<b>Siata-Ford 208 SL Cabriolet – Stabilimenti Farina</b>

Siata-Ford 208 SL Cabriolet – Stabilimenti Farina

Ibrido Italo-Statunitense

Associare l’estro Italiano con la meccanica delle vetture americane. Un connubio non nuovo soprattutto negli anni 60 e 70. Per la storia di questa Siata-Ford 208 SL Cabriolet Speciale andiamo un po’ più indietro, fino agli anni 50 dove Jimmy Mulgrew proprietario del grande concessionario Ford di Euclid, Ohio decide di creare una coupé sportiva esclusiva che fosse al tempo stesso un modello promozionale per la sua attività che una valida stradista. Il facoltoso imprenditore si accordò con Siata per vestire con il suo abito d’alluminio una Ford Tudor Sedan del 1951.

Da coupé a cabriolet e l’addio degli Stabilimenti Farina

Siata-Ford 208 SL Cabriolet Speciale - Auto e Moto d'Epoca - Padova 2019
Siata-Ford 208 SL Cabriolet Speciale – Auto e Moto d’Epoca – Padova 2019

La vettura con tutta probabilità venne smontata prima dell’invio in Italia. Mantenendo il motore v8 – 3.9 litri Ford viene montata la carrozzeria Siata mentre riutilizzando gran parte degli interni e la strumentazione originale. In questa fase si consuma l’errore, il piccolo “giallo”, in quanto negli accordi di Mulgrew la vettura doveva essere una coupé sportiva, mentre Siata operò una conversione in una cabriolet. L’assemblaggio della vettura avvenne infine presso gli Stabilimenti Farina. L’auto completa ritorna negli States a fine 1952 e viene considerata come una delle ultime “opere” realizzate dalla carrozzeria torinese prima della chiusura per fallimento nel 1953.

Siata-Ford 208 SL Cabriolet Speciale - Auto e Moto d'Epoca - Padova 2019
Siata-Ford 208 SL Cabriolet Speciale – Auto e Moto d’Epoca – Padova 2019

La carrozzeria, realizzata completamente in alluminio mantiene alcuni stilemi tipici di Siata, pur mantenendo l’imponenza dei modelli americani anni 50. All’arrivo a Euclid, grande fu la sorpresa di Mulgrew nel trovarsi davanti vettura scoperta. L’indubbia bellezza dell’auto unità alle prestazioni dinamiche fecero accettare la sorpresa al facoltoso americano. La vettura rimase presso la Ford di Euclid per 3 anni quando venne venduta, iniziando un lungo percorso fatto di molteplici cambi di proprietario.

La riscoperta e l’asta Rm Sotheby’s

Le ultime tracce dell’auto risalgono al 1988 quando l’auto viene messa a riposo dall’allora proprietario e sparisce dalla circolazione fino a metà degli anni 2000,  quando viene un primo parziale restauro, completato poi a fine 2014. Da notare che la vettura era inizialmente completamente rossa, mentre in uno dei passaggi di proprietà è stata dipinta nell’attuale livrea bicolore. Nel 2017 viene offerta all’asta a Monterey (California) dove viene assegnata per 209.000 dollari

Siata-Ford 208 SL Cabriolet Speciale - Auto e Moto d'Epoca - Padova 2019
Siata-Ford 208 SL Cabriolet Speciale – Auto e Moto d’Epoca – Padova 2019

Splendida nelle sue forme e nell’intatta eleganza degli interni, a sorprendere è principalmente la lunghezza di questa Cabriolet, studiata in primo luogo per le grandi highways americane più che per le strette strade italiane. Curioso ritrovarla in terra italiana, in vendita presso uno stand olandese ad Auto e Moto d’Epoca a Padova lo scorso ottobre

 

 

<b>ACMA Vespa 400</b>

ACMA Vespa 400

Un’idea semplice

ACMA Vespa 400 - 1958
ACMA Vespa 400 – 1958

In Piaggio l’idea era semplice. Passare dalle 2 ruote della Vespa a una versione a 4 ruote. Vettura compatta, 2,8 metri, motore 400cc 12 CV a due tempi sull’esperienza del modello a 2 ruote. Design di Corradino d’Ascanio, padre della Vespa classica.

