Aste: Bolaffi riparte col “botto”

Aste: Bolaffi riparte col “botto”

Ritornano anche in Italia, nell’era Covid, le aste di auto classiche. Le vendite telematiche, necessarie per scongiurare assembramenti sono una formula che ha avuto un certo riscontro all’estero e viene ripresa anche a casa nostra.

Prima tra tutte, Aste Bolaffi, che realizza un’interessante incanto con alcuni pezzi inusuali che potranno sicuramente attirare acquirenti per la vendita online del 7 luglio 2020.

La vetrina: l’auto cannone

Auto Cannone Mensital - Fiat 1100 - Asta Bolaffi
Auto Cannone Mensital – Fiat 1100 – Asta Bolaffi

Un’auto militare? Uno scherzo? In verità un’interessante trovata pubblicitaria degli anni ’50, frutto della creatività degli advertiser Italiani e dell’egual estro della carrozzeria Fissore.

La Fiat 1100 Veicolo Cannone pubblicizzava il brodo Priest, prodotto dalla Bolognese Mensital Industrie Alimentari.

Commissionato direttamente dall’azienda e realizzato da Fissore nel 1953, il veicolo permetteva davvero di “sparare” confezioni di dado dalla sua torretta, alla cui sommità capeggiava un pupazzo vestito da chef.

Auto Cannone Mensital - Fiat 1100 - Asta Bolaffi
Auto Cannone Mensital – Fiat 1100 – Asta Bolaffi

Un glorioso pezzo di artigianato (ovviamente l’unico esistente) che è arrivato ai giorni nostri in ottime condizioni, passando anche per una sua seconda vita, animando le notti della discoteca 007 nel riminese, dove i due cannoni ad aria compressa lanciavano volantini sul pubblico.

Questo lotto, (numero 255) oltre a rappresentare uno spaccato dell’advertising del dopoguerra è il top bid (stima 40-50.000 euro) di un catalogo che propone per la sua totalità vetture Italiane, con alcuni lotti davvero particolari.

Le furgonate: il ritorno delle auto da lavoro

La sezione probabilmente più interessante dell’asta si incentra su una serie di vetture da lavoro, pickup e furgoni realizzati sulla meccanica delle berline Italiane.

Spesso usate fino allo sfinimento, difficilmente si trovano in buone condizioni in vendita. Per questo motivo l’asta di Bolaffi risulta particolarmente interessante, con almeno 3 proposte che vale la pena di menzionare.

Lancia Ardea Furgonata Promiscuetta
Lancia Ardea Furgonata Promiscuetta – Asta Bolaffi

La prima proposta è una Promiscuetta, nome attribuito alla Lancia Ardea furgonata (lotto 238), trasformata in van finestrato dalla Carrozzeria specializzata Albanesi.

Cinque posti e sedile posteriore ribaltabile con un vano di carico di generosissime dimensioni. Un mezzo concettualmente molto moderno (prodotto nel 1951) e presentato in una bella livrea verde/crema, stimato dalla casa d’aste tra i 25.000 e i 35.000 euro.

Lancia Ardea Furgonata - Asta Bolaffi
Lancia Ardea Furgonata – Asta Bolaffi

La seconda proposta che segnalo è una più convenzionale Ardea Furgonata (lotto 236), in un bicolore grigio medio/scuro.

Stimata tra i 20.000 e i 30.000 euro, questa versione, due posti più vano di carico in legno, si presenta in ottime condizioni (apparteneva alla stessa collezione della Promiscuetta).

E’ bene notare che queste vetture su base Lancia Ardea sono comunque piuttosto rare, con una produzione complessiva di circa 7000 vetture.

Fiat Balilla 3M Pickup - Asta Bolaffi
Fiat Balilla 3M Pickup – Asta Bolaffi

La terza e ultima segnalazione per le auto “da lavoro” fa tornare indietro di qualche anno, con un raro pickup con cassone in legno su base Fiat Balilla 3 marce (lotto 231) del 1933, anche qui con un bicolore giallo/blu petrolio. Stima dai 17.000 ai 25.000 euro.

A queste 3 proposte si aggiungono una Fiat 500 C Topolino Furgonata e un bel Fiat 1100 “Musone” in versione BLR Pickup (lotti 229 e 230)

La carica delle 500

Fiat Nuova 500 America - Asta Bolaffi
Fiat Nuova 500 America – Asta Bolaffi

Altra interessante sezione dell’asta Bolaffi è rappresentata dall’offerta di una selezione di Fiat 500 appartenenti ad un’unica collezione.

In questo caso l’offerta è davvero variegata, con alcune vetture offerte in condizioni da “restauro” ed all’incanto senza riserva con una base d’asta quasi “simbolica” di 100 euro a proposte più interessanti, tra cui una rara Fiat 500 America (a cui ho dedicato un focus qualche giorno fa) offerta al lotto 223 e stimata tra i 15 e i 20.000 euro.

Fiat 500 Trasformata Spider - Asta Bolaffi
Fiat 500 Trasformata Spider – Asta Bolaffi

Interessante inoltre una 500 D trasformata spider (ovviamente non una preziosa Jolly) offerta al lotto 222 . Mezzo interessante, con registrazione della modifica annotata a libretto (quindi di libera circolazione) stimata tra i 15 e i 20.000 euro.

Per chiudere con 500, una curiosa Fiat 500 Scoiattolo, versione realizzata in pochissimi esemplari dalla carrozzeria (circa 200) su base Fiat 500 F. Una piccola beach car (lotto 221) prodotta dalla CAP di Arrigo Perini (a cui seguì anche una versione a 4 ruote motrici) di cui si stimano, in esistenza, solo 20 esemplari.

L’asta e visione lotti

Lancia Aurelia B12 - Asta Bolaffi
Lancia Aurelia B12 – Asta Bolaffi

Interessanti anche le altre proposte, forse più convenzionali, con Lancia Aurelia B12, Lancia Flaminia Coupé Pininfarina e Ardea berlina, o Alfa Romeo e una ottima Alfa GT 2000 Veloce. A differenza di altre aste italiane in calendario nelle prossime settimane, Bolaffi non prevede giornate di visione dal vivo, ma da la possibilità di fissare appuntamenti in videoconferenza con visione dei lotti di interesse.

