedo via fino alle versioni Sport.
Le modifiche tra la versione originaria, la “A” (1932) e la “B” (1934) sono da ricercarsi meccanicamente nell’adozione del cambio a 4 marce in luogo del precedente gruppo a 3 rapporti e per un corpo vettura più curato aerodinamicamente. Motore da 1 litro di clindrata e 20CV.
L’impostazione della A è tipicamente anni venti, con vetrature e frontale verticale. La B è più morbida e più moderna.

Di stile ben diverso la 508C, ultima evoluzione della Balilla, introdotta nel 1937 su cui le influenze nello stile imposte dalla piccola “Topolino” si fecero sentire decisamente, e che ha il merito di introdurre il motore 1089cc (32CV) che fa da ponte tra la famiglia Balilla e la lunga e fortunata serie delle 1100 Fiat

La Balilla e le corse

Fiat 508S Sport Spider "Coppa d'Oro"
Fiat 508S Sport Spider “Coppa d’Oro” – Gran Premio Nuvolari 2017

La Balilla era una macchina intelligente che faceva del ridotto prezzo d’acquisto la sua carta vincente, un processo comune nei periodi della motorizzazione di massa. Motivo per cui la Balilla divenne la vettura più diffusa dei primi anni 30. Su queste basi venne realizzata la versione sportiva della 508, la Sport (S), soprannominata “Coppa d’Oro”. Ispirandosi alle spider inglesi, faceva della maneggevolezza e leggerezza la sua arma vincente, e grazie alle portiere digradanti permetteva la classica guida “a gomiti fuori”, tipica del tempo. Motore potenziato a 36CV e velocità massima di ben 125Km/h ne facevano la preferita dei piloti in cerca di buone prestazioni su un mezzo relativamente economico

La Berlinetta Aerodinamica

Fiat 508 CS Balilla Berlinetta Aerodinamica "Mille Miglia" - Firenze-Fiesole 2017
Fiat 508 CS Balilla Berlinetta Aerodinamica “Mille Miglia” – Firenze-Fiesole 2017

Come evoluzione della Coppa d’Oro in Fiat si decise di creare una versione Berlinetta, con la quale competere nelle competizioni dando ai piloti riparo dalle intemperie durante le competizioni su strada (in particolare la Mille Miglia), cosa ovviamente non possibile con la spider biposto. Come avvenuto nel passaggio tra 508A e B, si era agli albori degli studi aerodinamici.
La linea della vettura, disegnata da Mario Revelli de Beaumont è un mirabile esempio di stile e tecnica, con la carrozzeria realizzata dopo un attento studio dei flussi presso Università di Torino.

Fiat 508 CS Balilla Berlinetta Aerodinamica "Mille Miglia"
Fiat 508 CS Balilla Berlinetta Aerodinamica “Mille Miglia” – Firenze-Fiesole 2017

Prodotta in soli 11 esemplari dal reparto Carrozzerie Speciali della Fiat, non ebbe il riscontro sportivo sperato, penalizzata rispetto alle sorelle spider dal peso vettura.

Il fine studio aerodinamico non poteva compensare l’aggravio di peso del mezzo (circa 150 Kg in più rispetto alla “Coppa d’Oro”) su una vettura con un motore di cubatura così ridotta.

Conclusioni

Considerata da molti (me compreso) la più affascinante delle Balilla mai prodotte, la 508 CS Berlinetta Aerodinamica (spesso appellata come “Mille Miglia”) è una vettura desiderata e per certi versi ancora attualissima, portatrice di concetti che saranno alla base del concetto stesso di automobile negli anni seguenti la seconda guerra mondiale

 

 

Citroën 2CV Perrier – Serie speciale con le “bollicine”

Citroën 2CV Perrier – Serie speciale con le “bollicine”

Tra le innumerevoli versioni speciali della Citroën 2CV, la “Perrier” è una delle più singolari, sia per la nascita sia per le caratteristiche del modello.

Prodotta in soli mille esemplari, è stata realizzata dalla divisione Belgio-Lussemburgo di Citroën, in collaborazione con Perrier.