Ci sarebbero tutti gli ingredienti (siamo agli inizi degli anni 50) per un successo.  D’altra parte il mercato delle microcar è in fermento con iconici modelli in via di presentazione, tra cui Iso Isetta e Goggomobil T250.

Ma la realtà industriale è fatta di sinergie ed accordi e prima della delibera del modello definitivo (lo studio del modello ha richiesto la creazione di diversi prototipi), la Fiat, con il suo presidente Vittorio Valletta va a incontrarsi con Piaggio. Siamo nel 1955 e le informazioni sul nuovo modello a 4 ruote erano trapelate nonostante i test dei muletti venissero fatti tutti di notte e in strade periferiche per non dare nell’occhio.

Male non fare, paura non avere

ACMA Vespa 400 - 1958
ACMA Vespa 400 – 1958

La sostanza dell’incontro si suppone sia stata semplice: se vuoi non producete la 4 ruote, Fiat non entrerà nella produzione di veicoli a 2 ruote.

In Fiat si stava per lanciare la Fiat 500 (verrà presentata nel 1957) e a Torino c’era paura che il modello a 4 ruote della Vespa potesse rubare clienti al neonato “cinquino”.

L’intento era di evitare delle competizioni sul mercato interno. La Vespa a 4 ruote non si doveva fare. Piaggio, messa alle strette dal colosso torinese gettò la spugna. Niente Piaggio Vespa a 4 ruote, nonostante un modello ormai maturo per la produzione. D’altra parte erano ormai passati più di 3 anni dalla realizzazione dei primi prototipi.

L’esilio francese

Acma Vespa 400 - Verona Legend Cars\
Acma Vespa 400 – Verona Legend Cars

Piaggio quindi rinunciò alla nuova Vespa. Ma prima di abbandonare il progetto, comunque ormai completato, a Pontedera si decise per un esilio forzato. La catena di montaggio della neonata vetturetta venne realizzata in Francia alla ACMA, consociata di Piaggio per la produzione della Vespa classica in terra d’oltralpe (pratica comune al tempo per evitare dazi doganali).

Il destino della nuova Vespa (da quel momento denominata ACMA Vespa) era di esistere fuori dall’Italia. Presentata alla stampa nel Principato di Monaco il 26 settembre 1957 con l’intento non dichiarato di attirare un pubblico benestante (all’evento presenziava anche Juan Manuel Fangio) e al grande pubblico al salone di Parigi nell’ottobre 1957, venne accolta molto bene, totalizzando quasi 20.000 preordini.

Ottime finiture e maneggevolezza per un’auto che strizzava l’occhio al pubblico femminile.

La concorrenza della Fiat 500 e le origini motociclistiche

La vetturetta (progettata a inizio anni ’50) si dovette però scontrare con le principali utilitarie della fine del decennio, tra cui proprio la Fiat 500 (presentata qualche mese prima). E per la piccola quasi-Piaggio (che aveva ingombri quasi identici alla 500, ma suo cospetto risultava molto meno “macchina”) non c’era molto spazio.

Inoltre l’eredità motociclistica dell’auto (e soprattutto del motore) attirò alcune critiche, tra cui l’eccessivo consumo e le difficoltà di gestione della miscela olio/benzina. Nelle prime versioni quest’ultima doveva essere regolata attraverso un misurino incorporato nel tappo del serbatoio. Nelle versioni più recenti si adeguava la quantità di olio attraverso una pompa meccanica.