Appuntamento quindi, ma solo sulla rete, per il 7 Luglio sul sito di Aste Bolaffi

 

 

 

Fiat 500 America

Fiat 500 America

Difficile incontrarne, soprattutto a casa nostra. Sono le Fiat 500 America, il sogno del Lingotto di esportare la piccola di casa nel regno del “the bigger, the better”. Un sogno durato davvero pochi anni.

Alla conquista degli States

Fiat 500 America Trasformabile - Verona Legend Cars 2019 - Immagine (c) Ciclootto.it
Fiat 500 America Trasformabile – Verona Legend Cars 2019 – Immagine (c) Ciclootto.it

C’era spazio per un’auto lunga 3 metri nel regno di Ford Thunderbird o Buick Roadmaster?

Secondo Fiat probabilmente si e quindi, a partire dal dicembre 1957 le piccole di casa Fiat cominciano la loro avventura in terra Americana, accompagnate dalle 1100 e 600 allestite per l’esportazione.

Le auto per gli States coprivano tutta la seppur esigua gamma Fiat 500 del tempo, per cui un cliente americano poteva acquistare una “normale”, una rara Sport e perfino la preziosa Jolly Ghia.

Volatino Pubblicitario Fiat 500 America
Volantino Pubblicitario Fiat 500 America

Il trasporto delle auto avviene via mare utilizzando l’Italterra, un mercantile adattato dalla Fiat che permette di stivare le vetture senza imballaggi.

L’imbarcazione, soprannominata “La nave delle Mille Auto” fa la spola tra il porto di Savona e Genova verso il Nord-America, con soste a San Francisco, New York, Los Angeles e Vancouver. Fiat in seguito allestisce altre 2 navi gemelle allo scopo, la Italmare e la Italvega.

La Nave delle Mille Auto – Documentario sulla Italterra

 

La versione USA: il ranocchio

Fiat 500 America - Automotoretrò 2019 - Immagine (c) Ciclootto.it
Fiat 500 America – Automotoretrò 2019 – Immagine (c) Ciclootto.it

La piccola Fiat desta scalpore nel pubblico americano. Un’auto così piccola sembra un giocattolo ai loro occhi, e suscita simpatia (motivo che probabilmente convince la dirigenza allo sbarco).

Le auto per gli States subiscono una serie di interventi necessari ad ottemperare alle regole del codice della strada americano.

La prima e più importante è l’adozione dei proiettori anteriori di tipo “Sealed-Beam“.

Fiat 500 America - Le modifiche anteriori: Proiettori anteriori, frecce e rostri - Immagine (c) Ciclootto.it
Fiat 500 America – Proiettori anteriori, frecce e rostri – Immagine (c) Ciclootto.it

Questi proiettori vengono realizzati in un unico pezzo sigillato, per cui non è possibile eseguire il cambio della lampadina. Quando il filamento risulta danneggiato si deve provvedere al cambio dell’intero blocco.

Alla stessa maniera, la legislazione Americana impone un’altezza minima da terra dei proiettori anteriori. Questo obbliga il riposizionamento delle luci anteriori e l’inserimento di indicatori di direzione rotondi sul frontale appena sopra le grigliette di areazione.

All’interno gli strumenti vengono adattati in modo da avere contachilometri e tachimetro con indicazione delle miglia, oltre alle diciture in lingua inglese.

Fiat 500 America - Dettaglio del tachimetro in Miglia - Immagine da BringaTrailer.com
Fiat 500 America – Dettaglio del tachimetro in Miglia – Immagine da BringaTrailer.com

Ultima, ma non meno importante, la modifica ai paraurti.

Le auto per gli Stati Uniti utilizzano paraurti maggiorati dotati di rostri, una soluzione non obbligatoria ma necessaria per resistere meglio agli urti, considerando i “colossi” con cui il Cinquino si sarebbe scontrato.

Sogno naufragato

Nonostante lo sbarco in forze progettato da Fiat, la curiosità del pubblico Americano non si traduci in vendite. Si stimano in circa 300 le Nuova 500 prodotte in versione America.

Fiat 500 America Trasformabile - Immagine da BringaTrailer.com
Fiat 500 America Trasformabile – Immagine da BringaTrailer.com

La commercializzazione del Cinquino si interrompe nel 1961. Le versioni America sono quindi molto rare, anche se lo strano aspetto da “ranocchio” le penalizza nell’estetica in confronto alle versioni Italiane.

Incontrarne una apre uno scrigno di ricordi per un’avventura americana forse breve, ma comunque interessante, reiterata poi in tempi più recenti con la 500 degli anni 2000.

 

Lancia Thema Ferrari 8.32

Lancia Thema Ferrari 8.32

La Lancia Thema a cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 è stata la berlina d’eccellenza per il mercato Italiano.

Scopriamo, nel racconto di Fabio Di Pasquale, l’apice dell’esperienza Thema, la “8.32”, nata dal binomio tra due grandi marchi italiani: Lancia e Ferrari.
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La prima Lancia adottata nella nostra famiglia è stata una Turbo i.e. ma io tutti i giorni mi recavo dal concessionario Lancia ad ammirare “l’oggetto dei desideri” di ogni italiano: la Thema Ferrari.

Scelta di immagine

Lancia Thema 8.32 - Prima Serie - Nero Metallizzato. Immagine Gulfblue.it
Lancia Thema 8.32 – Prima Serie – Nero Metallizzato. Immagine Gulfblue.it

Modello di prestigio, creato per nobilitare il marchio Lancia più che perseguire il successo commerciale,  la Thema 8.32 per il gruppo Fiat (e per il suo AD Vittorio Ghidella) è il ritorno alle berline di alta classe, con una delle più prestigiose ed amate vetture del marchio nella sua storia recente.