 La 2CV e la scimmia Fhou

Citroën 2CV Perrier
Citroën 2CV Perrier – Arezzo Classic Motors 2020 – (c) Ciclootto

Nel 1987 Citroën BeLux, la divisione Belgio-Lussembrugo del marchio Citroën contatta Perrier per verificare un possibile interesse nel realizzare una serie speciale dell’iconica vettura francese.

Quella che viene realizzata di li a poco (commercializzata nel 1988) sarà l’ultima delle serie speciali della 2CV (escludendo la one-off Hermes del 2008).

Centro della serie speciale, la nuova mascotte di Perrier, la scimmietta Fhou, lanciata nel 1986 come testimonial delle acque minerali francesi. Il design della vettura si baserà proprio sulla scimmietta verde, cosa che creerà anche qualche grattacapo alla commercializzazione della vettura.

Solo per Francia e Lussemburgo

Citroën 2CV Perrier
Citroën 2CV Perrier – Logo posteriore – Arezzo Classic Motors 2020 – (c) Ciclootto

La nuova serie speciale viene lanciata al Salone di Brussel 1988. Venduti esclusivamente in Belgio e Lussemburgo è stata realizzata in soli 1000 pezzi.

La base tecnica è quella del Citroën 2CV6 Spécial, con motore bicilindrico 602cc da 29CV, mentre esternamente la vettura è di colore bianco colore storico della Perrier. La caratterizzazione della serie speciale si gioca tutta sul verde e sulla mascotte delle acque minerali

Gli esterni: La statuetta della discordia

Citroen 2CV - La scimmia Fhou sul cofano
Citroën 2CV – La scimmia Fhou sul cofano – Immagine Automag.be

All’esterno, oltre alle scritte Perrier presente sia al posteriore (in alcuni allestimenti anche all’anteriore  sull’aletta di areazione), la particolarità è la presenza sul cofano, appena sotto il parabrezza di una piccola statuetta raffigurante la scimmietta Fhou.

Dalle mani della statuetta protesa, scorre un adesivo verde irregolare, come a rappresentare un rivolo d’acqua, di colore verde. Le ruote presentano borchie ruota a tutta grandezza con impresso al centro il logo Perrier (in verità queste coperture non vennero realizzate da Citroën, ma vennero prodotte da un rivenditore aftermarket tedesco).

Dettaglio del cofano- Citroen 2CV Perrier - Immagine Encyclautomobile.fr
Dettaglio del cofano- Citroën 2CV Perrier – Immagine Encyclautomobile.fr

La statuetta rappresentò un problema in sede di omologazione perché ritenuta potenzialmente pericolosa, cosa che rallentò la messa in commercio del modello.

Gli interni: Fhou e acqua al fresco

All’interno, l’allestimento è quello della Spécial, personalizzato con il volante con logo Perrier (incollato sopra l’originale Citroen), il pomello del cambio in color verde realizzato in un unico pezzo (al contrario delle 2CV standard) e i pannelli porta con impressa la scimmia Fhou.

Citroën 2CV Perrier - Interni e Frigo
Citroën 2CV Perrier – Interni e Frigo – Immagine 2cvperrier.nl

L’elemento caratterizzante della vettura è al centro, sotto alla leva del cambio. Un frigo a 12V verde, con logo Perrier che può contenere 6 bottigliette dell’acqua minerale francese. Sopra sono presenti 4 portabicchieri ricavati dal coperchio del frigo. Particolare la maniglia di apertura, realizzata attraverso una finta corda intrecciata. Vista l’assenza di una batteria supplementare, il piccolo frigo funziona solo a motore acceso.

La fine di un mito

Oltre ad essere l’anno di questa serie speciale, il 1988 decreta il termine della produzione della Citroën 2CV in Francia. La piccola francese rimase in produzione fino al 1990 nello stabilimento portoghese di Mangaulde, chiudendo la sua lunghissima carriera (iniziata nel 1948) con 3,8 milioni di 2CV prodotte

 

 

Mille Miglia 2020. Presentato l’elenco partenti

Mille Miglia 2020. Presentato l’elenco partenti

Finalmente disponibile, dopo la conferenza di presentazione, l’elenco dei partecipanti alla Mille Miglia.

