BMW Art Car Project – Parte 2 – Gli anni 80

BMW Art Car Project – Parte 2 – Gli anni 80

L’auto come una tela. E’ il principio fondante del BMW Art Car Project, un storia che da oltre 45 anni lega il marchio bavarese al mondo dell’arte.

Dopo la nascita del progetto, negli anni ’80 si assiste ad un’evoluzione delle Art Car, che coinvolgono nuovi artisti e assumono un respiro più ampio, affrontando anche tematiche legate al territorio.

Gli anni 80: le auto come tele

Ad inizio degli anni 80 le BMW Art Car lasciano il mondo delle corse dove erano utilizzate come veicolo promozionale e vengono realizzate utilizzando, come base, vetture BMW di serie.

#5 / Ernst Fuchs

Nel 1982 viene realizzata la prima Art Car di un’artista europeo.

BMW Art Car #5 - Ernst Fuchs - Immagine China Daily
BMW Art Car #5 – Ernst Fuchs – Immagine China Daily

Tocca all’austriaco Ernst Fuchs inaugurare le Art Car del vecchio continente, dipingendo una BMW 635 Csi con un motivo fiammeggiante.

Il visionario artista (morto nel 2015) descrive la sua opera come l’immagine di una lepre che attraversa una strada saltando sopra una vettura fiammeggiante (se vi soffermate sul cofano vettura noterete la sagoma verde citata dall’autore).

L’auto, a differenza delle precedenti opere, non solo non ha mai corso una gara ma non ha neanche percorso un chilometro.

#6 / Robert Rauschenberg

BMW Art Car #6 - Robert Rauschenberg - Immagine da BMW Art Car Collection
BMW Art Car #6 – Robert Rauschenberg – Immagine da BMW Art Car Collection

Nel 1986 vede la luce la BMW 635 Csi decorata da Robert Rauschenberg.

Per la prima volta, una art car viene decorata con stampe fotografiche. L’auto ha due sezioni: il lato destro è adornato da stampe di opere di Bronzino, mentre sul lato sinistro è presente un ritratto realizzato da Ingres.

BMW Art Car #6 – Robert Rauschenberg – Immagine da BMW Art Car Collection

Il resto dell’opera utilizza immagini fotografiche di Rauschenberg che in questo caso adorna anche i cerchi della vetura.

Da notare che le stesse immagini verranno riutilizzate da Rauschenberg per un’altra serie di opere (la “Beamer” series), spesso esposte insieme alla vettura d’origine.

Il 1989 è un anno speciale per le Art Car con due vetture prodotte e il ritorno delle auto da corsa.

#7 / Michael Jagamara Nelson

Le due BMW M3 Gruppo A vengono decorate a mano da parte di due artisti Australiani. La numero 7 è opera di Michael Jagamara Nelson.

L’artista,  indigeno Australiano e rappresentante dell’arte aborigena la vettura con un motivo che vuole rappresentare i grandi spazi australiani visti da un’aeroplano.

#8 / Ken Done

BMW Art Car #8 Ken Done - Immagine da Kendone.au.com
BMW Art Car #8 Ken Done – Immagine da Kendone.au.com

Anche la vettura realizzata da Ken Done si ispira ai paesaggi e colori australiani

In questo caso, l’auto presenta due anime ricche di colori, in cui l’artista immagina i colori dei pappagalli nella parte anteriore mentre il restro della vettura si focalizza sulle incredibili bellezze sottomarine della barriera corallina del down under, con un tratto ispirato ai peschi pappagallo.

 

 

 

 

 

BMW Art Car Project – Parte 1 – La nascita

BMW Art Car Project – Parte 1 – La nascita

L’auto come una tela. E’ il principio fondante del BMW Art Car Project, un storia che da oltre 45 anni lega il marchio bavarese al mondo dell’arte.

Ad oggi sono 19 le vetture della collezione, tutte ovviamente diverse sia per l’artista coinvolto, auto utilizzata ed anche per l’obbiettivo dell’opera.

In questa sequenza di 3 articoli ripercorro il percorso di nascita e crescita di un progetto che non solo nobilita le auto bavaresi, ma coinvolge in un unico oggetto, le auto, l’arte e la tecnologia.

La nascita

#1 / Alexander Calder

Nel 1975 Hervé Poulain, pilota in gare endurance (e, bene ricordarlo, co-fondatore nel 2001 della casa d’aste Artcurial) decide, in collaborazione con l’allora direttore di BMW Motorsport Jochen Neerpasch di far dipingere la sua auto da corsa

BMW Car Art #1 - BMW 3.0 CSL Alexander Calder - Immagine Artcarbmw.com
BMW Car Art #1 – BMW 3.0 CSL Alexander Calder – Immagine Artcarbmw.com

In vista della partenza per la 24 ore di Le Mans 1975, Poulain commissiona all’amico artista Alexander Calder di dipingere la sua BMW 3.0 CSL.

McDonnell Douglas DC-8-62
McDonnell Douglas DC-8-62 “Flying Colors”, opera di Alexander Calder per Braniff Ailines (1973) – Immagine Smithsonian National Space and Air Museum

Calder, non nuovo alla pittura su “oggetti” visto che nel 1973 aveva progettato la livrea di un aeroplano DC-8, crea un dipinto fatto di tratti curvi e linee rette in 4 colori, dando un senso di grande dinamicità all’auto.

Poco importa se la vettura di Poulain non termina la gara francese (si rifarà un paio di anni dopo).

La BMW Art Car #1 alla 24 ore di Le Mans 1975 - Immagine da Archivio BMW
La BMW Art Car #1 alla 24 ore di Le Mans 1975 – Immagine da Archivio BMW

Quella vettura, intrinsecamente un testamento artistico per Calder che morì l’anno seguente, diede vita a una collezione di auto artistiche a cui BMW negli anni ha dato molto spazio e risalto, coinvolgendo alcuni tra gli artisti più importanti del nostro tempo.

Gli anni 70: le auto da corsa

#2 / Frank Stella

Nel 1976 la seconda BMW Car Art è ancora una BMW 3.0 CSL e il palcoscenico è ancora la 24 ore di Le Mans.