Lancia Thema 8.32 - Particolare del motore - Immagine Gulfblue.it
Lancia Thema 8.32 – Particolare del motore – Immagine Gulfblue.it

Il binomio tra le due case automobilistiche è suggellato dalla scritta “Lancia by Ferrari” sul motore V8 preso in prestito dalla Ferrari 308  che trasforma la Thema nella trazione anteriore più veloce del mondo con i suoi 240 Km/h di velocità massima ed una accelerazione da 0 a 100 in 6,8 secondi.

I particolari che fanno la sostanza

8.32: 8 cilindri e 32 valvole, 215 cv di potenza per la prima versione non catalitica. Gli interni curati dall’italianissima e prestigiosa “Poltrona Frau”, gli inserti in radica di noce selezionati ed ottenuti da un unico albero in modo che la vettura abbia lo stesso colore omogeneo.

Lancia Thema 8.32 - Interni- Immagine Peter Singholf/Rm Sotheby's
Lancia Thema 8.32 – Interni- Immagine Peter Singholf/Rm Sotheby’s

Nulla è lasciato al caso: Speedline realizza i cerchi da 15 pollici con disegno a stella appositamente per la Thema (molto simili a quelli che equipaggiano le vetture del Cavallino), la Good Year prepara un pneumatico specifico e Blaupunkt crea il modello Brera per la 8.32. E’ la prima berlina ad installare un alettone a scomparsa sul bagagliaio, da aprire elettronicamente per aver maggiore deportanza alle alte velocità.

Lancia Thema 8.32 - Alettone Posteriore - Immagine Yahoo.it
Lancia Thema 8.32 – Prima Serie – Colore Rosso Winner – Alettone Posteriore – Immagine Yahoo.it

Non è ancora tutto. Sospensioni elettroniche, sedili elettrici e riscaldabili sia anteriormente che posteriormente ed addirittura un sistema di cuffie per ascoltare musica comodamente seduti dietro ed isolati dal resto dell’auto. Un sottile filetto giallo corre poco sotto la linea di cintura della macchina con la griglia anteriore in alluminio che richiama le Ferrari di produzione.

Lancia Thema 8.32 - Console Centrale - Immagini ClassicDriver
Lancia Thema 8.32 – Console Centrale – Immagini ClassicDriver

La scritta 8.32 su fondo giallo come il logo del cavallino rampante, un cruscotto ridisegnato ad elementi circolari, tra i più belli mai riusciti, rendono questa Thema una delle berline più esclusive del momento, una straordinaria alchimia fra comfort, prestazioni, stile e glamour.

La “Milano da bere”

Lancia Thema 8.32 - Colore Rosso Winner - Immagine Hemmings.com
Lancia Thema 8.32 – Colore Rosso Winner – Immagine Hemmings.com

La Lancia Thema 8.32 diventa un’icona della Milano “da bere”. La consegna, una sorta di rito iniziatico, fa assomigliare la berlina Lancia ad  una vera fuoriserie esclusiva, con la consegna chiavi che avviene allo stabilimento di produzione a Borgo S. Paolo in Torino.

Costava oltre 60 milioni di Lire,
il doppio di una Thema normale

 

Ne possedeva una Umberto Agnelli (di colore blu), una Cesare Romiti (grigia), una Vittorio Ghidella (amaranto).

Lancia Thema 8.32 Station Wagon Sn #67316 - Ex-Agnelli - Immagine Bonhams
Lancia Thema 8.32 Station Wagon Sn #67316 – Ex-Agnelli – Immagine Bonhams

L'”Avvocato” se ne fece fare una station wagon argento metallizzato con interni in pelle blu per andare a Saint Moritz. Insomma, avere una 8.32 alla fine dei mitici “Ottanta” era una questione di rango.

L’auto dei sogni

Ricordo un giovedì pomeriggio. Mi reco presso la concessionaria Lancia che ero solito frequentare per ammirarla, ma la macchina dei miei sogni non c’è più.

Lancia Thema 8.32 - Prima Serie - Nero Metallizzato. Immagine Gulfblue.it
Lancia Thema 8.32 – Prima Serie – Nero Metallizzato – Immagine ClassicDriver.com

Era stata acquistata e ricordo il ritorno a casa col motorino, sconsolato. Il sabato seguente (era il 21 Novembre 1987), mio padre venne stranamente a prendermi a scuola e quando girai l’angolo vidi la macchina dei miei sogni, bella come il sole. Un’emozione che, a distanza di 33 anni, non riesco a dimenticare.

Ne costruirono due serie, la prima dal 1986 al 1988 (la più apprezzata dai collezionisti) la seconda dal 1988 al 1991 seguendo gli aggiornamenti della gamma Thema con una potenza che passata da 215 a 205 CV a causa dell’adozione, sulla seconda serie, del catalizzatore.

Ritorno a casa

Dopo pochi anni mio padre sostituì la macchina con altre vetture: Saab 9000, Lancia Thema Turbo 16V, Lancia Delta Integrale,  ma come lei nessuna. Decise di riacquistarne una. Era il 1992 e fu una bella avventura trovarla, quando ormai il modello era uscito di produzione.

Lancia Thema 8.32 - II serie - Auto e Moto d'Epoca Padova 2018
Lancia Thema 8.32 – II serie – Auto e Moto d’Epoca Padova 2018

La seconda Thema 8.32 arrivò dalla Francia, con i fari gialli, perché da una ricerca fatta in rete dal Concessionario Lancia, in Italia non ne esistevano più. Rimase in famiglia almeno una decina di anni con tante soddisfazioni e ricordi indelebili.

Credo che da allora Lancia (e forse anche l’Italia) non abbia più creato un oggetto del desiderio di quel livello. Io lo capii a 14 anni, appena vidi il cofanetto in radica di noce con il depliant della vettura avvolto in una custodia di alcantara nera con le cuciture rosse. Uno stile che non esiste più.