In un paese  alle prese con il Corona Virus, la macchina organizzativa della “freccia rossa” prosegue spedita verso l’edizione 2020, nella speranza che il virus non vanifichi gli sforzi

Tra dubbi e incertezze

Aston Martin Speed Spa Special - 1929 - Mille Miglia 2019 (c) Ciclootto
Aston Martin Speed Spa Special – 1929 – Mille Miglia 2019 (c) Ciclootto

La situazione è ancora ovviamente tutta da definire in vista di maggio e l’unica cosa a cui è possibile appellarci è la fiducia del presidente della MM, Franco Gussalli Beretta:

“La Mille Miglia sarà a maggio e per ora tutto confermato. Con entusiasmo e con il sostegno del comune presentiamo l’edizione 2020″

In un percorso che dovrebbe snodarsi arrivando a tornare in Piazza Duomo a Milano e a toccare Viareggio, possiamo pregustare la gara dando un’occhiata all’ordine di partenza

L’ordine di partenza: un sogno ad occhi aperti nella storia dell’automobile

Sono 400 gli equipaggi ammessi (su circa 800 domande pervenute). Mai come quest’anno sarà importante l’elenco delle riserve (ben 200) vista la situazione Coronavirus.

Alfa Romeo 6C 1750 GS Zagato - 1929 - Mille Miglia 2019
Alfa Romeo 6C 1750 GS Zagato – 1929 – Mille Miglia 2019 (c) Ciclootto

Dando un’occhiata all’ordine di partenza, spicca la corposa presenza di vetture Alfa Romeo anche grazie all’appoggio del Museo storico Alfa.

Ben 53 vetture comprese 17 Alfa Romeo 6c 1500/1750, in un tripudio di storia dell’automobile per festeggiare degnamente i 110 anni del biscione.

Grande anche la compagine nazionale con oltre un terzo delle vetture di origine italiana.

Equipaggi: il ritorno dei vincitori

Ad una prima scorsa dell’elenco partenti spiccano immediatamente le conferme sportive dei vincitori dello scorso anno.

Squadra che vince non si cambia, quindi al via abbiamo Giovanni Moceri e Daniele Bonetti ancora su Alfa Romeo 6C 1500 SS e di nuovo alla partenza anche le vincitrici del trofeo per l’equipaggio femminile, Francesca Ruggeri e Silvia Marini su Aston Martin.

Francesca Ruggeri Silvia Marini - Mille Miglia 2019
Francesca Ruggeri Silvia Marini – Mille Miglia 2019 (c) Ciclootto

Altra conferma per l’ex pilota Emanuele Pirro che si troverà di nuovo al volante della splendida Alfa Romeo 6c 2300 Pescara Spyder e di Ivan Capelli, che si troverà a bordo di una Austin Healey 100/4.

Le premesse per un grande evento ci sono tutte. L’incognita del virus che sta paralizzando l’Italia aleggia ancora sulla gara e sull’effettiva presenza degli equipaggi, in particolar modo quelli stranieri.

 

 

Steve McQueen: 500.000 Euro per la Dune Buggy?

Steve McQueen: 500.000 Euro per la Dune Buggy?

Una Dune Buggy da 500.000 euro? E’ possibile se coinvolto nella sua storia c’è Steve McQueen, una delle poche icone di Hollywood in grado di coniugare l’amore per le auto con la carriera cinematografica

Re Mida: dopo la Mustang è tempo di Dune Buggy

Sono passati pochi mesi dalla vendita all’asta della Ford Mustang del film Bullit, una vettura bramata dallo stesso McQueen che le provò tutte per riaverla dal suo proprietario, e ci troviamo di fronte ad uan nuova celebrity car.

Si tratta della Dune Buggy utilizzata da McQueen nel film “il caso Thomas Crown” che andrà all’asta il 5 marzo (ore 17 italiane) ad Amelia Island per Bonhams

Non una buggy qualunque

Coinvolgendo McQueen ovviamnete non si tratta di una “Buggy” normale.