1976 - BMW Art Car #2 - BMW 3.0 CSL by Frank Stella - Immagine da BMW Art Car Collection
1976 – BMW Art Car #2 – BMW 3.0 CSL by Frank Stella – Immagine da BMW Art Car Collection

L’artista incaricato è Frank Stella che peraltro è un’appassionato di corse automobilistiche.

1976 - BMW Art Car #2 - BMW 3.0 CSL by Frank Stella - Immagine da BMW Art Car Collection
1976 – BMW Art Car #2 – BMW 3.0 CSL by Frank Stella – Immagine da BMW Art Car Collection

L’auto viene decorata con un motivo che ricorda la carta millimetrata, uno strumento che lega matematica e ingegneria, elementi propri della ricerca nelle corse automobilistiche.

1976 – BMW Art Car #2 – Frank Stella descrive l’opera – Video da BMW SFC

#3 / Roy Lichtenstein

Nel 1977 arriva la terza Car Art e si assiste al primo cambio di vettura.

BMW 320 Gruppo 5 - Art Car #3 - Roy Lichtenstein - Immagine Bmw Art Car Collection
Art Car #3 – BMW 320 Gruppo 5 by Roy Lichtenstein – Immagine Bmw Art Car Collection

La BMW 320 Gr. 5, pronta per Le Mans, è opera di Roy Lichtenstein.

Riconosciuto come uno dei padri della pop-art americana, la sua vettura ha fortissimi richiami alle sue “strip” ed è una delle Art Car più interessanti della collezione.

BMW Art Car #3 - Roy Lichtenstein - BMW 320 Gr. 5 alla 24 ore di Le Mans 1977 - Immagini Gillfoto / Wikipedia
BMW Art Car #3 – BMW 320 Gr. 5 alla 24 ore di Le Mans 1977 – Immagini Gillfoto / Wikipedia

Esposta inizialmente al Centre Pompidou a Parigi, la sportiva riesce a cogliere un ottimo nono posto a Le Mans (primo posto di classe) con alla guida, tra gli altri, lo stesso Hervé Poulain.

BMW ART CAR #3 al ritorno al Centre Pompidou (2013) - Immagine di Francois Goize / BMW Group Website
BMW Art Car #3 – Ritorno al Centre Pompidou (2013) – Immagine di Francois Goize / BMW Group Website

La #3 tornerà ancora al Centre Pompidou nel 2012 in occasione della retrospettiva dedicata all’artista dal museo Parigino.

#4 / Andy Warhol

E’ il 1979 l’anno della definitiva consacrazione della collezione. Un’auto eccezionale, la BMW M1 Gruppo 4, viene decorata da Andy Warhol.

BMW ART Car #4 - BMW M1 Gr.4 - Immagine da Autoweek
BMW ART Car #4 – BMW M1 Gr.4 by Andy Warhol – Immagine da Autoweek

In questo caso Warhol non solo progetta la livrea dell’auto ma si incarica personalmente della pittura del mezzo.

Andy Warhol mentre dipinge la BMW Art Car #4 - Immagine da BMW Art Car Collection
Andy Warhol mentre dipinge la BMW Art Car #4 – Immagine da BMW Art Car Collection

Il risultato è controverso ed affascinante al tempo stesso.

BMW Art Car #4 impegnata a Le Mans 1979 - Immagine da Ruoteclassiche
BMW Art Car #4 impegnata a Le Mans 1979 – Immagine da Ruoteclassiche

La BMW ben si comporta nella corsa francese, ottenendo un sesto posto (secondo di classe) con alla guida, ancora una volta, Hervé Poulain insieme allo sfortunato Manfred Winkelhock, che troverà la morte in circuito alcuni anni dopo.

Le Art Car legate alle corse automobilistiche si interrompono alla fine degli anni 70. Nei primi anni del nuovo decennio BMW farà creare Art Car partendo dai suoi modelli di serie.

Citroën 2CV Spot

Citroën 2CV Spot

La Citroën 2CV Spot è la prima della lunga e fortunata serie delle Deux Chevaux in serie limitata.

Idee e celebrazioni

Serviva un’occasione e un artista. La prima è fornita dal prestigioso traguardo delle 5 milioni di “Due cavalli” vendute.

Citroën 2CV Spot - © Ciclootto.it
Citroën 2CV Spot – © Ciclootto.it

Un risultato raggiunto proprio nel 1976 sommando le vendite della 2CV con tutte le derivate.

Per questa occasione speciale, Citroën contatta l’artista Francese Serge Gevin, per una collaborazione che durerà molti anni.

L’idea è quella di realizzare una versione speciale celebrativa dell’utilitaria Francese.

Citroën 2CV Spot - © Ciclootto.it
Citroën 2CV Spot – Particolare dell’anteriore a fari rettangolari – © Ciclootto.it

La ricetta è tutto sommato semplice: colorazione esclusiva e interni personalizzati.

2CV SPOT: giochi di colore

La base meccanica è fornita dalla 2CV4, con motore da 435cc. Gevin disegna una carrozzeria bicolore nei toni del bianco e arancio (Orange Tènèrè / Blanc Mejie).

Interno della Citroën 2CV SPOT – Immagine Pinterest / smallcarsarebeautiful.com
Interno della Citroën 2CV SPOT – Immagine Pinterest / smallcarsarebeautiful.com

I colori sono particolarmente azzeccati e molto “freschi”. L’intenzione è quella di creare un’auto per l’estate, adatta ai giovani.

Parafanghi e portiere in color bianco mentre cofani e tetto sono colorati in arancione. Anche il tetto in tessuto è arancione, creando una unica striscia di colore dal frontale fino alla coda.

Una striscia arancione percorre tutta la fiancata con l’adesivo “SPOT” inserito nella parte anteriore.

Il gioco di colori è ripreso anche negli interni con le sedute in tessuto arancione e la pannelleria interna a strisce bianco / arancio.

Alla dotazione standard si aggiunge un telo parasole nella sezione anteriore dell’abitacolo a strisce bianche/arancio che rappresenta, eccetto il colore, l’unico vero optional della SPOT

I motivi di un successo

Prodotta nel 1976 in appena 1800 pezzi per il mercato Francese e nel 1977 in 1200 copie per alcuni mercati europei, la SPOT è stata un grande successo, forse più per l’aspetto marketing che per il significato strettamente  commerciale dell’operazione.