Maserati Quattroporte: all’asta la versione antincendio CEA

Maserati Quattroporte: all’asta la versione antincendio CEA

Interessante, rara e singolare. Va all’asta in Francia una rara Maserati Quattroporte prima serie (1967) allestita antincendio. Una creatura Italiana nata nei Gran Premi per una storia da raccontare.

CEA e la storia dell’antincendio “sportivo”

Questa vettura fa parte di un lotto di auto allestite nel 1973 dalla CEA Estintori. Le Quattroporte erano in servizio presso l’autodromo Enzo e Dino Ferrari a Imola, come mezzi antincendio della famosa quadra dei “leoni” della CEA.

Maserati Quattroporte CEA - Immagine storica da Ceasquadracorse.
Maserati Quattroporte CEA – Immagine storica da Ceasquadracorse.

All’inizio degli anni ’70 il corpo dei Vigili del Fuoco smise di occuparsi della sicurezza antincendio negli autodromi, costringendo proprietari e gestori ad allestire un proprio team di sicurezza. Per questo motivo i proprietari del circuito di Imola si rivolsero all’azienda Emiliana CEA Estintori (nata tre anni prima, nel 1967).

La risposta fu la creazione della CEA Squadra Corse, una squadra professionale di volontari, formati per la gestione delle emergenze legate al fuoco, evenienza che negli autodromi è purtroppo all’ordine del giorno.

Maserati Quattroporte Antincendio CEA - Immagine balsanencheres.com
Maserati Quattroporte Antincendio CEA – Immagine balsanencheres.com

Una team unico in cui i “leoni” (come sono soprannominati gli appartenenti) hanno dimostrato negli anni competenza e passione nel gestire la sicurezza dell’autodromo. Indimenticabile l’intervento nel 1989 sulla vettura di Gerhard Berger uscita alla curva del Tamburello.

La Quattroporte antincendio

Maserati Quattroporte Antincendio CEA - Immagine balsanencheres.com
Maserati Quattroporte Antincendio CEA – Immagine balsanencheres.com

La splendida berlina del Tridente allestita per gli interventi in autodromo, viene privata del tetto e trasformata in un pickup con un lungo piano di carico al posteriore su cui viene montata una manichetta a schiuma e una dotazione di estintori. I due comparti laterali sul cassone posteriore ospitano entrambi 2 manichette.

Maserati Quattroporte Antincendio CEA - Immagine balsanencheres.com
Maserati Quattroporte Antincendio CEA – Immagine balsanencheres.com

Perché scegliere una Maserati Quattroporte? Difficile unire le prestazioni (necessarie per un intervento tempestivo in Autodromo) e con le capacità di carico necessarie per gli strumenti antincendio. La trasformazione dell’ammiraglia del Tridente in mezzo da lavoro riusciva a coniugare queste due esigenze.

Maserati Quattroporte Antincendio CEA - Interni - Immagine balsanencheres.com
Maserati Quattroporte Antincendio CEA – Interni – Immagine balsanencheres.com

Abbastanza curioso vedere il rifinito e lussuoso interno dell’esclusiva vettura (con tanto di interni in pelle) dedicarsi ad attività così diverse rispetto al proprio rango.

L’asta in Francia

La vettura in vendita (telaio AM107-2290) è stata allestita nel 1973 e fa parte dell’originario gruppo di 5 vetture Maserati della Squadra Corse.

Dotata del motore Maserati v8 da 4.200cc si presenta in condizioni da restauro essendo rimasta ferma per molti anni. Presente il cruscotto in legno e gli interni in pelle Connolly, ancora tutto sommato in discrete condizioni.

Maserati Quattroporte Antincendio CEA - Immagine balsanencheres.com
Maserati Quattroporte Antincendio CEA – Immagine balsanencheres.com

L’asta è fissata per il 13 Giugno e la vettura ha una stima di 30.000 euro. Potete fare le vostre offerte qui.

 

 

La spiaggina: l’auto con l’estate in testa

La spiaggina: l’auto con l’estate in testa

La visione dell’automobile come strumento di svago non è mai stata prioritaria agli albori della motorizzazione. L’automobile è stata primariamente strumento di lavoro e trasporto.

Nel dopoguerra l’auto è divenuta strumento di svago e di status. La nascita della spiaggina è figlia diretta del benessere e non poteva che essere legata alla “dolce vita” Italiana.

Voglia di libertà

Spiaggina: Citroen Mehari - Pubblicità in spiaggia
Citroën Mehari in una pubblicità anni ’80

Il concetto alla base della spiaggina è semplice: allestire una vettura da utilizzarsi al mare, evitando tutte le sovrastrutture necessarie ad un’auto che deve affrontare le intemperie o il freddo.

Imprescindibile l’assenza del tetto (sostituito da un tendalino per ripararsi dal sole estivo) e l’utilizzo di interni semplificati, spesso realizzati con materiali che possano sopportare il caldo e che risultino freschi per gli occupanti.

interni semplificati,
spesso realizzati con materiali
che possano sopportare il caldo
e che risultino freschi

 

In molti casi la spiaggina rinuncia agli sportelli, in modo da permettere una salita e discesa veloce dal mezzo, una semplificazione che è quasi un simbolo dell’easy living che la vettura  vuole ispirare.

La Boano Spiaggia, la nascita di un mito

Spiaggina: Fiat 500 Spiaggia Boano - Immagine Luxury-cars
Fiat 500 Spiaggia Boano – Immagine Luxury-cars

La fama delle spiaggine utilizzate da vip e ricchi proprietari di yacht per gli spostamenti a terra,  è indissolubilmente legata a Fiat e a Gianni Agnelli.

Fu proprio l’avvocato a teorizzare il concetto di spiaggina e fu lui a dare l’input a Mario Felice Boano per la creazione della famosa Fiat 500 Spiaggia Boano, vettura da cui, per analogia, le discendenti acquisiscono il nome di spiaggina, con chiaro riferimento alla poltroncina da utilizzare sul lungomare.