Si tratta di una Meyers Manx 1967, classica Buggy in vetroresina costruita sulla meccanica del VW Beetle. A spiegare al particolarità del mezzo e la sua genesi fu lo stesso McQueen, intervistato a seguito dell’uscita del film:

“Crown lives at the beach, and he has a sand dune buggy. I helped ‘em design it, so I’m kinda proud of that. It’s set on a Volkswagen chassis, with big ol’ wide weenies, big wide tires on mag wheels, Corvair engine stuffed in the back…It’s very light, you know. It’s pulling about 230 horses, and the vehicle weighs about 1,000 pounds.”

Il segreto di questa Meyers Manx quindi è proprio nel motore. Venne equipaggiata con il 6 cilindri 2.7 litri montato sulla Chevrolet Corvair al posto del classico motore Volkswagen.

Anche se McQueen parla di 230 CV, realisticamente il motore difficilmente avrà raggiunto tale potenza. Si ipotizzano 175CV considerando gli scarichi aperti e qualche intervento di messa a punto, considerando che il motore Chevrolet aspirato raggiunge i 140CV.

Con-Ferr Meyers Manx Dune Buggy - Immagine Bonhams
Con-Ferr Meyers Manx Dune Buggy – Immagine Bonhams

La struttura della Manx venne modificata con l’inserimento del parabrezza panoramico e varie modifiche vennero applicate alla struttura, per supportare le prestazioni del modello. Da notare che tutte le sequenze (anche quelle del video ripreso dal film) sono sempre girate da McQueen alla guida, senza alcun stuntman, come da prassi per l’attore americano.

Storia travagliata fino al restauro finale

Una volta terminate le riprese la storia della Buggy del “Il Caso Thomas Crown” si complica.

La vettura vive sulle spiagge delle Hawaii per diversi anni, facendo anche da “trattore” per le imbarcazioni sulla spiaggia. Il motore Chervolet venne sostituito con un 2.2 litri di origine Volkswagen. Visto il continuo uso in spiaggia, la Buggy subì l’inevitabile erosione delle cromature, mentre il corpo in vetroresina venne riverniciato in più punti.

Oggetto di restauro meticoloso, viene presentata in vendita con una stima dai 360 ai 540 mila Euro. Una Meyers Manx “normale” difficilmente supera i 40.000. Riuscirà l’effetto Celebrity car?

Lo potremo sapere seguendo l’asta qui

Update: non sono stati 500k euro ma la vettura è stata assegnata per 406.000 euro (incluse commissioni). Risultato straordinario!

Il MoMA e le mostre d’auto: dalla Cisitalia in poi

Il MoMA e le mostre d’auto: dalla Cisitalia in poi

Spesso parlando della formidabile Cisitalia 202 si fa riferimento al fatto che venne chiamata “la Scultura in movimento” dal MoMa di New York. In verità da quella pionieristica esibizione molte sono state le vetture esposte nella grande mela. Ed è bene dirlo, la Cisitalia non è l’unica a fregiarsi della presenza nella collezione permamente del museo newyorchese

Cisitalia e le “8 automobili”

29 agosto del 1951: il MoMA organizza quella che viene comunemente indicata come la prima mostra in un museo d’arte dedicata al design dell’automobile.

L’evento, intitolato “8 automobiles: an exhibition concerned with the esthetics of motorcar design” è composto da una piccola raccolta di 8 vetture, scelte come esempi di design automobilistico.

Due delle vetture vengono poste nello spazio del giardino esterno mentre per le restanti sei viene allestita e realizzata una finta strada come scenario dell’esposizione, ricreata nelle gallerie del primo piano.

Una rara immagine della Cisitalia 202 nell'esposizione del 1951 al MoMA di New York - Immagine da velocetoday.com
Una rara immagine della Cisitalia 202 – Esposizione del 1951 al MoMA di New York – Immagine velocetoday.com

Una Cisitalia 202 fa parte di questa prima, pionieristica mostra, posizionata a differenza di tutte le altre vetture, su una base in marmo in marmo.