Immagini della brochure Citroën 2CV Spot - Immagine da 2cv-legende.com
Immagini della brochure Citroën 2CV Spot ad Honfleur, Normandia – Immagine da 2cv-legende.com

La SPOT è una delle prime vetture commerciali ad essere prodotta in serie limitata. Inoltre, la presentazione della vettura è stata anticipata da una brillante campagna pubblicitaria.

Che la festa inizi

Locandina Que la fete commence - Immagine da La 2cvmania.be
Locandina Que la fete commence – Immagine da La 2cvmania.be

Il disegno della vettura è stato tenuto segreto fino alla presentazione dell’auto, nel weekend dell’11 aprile 1976.

Spedite in gran segreto alle principali concessionarie Citroën francesi, per la settimana precedente la presentazione le auto erano messe in vetrina nei concessionari coperte da un telo a strisce bianche e arancioni.

La campagna commerciale si intitolava “Que la fête commence”, che inizi la festa! Ai concessionari veniva lasciata libertà creativa di interpretare il tema della campagna allestendo il concessionario.

Il risultato: successo immediato. Le 1800 SPOT Francesi vengono vendute in 6 giorni.

E’ altresì importante notare che la vendita è stata favorita anche dal prezzo dell’auto, superiore di pochissimi Franchi rispetto alla 2CV4 standard. Inoltre la SPOT monta i sedili anteriori separati, che sulla 2CV4 erano equipaggiamento a richiesta.

L’inizio di una lunga serie

Come accennato, la Spot è l’inizio di una lunga serie di vetture speciali che Citroën allestisce sulla base della 2CV. Serge Gevin sarà protagonista in molte altre limited edition, ed in particolar modo sarà creatore della Charleston, forse la più nota delle limited, tanto da diventare modello di serie del Double Chevron

Citroën 2CV SPOT - Modellino 1/18 Solido - Immagine da Catawiki
Citroën 2CV SPOT – Modellino 1/18 Solido – Immagine da Catawiki

La SPOT rappresenta una pietra miliare essendo la prima, ed è una delle serie speciali più ambite, anche considerando che ne rimangono davvero un numero limitato (in Italia pare ne esistano solo 2)

Possono bastare 2 colori e un telo per creare un successo? Quando la base è la 2CV, probabilmente si.

 

 

 

Asta Artcurial sugli Champs Elysées

Asta Artcurial sugli Champs Elysées

In  un periodo un po’ avaro di grandi eventi legati all’auto d’epoca, complici zone rosse e lockdown, Artcurial organizza per questo inizio dicembre la classica asta di auto classiche sui Campi Elisi a PArigi.

Un’incanto senza lotti troppo eclatanti che presenta comunque una solida offerta di classiche che è un piacere andare ad analizzare.

Top lots

Forse banale (per quanto può esserlo un’icona del motorismo mondiale) il top lot di quest’asta, una Mercedes-Benz 300SL “Ali di Gabbiano” (interessante notare che i francesi la chiamano Papillon cioé farfalla).

Mercedes-Benz 300 Sl Gullwing - Foto Artcurial
Mercedes-Benz 300 Sl Gullwing – Foto Artcurial

Vettura che non necessita di grandi presentazioni, se non indicando che è rimasta con lo stesso proprietario per oltre 30 anni. Il lotto 55  (Telaio 198.040-55 00037) viene offerto con una stima più che realistica di 1,1-1,3 milioni di Euro.

Come secondo top lot, una vettura che rappresenta una outsider per le aste di auto classiche. Al lotto 18 (telaio BEX1064) l’asta francese propone una rara AC ACE Bristol Roadster.

AC ACE Bristol Roadster - Immagine Artcurial
AC ACE Bristol Roadster – Immagine Artcurial

Anno 1960, questa vettura ha una storia particolare, con due soli proprietari, in cui il secondo, amico del primo, ha avuto la vettura dal 1971 fino ad oggi. Purtroppo la compagna del proprietario non amava le vetture scoperte quindi questa possente Roadster è arrivata a noi dopo un uso limitatissimo, collezionando appena 18.000 km.

Quotazione alta (e forbice di valutazione molto ampia): 300-500.000 euro. Per queste cifre serve davvero un amatore, anche perché la vettura è tutt’altro che in perfette condizioni.

Trittico GT Italiano

L’asta francese presenta molte vetture Italiane. Mi soffermo in primo luogo su un interessante trittico di GT Italiane anni 70, che faranno la gioia di facoltosi appassionati.

De Tomaso Pantera GTS - Immagine Artcurial
De Tomaso Pantera GTS – Immagine Artcurial

In ordine crescente di lotto parto da una feroce De Tomaso Pantera GTS (lotto 12 – Telaio 3135), vettura di origine Italiana con splendida in livrea rosso/nera e motore con pochissimi chilometri percorsi. Stima del battitore 100-150.000 euro

Dino 246 GT - Immagine Artcurial
Dino 246 GT – Immagine Artcurial

La seconda proposta, sempre in rigoroso ordine di lotto, è una Dino 246 GT (lotto 49 – telaio 3826) anche qui in colore rosso e con certificazione Ferrari Classiche. Stima di 300-400.000 euro.

Maserati Bora 4700 - Immagine Artcurial
Maserati Bora 4700 – Immagine Artcurial

Il trittico di GT Italiane si chiude con una Maserati Bora 4.7 (lotto 50 – Telaio AM117 *344*) stavolta in uno splendido nero e quotazione da 140 a 180.000 euro.

Icone Francesi

Giocando in casa, non potevano mancare alcune splendide Francesi. La prima (anche auto copertina di questo articolo) è una splendida Facel Vega FV4 (lotto 25 – Telaio FVS-NY-275) nella versione con il più potente motore 6,4 litri Chrysler.

Facel Vega FV4 - Immagine Artcurial
Facel Vega FV4 – Immagine Artcurial

Auto di origine statunitense e importata in Francia negli anni 90, viene stimata tra i 150.000 e 180.000 euro.