Spiaggina: Marella Agnelli su Vougue Magazine a bordo della Spiaggia Boano (1963) - Foto Vogue Magazine
Marella Agnelli su Vogue Magazine a bordo della Spiaggia (1963) – Foto Vogue Magazine

Quest’auto, prodotta in soli 2 esemplari nel 1958 sulla base della Nuova 500 N, è stata l’ultima vettura prodotta dalla Carrozzeria Boano prima del passaggio del designer alla direzione del Centro Stile Fiat .

E’ celebre per le immagini glamour degli anni ’60 che riprendevano gli Agnelli e la sua famiglia a bordo della piccola fuoriserie nei pressi della loro villa in Costa Azzurra .

 

tutte le sue discendenti acquisiscono
il nome di spiaggina, con chiaro riferimento
alla poltroncina da utilizzare sul lungomare

 

Delle due vetture prodotte, mentre della seconda, donata dall’avvocato all’amico armatore Aristotele Onassis non si hanno informazioni recenti, la vettura di Agnelli, ritrovata nel 2003 e restaurata, ha partecipato al Concorso d’Eleganza a Villa d’Este nel 2018.

Le spiaggine Fiat: le Jolly Ghia

Spiaggina: Fiat 600 Jolly Ghia - Automotoretrò, Torino 2020 - Immagine Ciclootto
Fiat 600 Jolly Ghia – Automotoretrò, Torino 2020 – Immagine Ciclootto

La seconda metà degli anni 50 è il periodo d’oro delle spiaggine con un gran numero di carrozzieri Italiani, da Pininfarina a Francis Lombardi, da Savio a Motto che si cimentano nella loro interpretazione della vettura estiva.

In particolar modo, la carrozzeria Ghia (in cui lo stesso Boano aveva lavorato fino al 1954) produce un discreto numero di vetture su base Fiat, denominate Jolly Ghia.

Spiaggina: Fiat 500 Jolly Ghia (Replica) - Asta Bonhams, Padova 2018 - Immagine Ciclootto
Fiat 500 Jolly Ghia (Replica) – Asta Bonhams, Padova 2018 – Immagine Ciclootto

La Jolly Ghia su base Fiat 500, costa il doppio della normale utilitaria torinese. Ancor più esclusiva (e rara) la Jolly Ghia realizzata sulla base della più grande Fiat 600, vettura che venne commissionata per la produzione anche dalla stessa famiglia Agnelli.

Purtroppo non ci sono numeri certi sulle vetture prodotte da Ghia. L’acquisizione del marchio da parte di Ford nel 1973 ha prodotto la distruzione degli archivi e non rimangono informazioni sul numero di vetture prodotte. Comunemente si indicano in circa 200 le Fiat 600 Jolly Ghia realizzate.

Le “altre” spiaggine: i Carrozzieri Italiani e le nuove scoperte

Spiaggina: Fiat 850 Shellette Michelotti - Automotoretrò 2020, Torino - Immagine Ciclootto
Fiat 850 Shellette Michelotti – Automotoretrò 2020, Torino – Immagine Ciclootto

Sono moltissime le “spiaggine” prodotte, anche se la produzione di queste auto, vere e proprie fuoriserie, è sempre stata molto limitata.

Quasi impossibile farne un elenco, anche se spiccano modelli come la Eden Roc di Pininfarina, realizzata sulla base della Fiat 600 Multipla o le realizzazioni di Michelotti, sia su base Fiat 850 sia su base DAF.

Spiaggina: DAF Kini Michelotti - Immagine di Brian Nelson/Wikipedia
DAF Kini Michelotti – Immagine di Brian Nelson/Wikipedia

In particolare quest’ultima, la DAF Kini, è un esemplare unico creato espressamente da Michelotti per la famiglia reale d’Olanda.

Interessanti le proposte di vetture realizzate su basi non-Fiat, tra cui spicca la ridottissima produzione di Jolly Ghia su meccanica Renault 4CV.

Spiaggina: Renault 4CV Jolly Ghia - Immagine RM Sotheby's
Renault 4CV Jolly Ghia – Immagine RM Sotheby’s

Tra le vetture di più recente concezione va ricordato il lavoro della Carrozzeria Moretti, che ha proposto fino agli anni 80 la propria serie MidiMaxi, piccole beach car su base meccanica Fiat 126 e 127.

Le commerciali: la spiaggina su larga scala

Spiaggina: Renault 4 Frog - Milano Autoclassica 2019 - Immagine Ciclootto
Renault 4 Frog – Milano Autoclassica 2019 – Immagine Ciclootto

Anche se spesso commercialmente poco rilevanti, le spiaggine sono diventate negli anni un vero e proprio fenomeno di costume.  Nonostante i ridotti volumi di vendita anche le grandi case hanno investito, spesso direttaemnete, nella realizzazione di queste vetture.

Soprattutto negli anni 60, 70 sono nate alcune delle più note vetture di questo tipo, prime tra tutte la Citroën Mehari, le Renault Rodeo, Plein-Air e Frog e la Mini Moke, automobili che, sopratutto nelle località balneari e nelle isole rappresentano lo strumento ideale per spostarsi sotto il caldo sole estivo.

“Il Sorpasso” e la Lancia Aurelia B24

“Il Sorpasso” e la Lancia Aurelia B24

Nel 2020 la Lancia Aurelia compie 70 anni ed Il Museo dell’automobile di Torino festeggia il compleanno con una mostra a lei dedicata “Lancia Aurelia 1950-2020. Mito senza tempo“.

Lancia Aurelia B24s
Lancia Aurelia B24

L’Aurelia fu prodotta in soli 18.200 esemplari (in tutte le sue versioni), auto sofisticatissima, apprezzata anche all’estero, con motore anteriore e cambio posteriore, una soluzione mutuata dalle corse che garantisce un ottimo bilanciamento dei pesi.

Monta il primo propulsore sei cilindri a V di 60°, una configurazione che l’industria tedesca e quella americana invidiavano a Lancia. Persino Ferrari, per realizzare il propulsore della Dino, si ispirò a questo motore.