La vettura italiana è accompagnata da una Mercedes SS (1930), una Willys Jeep,  una Bentley 4 1/4 Litre (1939), una Talbot-Lago carrozzata da Figoni e Falaschi (1939),  una MG TC (1948) e per finire,  due vetture americane (inserite nel giardino), una Cord 812 Westchester sedan con il classico design “a bara” e una Lincoln Continental (1941).

Il catalogo della mostra è direttamente disponibile dal sito del MoMA

Le mostre temporanee 

Da quella prima, eccellente mostra sono seguite molte altre occasioni in cui l’auto è diventata protagonista al MoMA.

Nel 1953 la seconda mostra dedicata all’automobile, intitolata senza molta originalità “Ten automobiles“.

Immagine della mostra
Immagine della mostra “Ten Automobiles” – Immagine MoMA New York

In questa seconda mostra si evidenzia, in maniera ancora più consistente, l’estro italiano nel design.

Oltre alla Lancia Aurelia B20, la mostra comprende tra le altre una Ford Vedette (carrozzata dagli Stabilimenti Farina), una Simca 8 Sport (design di derivazione Fiat 1100 Pinifarina) e una Siata Daina 1400  Berlinetta (ancora Stabilimenti Farina). Tra le europee presente anche Porsche 356 e Aston Martin DB2

Il catalogo mostra è visibile qui

La mostra
La mostra “Designed for speed” 1993 – Immagine MoMA New York

Più recentemente il MoMA ha dedicato esposizioni a Ferrari (“Designed for speed. Three automobiles by Ferrari” – 1993) con in mostra  Ferrari F1 641/2, una Ferrari 166 Barchetta MM e Ferrari F40 e una mostra dedicata alla mobilità del futuro (“Different roads: Automobiles for the next century” – 1999) con in esposizione Toyota Prius, Smart Fortwo, Ford Ka e la nostra, spesso sottovalutata Fiat Multipla.

Interessante notare che questa esposizione di 9 vetture comprendeva anche la General Motors EV1, vettura che meriterebbe una menzione a parte per la propria particolarissima storia.

La collezione permanente: il primato di Cisitalia

Pochissime sono le vetture appartenenti alla collezione permanente del museo. Attualmente (febbraio 2020) sono solo 9.

Qui c’é il vero primato della Cisitalia 202, che è stata la prima vettura ad essere acquisita dal MoMA e ad aver dato il vita alla collezione permanente. Donata al museo nel 1972 dalla Pininfarina è stata per oltre 20 anni l’unica vettura del MoMA.

Le acquisizioni sono ripartite nel corso degli anni ’90. Al termine della mostra “Designed for speed” la Ferrari F1 641 viene donata dalla Ferrari al museo in modo permanente.

Ferrari 641/2 - Collezione permanente MoMA -Immagine MoMA New York
Ferrari 641/2 – Collezione permanente MoMA -Immagine MoMA New York

Nel 1996 è la volta di una Jaguar E-Type Roadster (Enzo Ferrari ne sarebbe stato contento), quindi l’auto del popolo, la Volkswagen Beetle, una Willys-Jeep,  una Smart ForTwo prima serie e Porsche 911.

Jaguar E-type Roadster, acquisita dal MoMa nel 1996 - Immagine MoMA
Jaguar E-type Roadster, acquisita dal MoMa nel 1996 – Immagine MoMA

Nel 2017 arriva la terza auto italiana della collezione, la nostra amata Fiat Nuova 500. L’ultima vettura acquisita dalla collezione è la Citroen DS23, acquisita nel 2018.

Citroën DS 23 - Collezione permanente MoMA New York - Immagine MoMA
Citroën DS 23 – Collezione permanente MoMA New York – Immagine MoMA

Da notare che le vetture inserite nella collezione diventano “inerti”: non viaggeranno mai più.

Diventano effettivamente delle sculture da esposizione. Questa condizione ha fatto storcere il naso a più di un collezionista ed esperto, ritenendo che l’operazione eseguita dal MoMA privi le vetture della propria anima di mezzo di trasporto, inscindibile dal design dell’oggetto.