Citroën TA Cabriolet 11BL - Immagine Artcurial
Citroën TA Cabriolet 11BL – Immagine Artcurial

Seconda icona Francese, forse più tradizionale, una Citroen Traction Avant 11 BL in versione cabriolet. Raro vederne in fiere e eventi e con piacere ne viene offerta una (lotto 23 – Telaio 416745) con una stima tutto sommato corretta di 90-100.000 euro.

Italiane di classe

Due vetture Italiane meritano una menzione a parte. A fine incanto, con i lotti 62 e 63 sono proposte due splendide vetture nostrane, accomunate dall’anno di produzione.

Fiat 2300S Coupé Ghia - Immagine Artcurial
Fiat 2300S Coupé Ghia – Immagine Artcurial

La prima è una bellissima Fiat 2300S Coupé Ghia, una delle ultime vere ammiraglie Fiat (Telaio 158072).

Presentata in un bel Blu brillante con fari “gialli” questa classica realizzazione di Ghia, con motore elaborato da Abarth, viene offerta con una stima di 35.000-50.000 euro.

Alfa Romeo 2600 Sprint - Immagine Artcurial
Alfa Romeo 2600 Sprint – Immagine Artcurial

Al lotto 63, saliamo ancora di livello con una meravigliosa Alfa Romeo 2600 Sprint. Questa vettura (telaio AR824960) dotata di cerchi a raggi Borrani, ha origine Americana, dove ha vinto alcuni premi in selezioni Alfa Romeo e si presenta in ottime condizioni con una stima tra i 40 e i 60.000 euro

Le chicche: tre ruote “da sparo” e un cinquino inaspettato

Per chiudere, al solito, alcune curiosità in asta.

La prima può essere una buona opportunità, visto che al lotto 8 (telaio 0843) è offerta, senza riserva, una Fiat 130 Coupé 1972 in discrete condizioni.

Fiat 130 Coupé - Immagine Artcurial
Fiat 130 Coupé – Immagine Artcurial

Color argento e cambio manuale, la casa d’asta stima in 15-20.000 euro la possibile assegnazione.

Le due chicche che vi propongo in chiusura sono sorprendenti vettura. La prima (lotto 6 – telaio BB62368) è una curiosa 3 ruote inglese, una Bond Bug, che trova spazio in questa asta Francese soprattutto perché, sotto al cofano, al posto dell’asfittico motore 700cc / 30CV di serie è stato montato un motore motociclistico Yamaha R1.

Bond Bug - Immagine Artcurial
Bond Bug – Immagine Artcurial

Il risultato? 0-100 in 3.5 secondi (e qualche dubbio su quello che può accadere alla prima curva). Stima (un po’ ardita) di 25-30.000 euro, ma il lotto offerto è senza riserva.

La seconda vettura sorprende per il prezzo, tanto che pensavo fosse un errore del catalogo: 25-30.000 euro per una Fiat 500 R?

Fiat 500 R - Immagine Artcurial
Fiat 500 R – Immagine Artcurial

Il segreto dell’auto è che è un’auto non ancora immatricolata con all’attivo 40 chilometri! Pensata come un dono di un nonno ai nipoti in vista del 18esimo compleanno, questo “cinquino” è stato conservato fin dal 1972 sotto una teca.

Qualcosa deve essere andato storto nel regalo dato che, per motivi di spazio, il proprietario vende l’auto. Difficile prevedere il destino di questo lotto.

Dove e quando

L’asta di Artcurial “Automobiles sur les Champs-Élysées” si terrà il giovedì 3 dicembre a Parigi (Campi Elisi, angolo avenue Montaigne) ore 16.00.

Viste le restrizioni dovute al Covid, è ammesso all’incanto un numero ridottissimo di persone, per cui l’organizzazione spinge per il bidding telematico.  Anche la visione dei lotti è esclusivamente su appuntamento.

Per maggiori informazioni consultate il catalogo d’asta sul sito di Artcurial

E, al solito, buona asta a tutti.

 

 

 

 

Porsche 911 Carrera 3.0

Porsche 911 Carrera 3.0

Una delle versioni della nine-eleven più sottovalutate, la Porsche 911 Carrera 3.0 deve il suo scarso appeal alla genesi del modello, nato per “sottrazione”

“Turbo senza Turbo”

Porsche 911 Carrera 3.0 (1975) - © Ciclootto.it
Porsche 911 Carrera 3.0 (1975) – © Ciclootto.it

Il nomignolo affibbiatole, Turbo senza Turbo, deriva dal motore Porsche 930, lo stesso della poderosa Porsche 911 Turbo 3.0 che in questa più pacifica versione viene privato del turbocompressore portando la potenza dai 260 CV della versione sovralimentata ai 200 della Carrera “base”.

Porsche 911 Carrera 3.0 - Particolare della brochure tecnica
Porsche 911 Carrera 3.0 – Particolare della brochure tecnica

Uno degli aspetti che ha relegato la Carrera 3.0 a ruolo di secondo piano è che, dati alla mano, la 3.0 paga 10 cavalli alla precedente Carrera 2.7. I clienti storsero il naso a questa involuzione di cavalleria nonostante l’aumento di cubatura.

Quello che non si racconta è che comunque questo motore in “sottrazione” regala piacevolezza di guida alla Carrera, che si, perde in efficacia rispetto alla Turbo ma guadagna in elasticità e progressione, evitando gli effetti, ancora evidenti, del Turbo lag della sorella maggiore. Le prestazioni poi, su strada, sono equivalenti alla versione 2.7.

Il modello

Prodotta dal 1975 al 1977 in circa 3700 esemplari, la Carrera 3.0 era disponibile in configurazione Coupé e Targa, con cambio manuale a 4 o 5 rapporti e nella rarissima versione Sportomatic (con cambio semiautomatico senza pedale della frizione) costruita in appena 58 esemplari.

1977 Porsche 911 Carrera 3.0 (16485231107)
Porsche 911 Carrera 3.0 Sport Pack: Ala posteriore opzionale – Immagine Jeremy Sydney/Wikipedia

L’allestimento standard comprende cerchi ATS da 15 pollici mentre in opzione è disponibile lo Sport Pack che comprende oltre ai cerchi, il vistoso alettone in stile 930 Turbo e l’iconica scritta Carrera sul lato vettura.