L’Aurelia è un simbolo dell’eccellenza meccanica e stilistica raggiunta dall’industria italiana negli Anni 50, ed è la protagonista del celebre film “Il sorpasso” di Dino Risi, con Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant.

E’ proprio lei?

Lancia Aurelia B24S
Lancia Aurelia B24 al Museo dell’Automobile – Torino

La nostra storia, invece, nasce circa 20 anni fa, quando conobbi in un raduno di auto storiche in Sicilia, Adalberto Beribè un imprenditore marchigiano dall’animo nobile. Un signore d’altri tempi che mi disse (assolutamente senza farsene un vanto, riconoscendo di fronte a sé un vero appassionato), “si è lei quella del film”.

Uscito nel 1962, “il Sorpasso” è considerato come il capolavoro del regista e costituisce uno delle opere cinematografiche più rappresentative dell’Italia del benessere e del miracolo economico di quegli anni.

Lancia Aurelia B24
Lancia Aurelia B24

All’inizio ebbi una reazione incredula come tutti quelli che la vedono per la prima volta.

Può essere lei? Proprio lei? Da dove la riconosci? Ma come hai fatto a trovarla?

La vettura è una Lancia Aurelia B24S Convertibile, una seconda serie del 1956, stupendamente disegnata da Pininfarinadi colore celeste (e non bianca come pensano in molti, dato che il film era in bianco e nero) spinta dal motore V6 Lancia da 2.5 litri (110 CV). Ma come riconoscerla tra le altre?

Niente di più facile, basta fare un estratto cronologico della targa che si legge nel film e si arriva all’attuale proprietario.

Tanti, troppi, dichiarano che la propria Aurelia è quella del film, ma la macchina è solo una, la nostra “piccolina”.

I 50 anni dall’uscita del film

Per festeggiare i 50 anni (2012) dall’uscita del film, la località di Castiglioncello, frazione di Rosignano Marittimo (Livorno), aspettava impaziente la macchina. Il paese vive ancora “Il Sorpasso” e ognuno ha un aneddoto da raccontare legato al film.

Se si pensa all’Aurelia si pensa a “Il Sorpasso” e viceversa, perché la macchina è la vera protagonista della pellicola..

Lancia Aurelia B24S
Lancia Aurelia B24

Oltre alle varie comparse, nell’occasione, Adalberto incontra anche il direttore della fotografia Alfio Contini (scomparso recentemente) che quando vide l’Aurelia non è riuscì a trattenere le lacrime.

La protagonista è lei, più di Catherine Spaak che, finalmente, riesce a farsi un giro con la bella spider perché all’epoca, la giovane attrice francese, non girò neanche una scena sulla Lancia Aurelia.

In alcune scene del film si vede sulla fiancata destra la lavorazione di un’officina di carrozzeria con le riparazioni non ancora riverniciate. Fu lo stesso Dino Risi a non volerla far riparare per rappresentare meglio la sciatteria di Bruno Cortona, il protagonista, interpretato da Gassman.

Abbiamo ritrovato con una certa commozione queste ammaccature in fase di restauro e con la stessa emozione abbiamo incontrato in paese il carrozziere che riparò la vettura, insieme al bambino che viaggiava sull’Ape Piaggio.

Al volante di un mito

Fabio Di Pasquale e Adalberto Beribé - Lancia Aurelia B24
Fabio Di Pasquale e Adalberto Beribè – Lancia Aurelia B24

Se il sorpasso vive di spunti di accelerazione e delle battute memorabili di Vittorio Gassman nei tanti siparietti che compongono la pellicola, anche per me ed Adalberto ogni incontro è effimero, breve tappa di un viaggio senza meta che spinge i protagonisti a risalire sempre in macchina.

Uno strumento di deriva e di fuga da una realtà che oggi è completamente diversa ma che, saliti in macchina, ci fa dimenticare tutto tornando indietro a quegli anni al grido di “Vai CAVALLINA!!!”.

Monograms: Fiat 500 A Topolino

Monograms: Fiat 500 A Topolino

La Fiat 500 A, la prima “Topolino”, fa parte di quel ristretto gruppo di vetture nate per motorizzare una nazione, dove semplicità costruttiva (e di riparazione) sono elementi fondamentali per creare una vettura accessibile.  Un’auto che rappresenta, per l’Italia, la prima vera motorizzazione di massa.

Figlia del “ventennio”

Fiat 500A Topolino 1937
Fiat 500 A Topolino 1937 (c) Ciclootto

Un’auto economica, per tutti, con un costo di 5.000 lire. Una richiesta perentoria dal grande impatto propagandistico che Benito Mussolini invia a Giovanni Agnelli nel 1930.

In un mondo in cui l’auto era un vero e proprio lusso, progettare un’auto con queste caratteristiche significava creare qualcosa di insolito e intentato, quasi pionieristico.

Le due strade e il diktat sulla trazione anteriore

La progettazione della prima utilitaria Fiat segue due strade distinte. La prima capitanata da Oreste Lardone che propone la realizzazione di una vettura a 4 posti con motore bicilindrico da 500cc con trazione anteriore.

Quest’ultimo dato rappresentava uno scoglio importante da superare per convincere la dirigenza a superare la tradizionale disposizione a trazione posteriore.

Fiat 500A Topolino 1937 - Fregio Anteriore
Fiat 500 A Topolino 1937 – Fregio Anteriore (c) Ciclootto

Nonostante la bontà del progetto, il primo test su strada condotto con a bordo il Senatore Agnelli si interrompe bruscamente con il prototipo Fiat in fiamme a causa di una perdita di carburante.

Secca la reazione di Agnelli che scioglie il gruppo tecnico e mette la parola fine al progetto di Lardone. Interessante notare che in seguito, l’intera carriera professionale di Oreste Lardone ruoterà attorno alla trazione anteriore Made in Fiat, che culminerà con la realizzazione (1964) dell’Autobianchi Primula, la prima auto del gruppo Fiat con trazione anteriore.