Una vita breve

ACMA Vespa 400 - 1958
ACMA Vespa 400 – 1958

Relegata al mercato estero, (in Italia ufficialmente arrivarono d’importazione appena qualche centinaio di esemplari), e forse vittima di quell’allure di lusso, cercato ma forse non supportato dalle qualità della microcar, la Vespa a quattro ruote riscosse un successo via via calante, arrivando ad appena 30.000 vetture prodotte fino alla chiusura della linea di produzione avvenuta nel 1961.

La piccola Vespa ha avuto anche una piccola “vita” statunitense, dove venne esportata con le comuni modifiche necessarie per i regolamenti US, con fari maggiorati “Sealed-Beam” e paraurti maggiorati.

 

 

 

<b>Citroën 2CV France 3</b>

Citroën 2CV France 3

Tra le molteplici 2CV “speciali”, la Citroën 2CV France 3 spicca in qualche maniera sia per l’allestimento inusuale sia per la sua particolare storia legata al mare e alle regate veliche.

Citroën e le serie speciali

Citroen 2CV Charleston
Citroën 2CV Charleston

Negli anni ’70-’80 la pratica delle serie speciali è diventata quasi una mania. L’idea era quella di mantenere alto l’interesse su serie di vetture spesso non recenti. La versione speciale (spesso legata ad eventi o fatti di costume) ne prolunga la vita (e la vitalità).

Questo vale in particolar modo per la piccola 2CV la cui versione più iconica, la Charleston, derivava proprio dalla serie speciale realizzata nell’81 e divenuta modello di serie a furor di popolo.

Varie quindi le serie speciali realizzate da Citroën. Tra esse trovano posto versioni autocelebrative (come la SPOT, realizzata per festeggiare la produzione della 5.000.000 esima Deux Chevaux), versioni nate per festeggiare la presenza in film di successo (come la 007, realizzata per onorare la partecipazione alla saga 007)  e versioni legate ad eventi sportivi, come la France 3.

La 2CV e l’America’s Cup

Citroen 2CV France 3 - Transat
Citroën 2CV France 3 – Transat

Nel 1983, Citroën diviene sponsor ufficiale della France 3, barca a vela impegnata a Newport nell’America’s Cup di vela. La casa del double chevron coglie l’occasione per realizzare una versione speciale della propria iconica 2CV battezzandola come la barca in corsa nella famosa sfida velica.

La 2CV France 3 è disponibile unicamente in livrea bianca con una doppia striscia longitudinale che la percorre dal cofano al portellone posteriore, una finitura che interessa anche il tettino in tela e gli interni. Ai lati, una doppia striscia ondulata blu, a voler disegnare un’onda, percorre l’intera fiancata. A fugare i dubbi sull’accoppiamento con la regata velica, una decalcomania applicata al posteriore con la barca francese stilizzata.

Vengono realizzati 2000 esemplari, destinati al mercato francese. Citroën si impegna a devolvere parte del prezzo d’acquisto come finanziamento per la manutenzione della barca francese (facendo leva sul nazionalismo interno).

In verità non si assiste al plebiscito visto con la Charleston. Le duemila vetture vengono smaltite sul mercato interno con una certa fatica, scontando anche l’anzianità di una vettura che cominciava davvero a faticare contro le concorrenti.

Transat e Beach Comber: le versioni per l’estero

Citroen 2CV France 3 - Transat
Citroën 2CV France 3 – Transat

La 2CV France 3 ha avuto anche una seconda vita commerciale con una versione destinata all’estero.

Citroën realizza una seconda tiratura di 2000 vetture France 3 destinate in questo caso ai mercati esteri. Perso lo stimolo nazionalista a supportare la barca francese, le vetture, identiche in allestimento a quelle per il mercato interno, assunsero il nome di Transat (per i mercati olandese, tedesco, italiano, ecc) e Beach Comber per il mercato UK. Persa l’indicazione della barca francese, queste vetture sono prive dell’adesivo che stilizza la barca francese al posteriore, mantenendo però l’ “onda blu” sulla fiancata