Guards red

Porsche 911 Carrera 3.0 (1975) - © Ciclootto.it
Porsche 911 Carrera 3.0 (1975) – © Ciclootto.it

L’auto in foto, protagonista alla Coppa della Collina 2019 è una Porche 911 Carrera 3.0 in colorazione Guards red e versione standard.

L’unica concessione extra è rappresentata dai cerchi Fuchs neri (optional dello Sport Pack). L’assenza di alettone e scritta Carrera, dona alla vettura un’eleganza che risulta preponderante rispetto all’aspetto aggressivo che ci si aspetta da una 911. Uno stile quasi da Gran Turismo che è sorprendente per una vettura sportiva.

A prescindere da queste considerazioni, la Carrera ha comunque prestazioni entusiasmanti: 0-100 Km/h in 6.1 secondi e 0-200 Km/h in 27 secondi. Velocità massima di oltre 230Km/h. Non male per un’auto nata per “sottrazione”.

Cadillac Allanté – La roadster anti-Mercedes

Cadillac Allanté – La roadster anti-Mercedes

La Cadillac Allanté è un classico esempio di prodotto in cui la somma dei buoni ingredienti non porta a un risultato positivo.

Meccanica USA e stile Italiano

1989 Cadillac Allanté Convertible 4.5L V8 front, Chelsea 5.18.19
Cadillca Allanté 1989 – Immagine Wikimedia / Kevauto

Un prodotto che doveva catalizzare un pubblico alla ricerca di un’elegante roadster, alla stregua della Mercedes 560 SL.

Utilizzando la base meccanica della sfortunata Cadillac Eldorado Mark XI, la Roadster di Detroit sfoggia una linea tronca, dettata dall’esigenza di ridurre le dimensioni delle vetture in vista degli aumenti del costo carburante sul mercato USA, avvenuti sul finire degli anni 80.

Cadillac Allanté 1987 - Immagine Greg Gjerdingen / Wikimedia
Cadillac Allanté 1987 – Immagine Greg Gjerdingen / Wikimedia

La Allanté è lunga circa 4 metri e mezzo e il nome è stato scelto da una lista di possibili alternative generate da un computer.

Lo stile esterno è curato da Pininfarina che oltre a disegnare la linea della vettura, cura anche l’assemblaggio delle carrozzerie nello stabilimento di Grugliasco (TO).

Da qui nasce quella che viene definita la “catena di montaggio più grande del mondo”, da un velenoso commento riportato dai giornalisti dell’epoca

Odissea automobilistica

L’ambiziosa vettura USA vede riunite scocche e carrozzerie negli stabilimenti di Detroit dove gli operai USA si occupano di ricevere da Pininfarina le carrozzerie da unire alla meccanica.

Fase di scarcio delle Cadillac Allanté - Aeroporto di Detroit - Immagine Jerowill / Wikimedia
Fase di scarcio delle Cadillac Allanté – Aeroporto di Detroit – Immagine Jerowill / Wikimedia

Dall’aeroporto di Torino Caselle partono, alla volta degli States speciali cargo Boeing 747 allestiti per il trasporto.

Ogni aereo può trasportare fino a 56 vetture. Ovviamente questa elaborata linea produttiva comporta enormi costi logistici e di produzione, per cui il prezzo finale della Roadster GM supera i 50.000 dollari.

Pubblicità Cadillac Allanté 1987 - Immagine Classic Cars Today
Pubblicità Cadillac Allanté 1987 – Immagine Classic Cars Today

La (ormai datata) Mercedes R107 superava di slancio i 60.000 dollari di prezzo (versione 560SL per il mercato USA), ma il pedigree del marchio, agli occhi del pubblico americano era ben diverso.

Nessuna Cadillac in vendita superava i 30.000 dollari di prezzo, per cui nessun acquirente Cadillac era certamente pronto a spendere una cifra quasi doppia per un’auto del marchio.

Flop annunciato

Presentata nel 1987, la Cadillac Allanté utilizza il motore Cadillac 4.1 litri da 170 Cavalli, abbinato ad un cambio automatico a 4 rapporti.

Cadillac Allanté - Particolare della strumentazione digitale - Immagine Popular Mechanics / Sara Stathas
Cadillac Allanté – Particolare della strumentazione digitale – Immagine Popular Mechanics / Sara Stathas

L’interno è curatissimo e prevede una strumentazione completamente digitale e orientata verso il guidatore.

L’auto viene venduta con hardtop di alluminio di serie e l’unico optional ordinabile è il telefono cellulare.

I risultati di vendita sono però estremamente deludenti. Nel corso del primo anno vengono vendute circa 3.300 vetture.

Come preventivato, nonostante la linea italiana risulta difficile piazzare la vettura ad un costo così alto.

La strumentazione digitale risulta inoltre indigesta, tanto da costringere GM a prevedere come optional la possibilità di avere un classico cruscotto analogico.

Nel 1989 viene sostituito il motore 4.1 con un nuovo 4.5 litri da 200 Cavalli.

Viene introdotto un sistema elettronico di gestione delle sospensioni. Il prezzo di contro sale ancora superando i 55.000 dollari e di per contro Mercedes presenta la formidabile Mercedes SL R129. Le vendite languono sempre tra le 2.000 e 3.000 unità e non si risolleveranno mai.

Mercato premium

L’azzardo di GM verso quello che adesso chiamiamo “mercato premium” non si ripeterà. La Allanté lascia il mercato nel 1993 senza eredi.

 

 

Alfa Romeo B.A.T. – Vendute per 14.5 Milioni

Alfa Romeo B.A.T. – Vendute per 14.5 Milioni

Un’asta in blocco per Sotheby’s con la vendita delle 3 versioni della Alfa Romeo Bertone B.A.T. Raggiungi oltre 14,5 milioni di dollari.

Arte contemporanea

Alfa Romeo B.A.T. - Immagine Ron Kimball - RM Sotheby's
Alfa Romeo B.A.T. – Immagine Ron Kimball – RM Sotheby’s

Un’asta straordinaria quella di Sotheby’s a New York, e per enfatizzare l’evento è bene ricordare che la venidta di queste vetture è avvenuta in un’asta di arte contempporanea e non nella classica vendita di vetture all’incanto.