Fessia, Giacosa e la geniale “Topolino”

Fiat 500A - Schema Tecnico
Fiat 500 A – Schema Tecnico

Abbandonata l’idea della trazione anteriore, e vista l’insistenza del gerarca fascista, l’incarico passa al secondo team di sviluppo che lavora ad una struttura più tradizionale. L’ingegner Antonio Fessia incarica un giovane tecnico, Dante Giacosa di realizzare una vettura economica.

Fiat 500A Topolino 1937
Fiat 500A Topolino 1937 – Motore (c) Ciclootto

Il giovane ingegnere si rivela abilissimo nel realizzare una vettura che rappresenta una specie di miniatura della Balilla: la Fiat 500 A Topolino.

La genialità (ed economicità) di progetto nasce da due fattori: ridotte dimensioni e  riduzione dei componenti utilizzati. Ne è un valido esempio il motore, un 4 cilindri 569cc a valvole laterali, che viene progettato eliminando la pompa della benzina (il motore viene alimentato per caduta, sfruttando la gravità) e la pompa di raffreddamento (utilizzando un radiatore a termosifone).

Interessante la disposizione del motore a sbalzo sull’assale anteriore, lasciando spazio all’abitacolo che ospita due persone con uno spazio posteriore per stivare bagagli, il tutto in appena 3 metri e 20 centimetri.

Una chicca ulteriore è rappresentata dalla posizione del radiatore che è posizionato dietro al motore, soluzione che ha permesso un frontale più curato aerodinamicamente.

Fiat 500A Topolino 1937
Fiat 500 A Topolino 1937 – Posteriore (c) Ciclootto

La carrozzeria, disegnata da Rodolfo Schaeffer, è quella di una piccola coupé a due posti.

Una “pecca” dovuta alle economie di progetto è il posizionamento dei fari anteriori, veri responsabili del soprannome “Topolino”, per cui era previsto originariamente il montaggio sui passaruota, soluzione molto moderna (e sicuramente aerodinamicamente più efficiente) ma che venne accantonata per semplicità di progetto.

Presentazione ed evoluzione: il caso “balestra corta”

Alla presentazione del modello, nel 1936, la vettura riesce a tener fede alle promesse. Le 5.000 lire volute da Mussolini erano irraggiungibili, ma al lancio la piccola “Balilla” costa 8.900 lire, sicuramente un prezzo più abbordabile di ogni altra vettura Fiat in commercio. Di li a breve viene presentata la versione Trasformabile, con tetto apribile (come quella di questo servizio).

Fiat 500A Topolino 1937 - Adesivo Cambio Olio (c) Ciclootto
Fiat 500A Topolino 1937 – Adesivo Cambio Olio (c) Ciclootto

La vettura, economica ma non banale, riscuote consensi. Qualche problema lo manifesta il comparto sospensioni, realizzate sull’asse posteriore con un sistema a balestre corte, che viene modificato nel 1938 montando delle balestre più lunghe mutuate dalla contemporanea versione furgonata, in dotazione al Regio Esercito del Regno d’Italia.

Sulla versione da carico,  il sistema a balestre corte mostrata di non digerire il peso dei carichi posti al posteriore (con casi di rottura del telaio) richiedendo una modifica che per economie di prodotto viene estesa a tutta la produzione.

Per questo motivo la Topolino A è comunemente denominata in due sotto versioni, con le prime auto prodotte fino a metà 1938 indicate come “balestra corta”, mentre quelle prodotte in seguito denominate “balestra lunga”

Una carriera attraverso la guerra

Fiat 500A Topolino 1937 - (c) Ciclootto
Fiat 500A Topolino 1937 – (c) Ciclootto

Il conflitto mondiale allunga paradossalmente la carriera della Topolino A, che rimane in vendita sostanzialmente immutata anche dopo la guerra, fino al 1948, con l’introduzione della versione “B”, che nonostante un’estetica quasi invariata, propone una serie di importanti migliorie, a partire dal motore potenziato per finire al sistema di sospensioni rivisto con un sistema ad ammortizzatori idraulici che migliora il confort di marcia.

Fiat 500A Topolino 1937 - (c) Ciclootto
Fiat 500A Topolino 1937 – Tachimetro e contachilometri (c) Ciclootto

Interessante notare come le quotazioni della Topolino A non siano mai cresciute molto negli anni. Le vetture si trovano in vendita con quotazioni al di sotto dei 20.000 Euro per auto in ottime condizioni.

Il motivo è che la guida di queste spartane vetture anni 30-40 è difficoltosa e pesante, fatto che le fa spesso preferire vetture più piacevoli nella guida.

D’altra parte è difficile parlare di piacere di guida su un’utilitaria che di fatto rappresenta il primo mezzo di locomozione a motore per molte famiglie. Sono qualità che possiamo ragionevolmente pretendere da vetture con un’altra storia, forse meno significativa di questa meravigliosa ultra ottantenne.

 

 

 

Ford Mustang Zagato

Ford Mustang Zagato

Particolare e diversa. Ed ovviamente fuori dagli schemi come Zagato ha sempre saputo essere.
La Ford Mustang realizzata dalla casa Milanese è una one-off spiazzante e sorprendente.

Scopriamola dal racconto di Fabio Di Pasquale

Sogno Ford Mustang, la prima “pony car”

Ford Mustang GT Fastback_1966 - Immagine Sicnag/Wikipedia
La base: Ford Mustang GT Fastback 1966 – Immagine Sicnag/Wikipedia

E’ il 1966, quando un industriale abruzzese, Silvio Bucco, che lavora e vive tra Pescara e Milano, decide di acquistare l’oggetto del desiderio del momento, una macchina di cui si fa un gran parlare, un vero e proprio “boom” in America.  Si chiama Ford Mustang.