D’altra parte le 3 vetture B.A.T (Berlina Aerodinamica Tecnica) sono 3 concept cars che attingono forse più all’arte che alla mera prodfuzione automobilistica.ù

Realizzate da Franco Scaglione, queste tre vetture (denominate rispettivamente B.A.T. 5, 7 e 9) rappresentano essenzialmente degli studi di design alla ricerca della miglior penetrazione aerodinamica.

Sfruttando gli studi aeronautici di Scaglione, il design delle vetture trae netta ispirazione da quello dei jet, con le tre vetture dotate comunque di un proprio personale carattere

B.A.T. 5: la prima della serie

Alfa Romeo B.A.T. 5 - Immagine Ron Kimball - RM Sotheby's
Alfa Romeo B.A.T. 5 – Immagine Ron Kimball – RM Sotheby’s

Il nome 5 deriva dal fatto che prima della vettura definitiva vennero realizzate altre 4 vetture di test, arrivando alla definizione della vettura definitiva solo alla quinta realizzazione. Basata sulla meccanica dell’Alfa 1900, venne presentata al salone di Torino del 1953.

Il design venne accolto con entusiasmo, e a questo si accompagnava il notevole studio aerodinamico con un CX calcolato che raggiunge lo 0,23!

B.A.T. 7: affinamento

Alfa Romeo B.A.T. 7 - Immagine Rex Gray - Wikipedia
Alfa Romeo B.A.T. 7 – Immagine Rex Gray – Wikipedia

Forte del successo della 5, Bertone affidò a Scaglione la realizzazione della seconda B.A.T., la 7, che presenta uno studio aerodinamico ancora più estremizzato.

Presentata esattamente un anno dopo la 5, al Salone di Torino del 1954, la vettura, disegnata da Scaglione senza computer e galleria del vento,  raggiunse un CX di 0,19.

B.A.T. 9: ingentilimento

Alfa Romeo B.A.T. 9 - Immagine Bill Abbott - Wikipedia
Alfa Romeo B.A.T. 9 – Immagine Bill Abbott – Wikipedia

La terza e ultima B.A.T., la 9, viene realizzata subito dopo, e presentata nel 1955 a Torino, in mostra insieme alle 3 sorelle.

L’ultima B.A.T. è una versione più razionale del progetto, con una vettura più vivibile e più Alfa. Anteriormente viene inserito il classico scudetto Alfa Romeo e vengono aumentate le superfici vetrate: più auto e meno “concept”.

Auto private, esibizioni pubbliche

La particolare natura di queste vetture ha portato i fortunati proprietari che si sono succeduti nel tempo, a mostrarle nei principali concorsi d’eleganza. D’altra parte sono vetture da ammirare più che da guidare.

Spesso protagoniste ai saloni dell’automobile e concorsi d’eleganza, la speranza è che il nuovo facoltoso proprietario continui la tradizione di esporle e concederle.
D’altra parte stiamo parlando di opere di design più che autovetture da vivere.

Asta Finarte Ottobre 2020

Asta Finarte Ottobre 2020

Finarte rinuncia all’asta in presenza e non ripete l’esperienza di Padova dello scorso anno. Troppi i rischi per il Covid. L’asta diventa solo Online con possibilità di visionare i lotti su prenotazione, una formula che prova a unire le esigenze di visione lotti con le problematiche sanitarie.

Le vetture in offerta? In primis una selezione di storiche vetture Mille Miglia, ma se cercate una VW o una Porsche, siete nel posto giusto.

Collezione Saottini: Deutschland uber alles!

Giacomo Saottini e Ferry Porsche - Immagine catalogo Finarte
Giacomo Saottini e Ferry Porsche – Immagine dal catalogo Finarte

L’incanto prevede 60 lotti di vetture (più 2 motociclette e un trattore Porsche) ed è incentrato principalmente sulla vendita di una parte della Collezione Saottini. Giacomo Saottini crea nel 1951 uno dei primi concessionari VW italiani, a cui si affiancano nel tempo i marchi Porsche e tutti i brand dell’universo VAG.

Se un lavoro è anche una passione, è inevitabile andare a collezionare una selezione di pezzi, che rappresentano oggi alcune delle più splendide creazioni dei due marchi.

C’è veramente l’imbarazzo della scelta e questa volta come non mai, è difficile definire i lotti più ambiti, tra Maggiolini, Porsche di ogni epoca (praticamente una per anno/modello) e rare produzioni limitate.

Porsche 356 Pre A 1500 Super Reutter - Immagine Finarte
Porsche 356 Pre A 1500 Super Reutter – Immagine Finarte

Partirei dalla una bellissima Porsche 356 Pre-A 1500 Super by Reutter, (lotto 5 – Telaio 11981). Datata 1951 è la numero 2029  dell’intera produzione Porsche. Numero basso e ambito. Assidua partecipante alle rievocazioni Mille Miglia ha una stima (realistica) da 185 a 210.000 euro

Porsche 356 Speedster 1954 - Foto Finarte
Porsche 356 Speedster 1954 – Foto Finarte

Come seconda proposta, sempre per 356, una magnifica Porsche 356 Speedster 1954 (lotto 11 – Telaio 80122). Vettura USA con solo 13.000 miglia percorse, viene evidenziata in catalogo per essere “vicina” (a livello di produzione) a quella utilizzata da James Dean. Vicini francamente non significa uguali e se come aneddoto può funzionare ad una cena, ma può questo fatto aumentarne il valore fino a 300-350.000 di stima? L’asta ci dirà la verità.

Porsche 911 S 2.0 - Foto Finarte
Porsche 911 S 2.0 – Foto Finarte

La lunga lista di Porsche 911 vede all’incanto 10 lotti (quindi 1/6 del totale) partendo da 2 modelli 1968, rispettivamente un 2.0 S (lotto 33 – Stima 115-140.000 Euro) e una versione USA (lotto 32 – Stima 95-120.000 Euro). Salendo negli anni i prezzi si riducono di conseguenza con 2 eccezioni.

Porsche 911 Carrera 3.2 Speedster Turbolook (lotto 47 – Stima 145-175.000 Euro), rara versione del 1989 (solo 1933 prodotte) in colore bianco e la 911 997 Sport Classic, serie numerata (questa è la 212 su 250). Ma qui siamo già nell’instant classic più che nell’auto storica.

Skoda Felicia Cabriolet - Immagine da Finarte
Skoda Felicia Cabriolet – Immagine da Finarte

Collezione Saottini però non significa solo le dispendiose Porsche 356 o 911. Interessanti altri lotti dell’universo VAG proposti in asta.

Vi segnalo una Audi RS2 prima serie 1995, una delle prime supercar station wagon (lotto 52 – Stima 40-50.000 Euro), una carinissima e rara Skoda Felicia Cabrio (lotto 20 – Stima 15-17.000 euro) e per chiudere una prima serie Porsche 928 in un inusuale rosso (lotto – Stima 28-33.000 Euro). Quest’ultima ha l’interno nel tessuto “standard” soprannominato Optical, per il disegno particolare. Una chicca per intenditori.

Top lots: vetrina Mille Miglia

Alfa Romeo 6C 2500 Sport Berlinetta "Turinga" - Foto Finarte
Alfa Romeo 6C 2500 Sport Berlinetta “Turinga” – Foto Finarte

I due top lot di quest’asta Finarte parlano entrambi Italiano e sono due vetture dall’importantissimo valore storico. Con una stima che supera di slancio il milione di Euro viene offerta una delle rare vetture carrozzate “Turinga”, la denominazione che fu costretta ad adottare la Carrozzeria Touring in era fascista, dove i termini e nomi stranieri vennero “sconsigliati”, suggerendo l’introduzione di versioni italianizzate.

Alfa Romeo 6C 2500 Sport Berlinetta "Turinga" - Foto Finarte
Alfa Romeo 6C 2500 Sport Berlinetta “Turinga” – Foto Finarte

Si tratta in questo caso di una meravigliosa Alfa Romeo 6C 2500 Sport Berlinetta (lotto 15 – Telaio 915207). Datata 1944 è una delle sole 3 esistenti (su una produzione comunque limitatissima).

Per anni in mano a un noto collezionista ha storia affascinante e nota, interni splendidi e in larga parte originali, uniti ad un chilometraggio limitato. Insomma, è un sogno di auto! E i sogni, costano caro!

Maserati A6 1500 Gran Turismo - Foto Finarte
Maserati A6 1500 Gran Turismo – Foto Finarte

L’altra perla dell’asta Finarte pesca anche in questo caso nella storia motoristica Italiana, esibendo il primo Tridente Maserati ad uso stradale.

Una delle 60 Maserati A6 1500 Gran Turismo Pinin Farina prodotte (lotto 10 – Telaio 84), vettura dalla storia affascinante avendo viaggiato tra l’Italia e gli Stati Uniti ed esibita spesso dalla stessa Maserati in varie manifestazioni, nonché al Museo Enzo Ferrari e alla Collezione Panini per i festeggiamenti del centenario Maserati.

Eleggibile Mille Miglia (e ci mancherebbe) e credo benvenuta OVUNQUE. Condizioni eccellenti per una stima che arriva fino ai 700.000 Euro.

Giaur 750 Sport - Foto FInarte
Giaur 750 Sport – Foto FInarte

Parte rilevante della selezione d’asta riguarda proprio la Mille Miglia, in partenza in questi giorni. Alcuni lotti fanno espressamente riferimento alla Freccia Rossa, in particolare il secondo lotto in asta che vede protagonista la Giaur 750 Sport, vettura con telaio tubolare prodotta dal binomio tra i rinomati propulsori Giannini e l’azienda Urania di Taranto, nella classica formula delle ectceterini, le piccole da corsa delle anni 50 con motori della piccola produzione di serie. In un classico Rosso Italiano l’auto (lotto 2 – Telaio BT006) ha una stima da 200 a 300.000. Ampia la forbice, dato che queste vetture rappresentano comunque un’incognita in sede d’asta.

Discorso simile anche per il lotto 9, con una Panhard Dyna X86 spider con telaio “italiano” (F.lli Raimondi) con 4 partecipazioni alla Mille Miglia storica (compresa l’ultima, 1957) . Questo pezzo unico (telaio 481821) ha una stima 250-400.000 euro, ripetendo la forbice della Giaur.

Le altre: le curiosità all’asta

Fiat 500 C Topolino - Foto Finarte
Fiat 500 C Topolino – Foto Finarte

Tra le curiosità d’asta, sicuramente un’altra vettura ex-Mille Miglia. La Fiat 500 C “Topolino” offerta in asta (lotto 2 – Telaio 222313).

Ad istinto avrei inserito volentieri quest’auto nel mio pezzo sulla Mille Miglia low cost (le vetture “abbordabili” per correre la grande corsa) solo che questa vettura, concorrente alla gara del 1954, si trova in condizioni da restauro completo, parzialmente smontata e (deludendo gli amanti delle targhe originali) è stata ritargata negli anni 70.

Basterà l’accurata documentazione fotografica e l’inserimento dell’auto in un prossimo volume sulla “Freccia rossa” a raggiungere i 55-75.000 euro di stima?

VW van Typ2 "Samba" - Foto Finarte
VW van Typ2 “Samba” – Foto Finarte

Per chiudere, un classico della bit generation. Non capita spesso di imbattersi in un bel van VW Typ2 Samba 21 Finestrini come quello offerto in quest’asta (lotto 27 – telaio 1317526).

Restaurato mantenendo gli interni originali, sfoggia un bel colore rosso/beige e ha i famosi le famose “Safari Windows”, i due elementi del parabrezza apribili. Poco da dire sul mezzo, davvero molto bello. Salato invece il conto (o quantomeno la stima) si parla di oltre 110.000 euro).

Dove e quando

L’asta, rigorosamente online causa Covid, parte oggi 28 ottobre alle ore 17 con una diretta sul canale youtube di Finarte che comunicherà le offerte pervenute in pre-asta. I vostri “rilanci” vi aspettano sul sito dell’asta. I lotti verranno chiusi alle ore 15 del 30 ottobre.

Buona asta a tutti!