Ad un suo collaboratore, Vincenzo Giunta viene affidata la missione di partire subito, direzione Piemonte, antica terra dei Savoia e patria dell’automobile, dove in quei giorni questa nuova coupè, in mostra al salone di Torino, attira le attenzioni di tutti gli appassionati,

A missione compiuta, il catalogo della nuova Pony Car americana finisce tra le mani di Silvio Bucco. L’uomo d’affari abruzzese non perde tempo e tramite la Eura S.p.a. di Milano, importatore di auto americane in Italia, perfeziona l’ordine: la Ford Mustang è ormai sua.

Alla ricerca della one-off

Ford Mustang Zagato presso lo stabilimento Zagato (1967) - Immagini di Fabio Di Pasquale
Ford Mustang Zagato presso lo stabilimento Zagato  – Immagine di Fabio Di Pasquale

Era abitudine in quel tempo, almeno per chi poteva permetterselo,  farsi personalizzare la vettura da qualche carrozziere ed il dott. Bucco inizialmente decide di puntare su Pininfarina, ma poi, tramite la sua compagna che era stata sposata con un alto dirigente Pirelli, riesce a farsi accreditare dalla più quotata carrozzeria Milanese: Zagato.

L’idea piace sin da subito a Gianni Zagato (che parlava inglese, mentre Ugo parlava francese) che prende contatti direttamente con l’importatore in modo da far arrivare la vettura direttamente nella sua azienda a Rho vicino a Milano.

La macchina viene prodotta presso la Edison Assembly, fabbrica Ford di Metuchen (New Jersey) il 21 Febbraio 1967 con carrozzeria fastback, e monta un motore Ford 289 Windsor A-Code (4.736 cc) di 225 cv, carrozzeria color bianco ed interni in sky nero. Il cambio è un manuale 4 marce come previsto per il mercato italiano.

Zagato: il frontale e la scelta del colore

Ford Mustang Zagato - Immagine di Fabio Di Pasquale
Ford Mustang Zagato – Immagine di Fabio Di Pasquale

Arrivata in Italia a fine 1967,  viene modificata nel suo frontale con fari quadrati Carello, vengono montate delle frecce sul paraurti, viene fatta una presa d’aria sul cofano e vengono modificati i sedili anteriori, ricoprendo i laterali di sky bianco. Il colore è l’autentica scommessa ed è chiaro che in Zagato si è subito pensato di farla verde, ispirandosi a Bullitt, il film appena uscito nelle sale cinematografiche con protagonista Steve McQueen ed una fiammante Ford Mustang.

Da qui, con ogni probabilità, le viene attribuito (dal Vice Presidente FIVA che nel 2018, in occasione dei 50 anni del film, ha fatto diventare la macchina di Steve McQueen patrimonio nazionale negli U.S.A.) il “soprannome” di Bullitt Italiana.

Ford Mustang Zagato - Interni - Immagine di Fabio Di Pasquale
Ford Mustang Zagato – Interni – Immagine di Fabio Di Pasquale

Terminata l’opera, la Mustang arriva in Abruzzo e viene usata da Silvio Bucco solo per viaggiare da Pescara a Milano, fino al 1983 quando l’auto, con 46.000 km viene radiata; i costi di bollo e benzina sono troppi elevati.

Salvataggio e recupero

La favola prosegue con l’auto che rimane chiusa in un capannone anche dopo la morte del proprietario (salvata da un operaio che una volta l’anno provvedeva ad accenderla).

Nel 1995 un imprenditore edile, Donato Di Pasquale, la vede, ne rimane affascinato e decide di farla sua. Il mediatore nella trattativa tra lui ed il nipote di Silvio Bucco fu proprio Vincenzo Giunta, la stessa persona che molti anni prima aveva assistito alla presentazione della Mustang al Salone di Torino.

Ford Mustang Zagato in Bianco Wimbledon - Immagine di Fabio Di Pasquale
Ford Mustang Zagato in Bianco Wimbledon (1996) – Immagine di Fabio Di Pasquale

Donato riesce ad acquistare la Ford Mustang che diventa uno splendido regalo per i 21 anni di suo figlio Fabio.

L’auto necessita però di un restauro completo dopo anni di polvere in un capannone.  Il primo dilemma su cui padre e figlio sono chiamati a ragionare è il colore dell’auto. La vettura è stata infatti ridipinta in Bianco Wimbledon, colore d’origine dell’auto.

La macchina, dopo un periodo di duro lavoro, torna finalmente su strada,  guidata da Fabio Di Pasquale. Ammirata in diversi raduni di auto storiche, partecipa al Giro della Sicilia ed a quello della Grecia.

Il ritorno della “Bullitt italiana”

La grande passione per le auto storiche ha portato in seguito Fabio a ricoprire la carica di  Presidente della Prima Commissione Giovani dell’ASI, ruolo che lo porta a conoscere Paolo Di Taranto, Responsabile Marketing & Branding della Zagato che, in azienda, riesce a ritrovare una vecchia foto della vettura ed insieme scoprono che la macchina, appena modificata, era stata verniciata di colore verde.

Ford Mustang Zagato - La "Bullit" Italiana - Immagine di Fabio Di Pasquale
Ford Mustang Zagato – La “Bullitt” Italiana – Immagine di Fabio Di Pasquale

A questo punto la decisione di Fabio è scontata; nell’estate del 2019, proprio nell’anno del centenario dell’atelier Milanese (1919-2019) la sua Mustang Zagato torna alle origini.
Grazie all’intervento dell’italo-canadese Tonino Cornelio, esperto in vetture Porsche e in storiche USA, la one-off Italo-Americana recupera il suo colore verde.

E come tutte le favole arriva il lieto fine. Recentemente  la macchina è stata riconosciuta dalla prestigiosa carrozzeria con tanto di attestato a firma di Andrea Zagato.

Una storia questa che a breve tornerà alla ribalta su Octane Magazine per celebrare i 100 anni della Zagato e, per l’occasione, non potrà mancare un ampio riferimento ad una favola che rappresenta un tassello importante nella storia dell’azienda lombarda.