 

 

 

 

 

 

Mille Miglia 2020 – Trionfo Vesco nella gara Covid

Mille Miglia 2020 – Trionfo Vesco nella gara Covid

Ennesimo trionfo per la famiglia Vesco nella Mille Miglia 2020 conclusasi domenica a Brescia. Negli occhi le tante immagini dell’Italia dle Covid

I vincitori

Vesco - Vesco #46 - Immagini René Photo Collection/1000 Miglia
Vesco – Vesco #46 – Immagini René Photo Collection/1000 Miglia

Alla Mille Miglia non c’é mai un vero vincitore annunciato. Le insidie di un percorso di 1200 chilometri da percorrere con auto di oltre 60 anni sono enormi.

Arrivare semplicemente all’arrivo è un’impresa ardua e gli oltre 150 ritirati sui 419 partenti sono li a testimoniarlo.

In verità il successo è arrivato all’equipaggio favorito in partenza. Padre e figlio Roberto e Andrea Vesco, su Alfa Romeo 6C 1750 SS Zagato (1929) trovano il successo con discreto vantaggio. Vesco figlio aggiunge al suo palmares la terza Freccia Rossa dopo quelle del 2016 e 2017 mentre Vesco padre torna al successo 27 anni dopo il suo ultimo trionfo.

Sisti - Gualandi #45 - Mille Miglia 2020 - Lancia Lambda Spider Casaro
Sisti – Gualandi #45 – Mille Miglia 2020 – Lancia Lambda Spider Casaro

Sul podio, al secondo posto il team composto da Sergio Sisti e Anna Gualandi su Lancia Lambda Spider Casaro (1929). Al terzo posto Fontanella-Covelli su Lancia Lambda Casaro VII Serie (1927).

La Coppa delle Dame, il trofeo per il primo equipaggio femminile è andata a  Silvia Marini e Francesca Ruggeri su Bugatti T40 (1929).

Marini - Ruggeri #43 Mille Miglia 2020 - Bugatti T40
Marini – Ruggeri #43 Mille Miglia 2020 – Bugatti T40

Da notare che nel cumolo penalità (senza considerare i coefficienti di storicità delle auto in gara) la vittoria sarebbe rimasta nelle mani della famiglia Vesco, con al secondo posto il “nostro” team della #blackbalilla con Fabio Loperfido e Simone Calosi su Fiat Balilla 508 S Coppa d’Oro (1935) con al terzo posto Andrea Bellometti e Massimo Bettinsoli ancora su Lancia Lambda Spider Casaro (1929)

I risultati completi sono accessibili qui

Potete rivivere le emozioni della gara nel nostro Diario Mille Miglia su Youtube

Cerimonie a porte chiuse

Loperfido - Calosi - #83 - Mille Miglia 2020 - Fiat 508 Coppa Oro
Loperfido – Calosi – #83 – Mille Miglia 2020 – Fiat 508 Coppa Oro

La cerimonia di premiazione al Brixia forum è stata trasmessa in streaming dal sito Mille Miglia per evitare assembramenti. Ammesse solo 200 persone, per cui oltre ai team in gara, ben pochi altri hanno assistito in presenza. Anche a gran parte dei media è stato vietato l’ingresso.

Le curiosità della gara

Indubbiamente una gara segnata dal Covid questa Mille Miglia anomala del 2020. Nelle curiosità della gara legate al Covid, segnalo l’assenza di pubblico al passaggio notturno a Villa Borghese, una piazza che solitamente ospitava una folla oceanica all’attesa delle vetture. Era la sera prima serata del coprifuoco romano e lo scenario del grande parco nella notte romana era quasi surreale.

I colori dell'autunno e le mascherine. Emblemi della una MM 20202
I colori dell’autunno e le mascherine. Emblemi della 1000 Miglia 20202

Altra curiosità, quella dei lunchbox per gli equipaggi nelle soste pranzo/cena. Per evitare contatti e velocizzare le pause evitando assembramenti, ai team veniva offerto un pasto a sacco. Curioso vedere gli equipaggi riposarsi in posti di classe con una pasto preconfezionato. D’altra parte, logisticamente questa Mille Miglia è stata un inferno vista l’emergenza sanitaria.

In merito al lunchbox qualche team mi ha confidato che in fondo per alcuni è stato meglio così, visto che a volte è successo che il buffet si svuotasse a velocità impressionante lasciando agli ultimi arrivati ben poco da spartire.

Svelata la data della prossima Mille Miglia

Difficile guardare al futuro viste le condizioni dell’emergenza sanitaria, ma con coraggio, 1000 miglia ha annunciato le date dell’edizione 2021: 12-15 Maggio 2021. Date indicative, visto che molto dipenderà dall’andamento dell’epidemia nei prossimi mesi, ma questo annuncio è sicuramente di buon auspicio per un movimento, quello del motorismo storico, fortemente provato da questo 2020 così difficile

Diario Mille Miglia: Partiti

Diario Mille Miglia: Partiti

Con la sfilata da Viale Venezia a Brescia é partita la Mille Miglia, dispetto a tutti i dubbi e le incertezze.

Alfa Romeo 1500 SA MM (1928)

Distanziamento e pubblico

La paura del virus (e la diretta streaming) hanno ridotto le presenze a Brescia con un pubblico che si é complessivamente ben comportato.

Bugatti T 35A (1925)

La cornice di pubblico é invece stata sorprendente nei piccoli e grandi centri attraversati dalla manifestazione.

Trovare centinaia di persone nell’umido della notte Padana ad attendere le vetture é un’emozione che difficilmente scorderò.

Imprevisti e incidenti

Forature e guasti meccanici sono all’ordine del giorno in una gara come questa, con vetture di almeno 60 anni di età.

BMW 328 (1938)

Pericoloso l’incidente dell’equipaggio Nolli-Orioli, uscito di strada per la rottura dello sterzo, fortunatamente senza conseguenze

Seconda tappa con direzione Roma

Partenza di buon’ora per gli equipaggi questa mattina.

Poche le ore di sonno dopo l’arrivo in serata a Cervia.

La seconda tappa di oggi si concluderà a Roma passando per San Marino e Urbino

#BlackBalilla: buona la prima

La #blackbalilla alla partenza

Ottima prima tappa per il nostro equipaggio Loperfido-Calosi con la Balilla n.83. Tredicesimi assoluti ed acclamati alla partenza con la loro bandiera Tricolore a sventolare.

Un buon auspicio per loro e per tutta la città di Brescia in un periodo non facile.